29 Maggio 2026
Omicidio Santo Re, ancora testimoni in aula a un anno dalla tragedia

Di nuovo in aula per l’omicidio di Santo Re, ucciso un anno fa davanti al Bar Quaranta, a Ognina. Un’udienza che ha un grande risonanza, in quanto arriva in concomitanza con il primo anniversario della scomparsa del giovane, per la quale la famiglia ha organizzato una fiaccolata proprio lì dove si è consumato il dramma.
Continua l’ascolto dei testimoni davanti alla Corte del Tribunale di Catania, in aula Fama, lì dove qualche settimana fa ha testimoniato anche la sorella della vittima, Debora, con un racconto agghiacciante degli ultimi attimi di vita di Santo, insieme al disperato tentativo di salvarlo: «Ho visto mio fratello aprire la porta e mi ha detto: “Ti prego, aiutami”. In faccia aveva un buco… Si è accasciato davanti a me. Gli ho detto: “Santo, ma chi è stato?”, e lui ha detto: “Obama”. Ho cercato di tamponare con la mano la ferita, ma niente».
Due testimoni presenti all’accaduto, ascoltati durante la passata udienza dalla Corte, sono stati Salvatore Corrado e Martina Scuderi, i quali quella mattina si trovavano proprio nei pressi del bar.
Oggi si aggiunge un altro tassello ed è quello del racconto del testimone Salvatore Arena, che proprio in quel periodo lavorava presso la tabaccheria che si trova nella zona dove si è consumato il dramma.
Salvatore Arena ha raccontato alla Corte i ricordi del drammatico giorno in cui Santo Re è stato strappato alla vita, parlando anche di John Obama, Akhaue Innocente, che avrebbe commesso il gesto efferato e che è stato arrestato dopo un tentativo di fuga.
«Qualcuno aveva colpito Santo»
In molti, oltre alla famiglia della vittima, si chiedono ancora il perché di quel gesto efferato. Santo, in diverse occasioni, aveva dato cibo e anche abiti dismessi a Obama, che era un parcheggiatore ben noto in zona. Proprio la sorella della vittima, anche oggi presente in aula insieme ai genitori e alla moglie di Santo, assistiti da Salvatore Leotta e Alessandro Coco. In occasione dalla passanta udienza, Debora Re aveva già riferito che, comunque sia, sapevano chi fosse Obama ma che non avevano una conoscenza reale di questa persona che «si metteva davanti alle macchine e chiedeva l’euro, seguiva le auto e mostrava segni di aggressività verso chi non gli dava dei soldi».
Cosa confermata anche da Salvatore Arena alla Corte: «Stava lì a parcheggiare le macchine, di tanto in tanto comprava qualcosa». Poi, qualche incontro sporadico anche nell’attività dove si trovava Arena: «Quando veniva lasciava qualcosa sul tavolo, come a dire: voglio pagare». In relazione all’attività di parcheggiatore ha invece spiegato quanto segue: «Aspettava che gli davamo qualcosa, non chiedeva insistentemente». Circa i rapporti con Obama, Arena ha riferito di non vedere da tempo l’imputato: «Non ricordo di averlo visto negli ultimi due anni», riferendo di aver saputo di un fermo da parte della polizia proprio per Obama in altri contesti, diverso tempo prima dell’uccisione di Santo. In merito, invece, all’attività da parcheggiatore abusivo ha riferito quanto segue: «Montava la mattina, ma non aveva degli orari. Non riusciva a comunicare, solo a gesti, non c’era una vera interlocuzione».
Successivamente, l’attenzione si è poi spostata sul giorno dell’omicidio. Arena riferisce di aver appreso la notizia dopo il fatto: «Ho saputo che era successo qualcosa di grave telefonicamente intorno alle 16:00». Diverse le chiamate ricevute quel giorno, ma poi la moglie, la sera, gli ha detto che era successa una cosa grave: «Qualcuno aveva colpito Santo». Poi hanno scoperto che si trattava proprio di John Obama, che conosceva perché presente nella zona da tempo e che nel racconto gli hanno indicato come il parcheggiatore abusivo in zona.
In seguito sono arrivate poi le domande dirette da parte della Corte, come cosa gli fosse stato detto durante le telefonate, e il testimone ha riferito che gli era stata annunciata solo la tragica morte di Santo. Nel momento in cui viene posta la domanda «Sa dire alla Corte se l’aggressore conoscesse la vittima?», la risposta è stata sì, ma come gli altri che si trovavano in zona. Poi è stato chiesto anche chi nella zona aiutasse Obama da un punto di vista sociale e non solo, ma in quel caso viene riferito che effettivamente qualcuno, nel tempo, gli aveva dato qualcosa da mangiare e dei vestiti.
Poi le domande si sono spostate sulla vittima. Innanzitutto, gli è stato chiesto se conoscesse personalmente Santo e la risposta è stata anche in questo caso affermativa, affermando di conoscere anche il padre della vittima e parlando di lui così: «Un ragazzo tranquillissimo, un lavoratore, ha cominciato accanto a suo padre a fare questo lavoro. Lo vedevo lì dal 2015 al Bar Quaranta, sicuro, prima forse anche, ma un ragazzo a modo, parlava poco, molto rispettoso».
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Una volta conclusa la testimonianza di Salvatore Arena, la Corte ha fatto sapere che proprio Obama, in occasione della sua testimonianza, ha chiesto di essere ascoltato in inglese, motivo per cui è già stata chiesta la nomina di un interprete. Inoltre, per agevolare la comunicazione, ma anche la messa agli atti delle dichiarazioni dell’imputato, la Corte dispone trascrizione e traduzione del suo esame post udienza. Motivo per cui il prossimo 19 maggio sarà presente in aula. In quell’occasione saranno presenti anche le due mediche legali con la loro perizia, la dottoressa Monica Salerno e la dottoressa Elisa Pappalardo.
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