15 Aprile 2026

Riposto, donne e mafia: dibattito sulle nuove “reggenti”

Riposto, donne e mafia: dibattito sulle nuove “reggenti”

A Riposto un incontro di alto profilo analizza il ruolo delle donne nelle organizzazioni criminali: da custodi del codice d’onore a manager della droga. Ma l’emancipazione è solo un’illusione.
RIPOSTO – Non più solo “angeli del focolare” o vittime passive di una cultura patriarcale, ma figure centrali, messaggere instancabili e, all’occorrenza, spietate reggenti. Il ruolo della donna all’interno delle dinamiche mafiose è stato al centro dell’intenso dibattito “Le donne nella mafia: tra tradizione e mutamento. Nuovi ruoli e nuove sfide”, svoltosi mercoledì 15 nell’auditorium del parco delle kentie a Riposto.
L’evento, nato dalla sinergia tra le sezioni Fidapa Porto dell’Etna (Riposto) e Catania Riviera dei Ciclopi, ha visto la partecipazione di un parterre d’eccezione, coinvolgendo le principali realtà associative del territorio: Lions Club Giarre-Riposto e Acicastello, Generattivi Cantiere di Giarre-Riposto, Club per l’Unesco di Riposto-Giarre, Rotary Giarre Riviera Jonico Etnea, Kiwanis Club Giarre-Riposto, Unitre Giarre-Riposto e Ripostesi in Italia e nel mondo.
Il volto invisibile del potere: la continuità
Ad aprire i lavori è stata Annamaria Scuderi (Presidente Fidapa Portodell’Etna), seguita dall’introduzione di Isabella Frescura (Presidente Catania Riviera dei Ciclopi), la quale ha delineato un quadro statistico allarmante: la presenza femminile nelle file della criminalità organizzata è in costante aumento. Tuttavia, come sottolineato dalla Frescura, non si tratta di una vera “emancipazione”: le donne restano le custodi del codice d’onore, delegate a educare i figli allo “stile mafioso” e a preservare una struttura che resta, nel midollo, profondamente patriarcale.
Un’analisi approfondita è giunta dalla Professoressa Concetta Laudani, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Catania. La studiosa ha scardinato l’idea che il potere femminile sia sinonimo di cambiamento: “L’invisibilità e la managerialità sono gli elementi cardine. Le donne assumono ruoli direttivi su mandato superiore, agendo per garantire la stabilità e la riproduzione del sistema nel tempo. Non c’è rottura, ma una ferrea continuità”.
La svolta giudiziaria: quando le Magistrate guardano “oltre”
Il contributo della Dott.ssa Agata Santonocito, Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Catania, ha offerto una prospettiva storica e operativa. Negli ultimi 30 anni, il rapporto tra Stato e donne di mafia è cambiato radicalmente, grazie soprattutto all’ingresso massiccio delle donne in Magistratura.
Le magistrate hanno introdotto un punto di vista diverso”, ha spiegato la Santonocito. Se un tempo i colleghi uomini tendevano a considerare le mogli come figure estranee ai reati dei mariti, l’occhio femminile ha saputo scorgere la corresponsabilità, trasformando sorelle e consorti in obiettivi investigativi. Questa nuova consapevolezza è diventata una leva per scardinare il sistema.
Dalle sue parole è emerso un elenco di clan che hanno visto figure femminili in primo piano: dai Laudani (noti come i “Mussi di ficurinia”) ai Cinturino, dai Cappello e Santapaola di Catania fino agli Attanasio di Siracusa, senza dimenticare il ruolo cruciale giocato dalla sorella di Matteo Messina Denaro.
Strategie di contrasto: il dolore necessario
La lotta alla mafia oggi passa anche per scelte drastiche e sofferte, come la revoca della potestà genitoriale per i figli delle famiglie mafiose. Secondo la Dott.ssa Santonocito, allontanare i bambini da quell’ambiente è l’unico modo per salvarli da un destino già scritto e per spingere i genitori verso la collaborazione con la giustizia.
Tuttavia, la repressione non basta. Il dibattito conclusivo ha evidenziato una verità ineludibile: per un vero affrancamento delle periferie e dei quartieri disagiati, lo Stato deve rispondere con il lavoro e i servizi. Solo offrendo un’alternativa concreta alla “protezione” del clan, il tessuto connettivo della mafia — di cui le donne sono l’anima silente e operosa — potrà finalmente essere smagliato.
Mario Pafumi

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Mario Pafumi

Mario Pafumi

mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.