27 Maggio 2026

Francesco Cannone e le morti sul lavoro, il grido di Morti di Lavoro: «Si muore di lavoro»

Francesco Cannone e le morti sul lavoro, il grido di Morti di Lavoro: «Si muore di lavoro»

Focus concentrato sulle morti bianche sul lavoro. Quello che è accaduto a Francesco Cannone apre davvero una lunga serie di interrogativi sui quali concentrare l’attenzione, così come sottolinea anche Morti di Lavoro.

Resta ancora da chiarire cosa sia successo davvero nel pomeriggio del 26 maggio a Francesco Cannone, che si trovava sul posto di lavoro ed è morto mentre guidava un muletto nell’azienda per cui prestava servizio.



Non si tratta di un semplice incidente, ma di una nuova macchia di sangue che pesa sul mondo del lavoro in Italia, tenendo conto del fatto che i dati registrati di mese in mese e di anno in anno sono sempre più preoccupanti.

Proprio Morti di Lavoro, infatti, in una nota alla stampa fa sapere che solo a maggio sono stati 84 i morti sul lavoro, circa tre al giorno, mentre sono 441 quelli registrati nell’arco di questa prima parte del 2026. In Sicilia, il dato è di 36 persone. In particolar modo, poi, viene anche ricordato che Catania è la prima città in Sicilia per numero di infortuni e decessi legati al lavoro, motivo per cui recentemente l’ultimo report Inail riguardante il capoluogo registra un’incidenza più alta di infortuni mortali su tutta l’Isola, tenendo conto del fatto che nel 2025 sono state 21 le vittime accertate e 7250 le denunce di infortuni complessive.

A questo dato se ne aggiunge un altro altrettanto importante, che è la fotografia di quello che è avvenuto in Italia soltanto il in due giorni del mese di maggio, con un autotrasportatore cinquantatreenne di Biella morto il 25 maggio mentre scaricava un bidone dal camion in un’azienda di Castrezzato. Poi Giacomo Pucci, trentenne deceduto il 26 maggio, schiacciato da una pressa mentre lavorava con un transpallet in un magazzino, morto proprio sul posto. Poi abbiamo Francesco Cannone, 31 anni, a Catania, e anche un operaio di 35 anni di origine ucraina, deceduto mentre con il muletto scaricava del materiale dal camion a Francofonte per l’azienda per la quale operava nel campo dell’installazione di impianti fotovoltaici. Quest’ultimo è deceduto all’ospedale di Lentini, dove era stato trasportato per le gravi ferite riportate.

A commentare l’accaduto, poi, così come ha fatto Uccio Lauricella di Ugl, è stato anche Orazio Vasta proprio per Rete Morti sul Lavoro: «È ancora un morto di lavoro. Non un morto sul posto di lavoro: si muore di lavoro. Un giovane, poco più che trentenne, morto su un muletto nella zona industriale di Catania. Non entro nel merito del fatto che questo lavoratore avesse o meno il patentino per guidare il muletto, perché questo lo accerterà l’autorità giudiziaria. C’è una verità oggettiva: se si continua a morire di lavoro, allora tutta la retorica sulla sicurezza, tutti i discorsi che si fanno puntualmente su questi argomenti, purtroppo lasciano il tempo che trovano».

Successivamente, poi, Vasta continua così il suo intervento: «Il caso della zona industriale di questi giorni, che riguarda tra l’altro un atleta, un giovane padre di famiglia, non è un caso isolato. E non è un dettaglio. Perché finché si esce di casa per andare a lavorare e non si sa se si ritorna, allora tutto quello che si dice sui diritti, sulla Costituzione, sull’articolo 1 e su tutti i principi che vogliamo richiamare, lascia davvero il tempo che trova».

«La realtà è una sola: i lavoratori, in modo particolare quelli del settore privato, hanno una croce sulla testa – conclude Vasta -. È brutto dirlo, ma è la cruda realtà. Morti di lavoro. Si muore di lavoro. Non si muore soltanto di fame, si muore anche di lavoro».

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Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino