31 Marzo 2026

Processo Santo Re, in aula i testimoni: sangue ovunque e gli ultimi istanti di fuga verso Quaranta

Processo Santo Re, in aula i testimoni: sangue ovunque e gli ultimi istanti di fuga verso Quaranta

Una nuova udienza si è tenuta oggi al Tribunale di Catania per l’omicidio del pasticcere Santo Re, di soli trent’anni. In aula, ancora testimoni che hanno parlato degli ultimi istanti di vita del giovane, poco dopo l’accaduto.

Alla presenza dei giudici si torna indietro nel tempo, a quel tragico 30 maggio 2025, quando Santo Re venne brutalmente ucciso da Akhabue Innocente, originario dello Zimbabwe e presente in Italia da anni, nonostante diversi decreti di espulsione, tre dei quali con accompagnamento alla frontiera. Una lunga serie di provvedimenti che, di fatto, non sarebbe mai stata eseguita, con l’uomo rimasto sul territorio in qualità di immigrato irregolare.



Nonostante tutto, però, Akhabue, conosciuto da molti con l’appellativo di “John Obama“, si era costruito una quotidianità a Catania, tanto da essere noto agli addetti ai lavori del bar Quaranta e ad altri residenti della zona. In piazza Mancini, infatti, era conosciuto per il ruolo di “parcheggiatore abusivo“.

A conoscerlo era anche Santo Re: a quanto pare, le loro strade si erano incrociate in diverse occasioni. Non a caso, alcune notizie diffuse dalla stampa nazionale fanno riferimento persino alla cessione di abiti dismessi da parte della vittima nei confronti di quello che poi è diventato il suo aguzzino. Questo, però, non è stato sufficiente a salvare Santo, quella mattina, quando John lo ha colpito non una sola volta, ma con diversi fendenti, alle braccia, al torace e all’addome.

Macchie di sangue al suolo, scena da brividi: il vano tentativo di chiedere aiuto

Durante questa fase relativa alla morte di Santo Re, la Corte ha ascoltato il racconto dei testimoni presenti nella lista del pubblico ministero, molti dei quali sono intervenuti proprio sulla scena del delitto per repertare ciò che è accaduto durante gli ultimi attimi di vita della vittima e il suo disperato tentativo di chiedere aiuto.

La testimonianza è stata diretta a ciò che è stato trovato sulla scena del crimine, con la presenza di «sulle macchine schizzi di sangue», per continuare poi: «sulle panchine e anche sul marciapiede». Una lunga serie di tracce ematiche, dalla zona dell’aggressione e lungo il percorso compiuto da Santo nel tentativo di raggiungere il bar Quaranta e chiedere aiuto. Proprio la sorella, già ascoltata in altre sedi, aveva rilasciato la seguente dichiarazione: «Mio fratello è morto per colpa di una persona che non doveva stare in Italia».

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A concentrarsi sul rilievo delle prove e delle tracce ematiche anche l’ispettore Giovanni Roccuzzo, che si è occupato del repertamento, e il maresciallo che ha commentato in aula foto e immagini acquisite su piazza Mancini.

Ad ascoltare i racconti, tra testimoni e verbalizzanti, anche i familiari di Santo Re, tra cui la sorella e la moglie, assistiti da Salvatore Leotta e Alessandro Coco. John Obama, invece, era presenta ma in videocollegamento dal carcere, dove attualmente si trova detenuto.

Si tornerà in aula il prossimo 5 maggio 2026, per completare la lista del pubblico ministero. Durante l’udienza è stato fatto sapere che l’imputato anche la prossima volta sarà presente in videoconferenza.

Ultimo aggiornamento

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino