30 Dicembre 2025
Sanità in Sicilia, liste d’attesa: la denuncia di CIMEST e Codacons

Le liste di attesa in Sicilia non sarebbero realmente diminuite, ma solo ridimensionate nei numeri ufficiali. È una denuncia dura quella lanciata da CIMEST-SBV e CODACONS, che parlano apertamente di una “grande illusione” costruita attraverso una rappresentazione parziale della realtà sanitaria
“Altro che liste di attesa abbattute – affermano le due organizzazioni – in Sicilia non diminuiscono le attese, diminuiscono soltanto i dati dichiarati”.
Secondo CIMEST-SBV e Codacons, infatti, le statistiche diffuse tengono conto esclusivamente delle prestazioni registrate nei sistemi CUP e SovraCUP, escludendo una quota rilevantissima dell’assistenza realmente erogata.
Le strutture sanitarie pubbliche, spiegano, garantiscono circa il 25% delle prestazioni specialistiche, mentre il restante 75% è affidato a specialisti accreditati esterni, che nella maggior parte dei casi non rientrano nei sistemi di prenotazione ufficiali. Di conseguenza, una parte consistente delle richieste dei cittadini non compare nei dati sulle liste di attesa.
Un esempio emblematico riguarda i piani riabilitativi complessi, fondamentali per i pazienti post ictus, post trauma o post infarto del miocardio.
“Queste prestazioni – sottolineano CIMEST-SBV e Codacons – risultano assenti o solo parzialmente presenti nei sistemi CUP. Non sono percorsi pilotabili dal paziente, ma dipendono da indicazioni cliniche precise. Escluderle dal monitoraggio significa cancellare una parte essenziale della sanità reale”.
Secondo le due organizzazioni, questa modalità di rilevazione alimenta l’idea di una sanità efficiente, mentre nella realtà i cittadini affrontano attese prolungate, rinvii delle cure e controlli posticipati, spesso costretti a rivolgersi al privato, sostenendo costi elevati di tasca propria.
CIMEST-SBV e Codacons richiamano inoltre il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA), che prevede il monitoraggio non solo delle prestazioni di primo accesso, ma anche di quelle di secondo accesso, fondamentali per garantire la continuità delle cure. Le prime visite rappresentano solo il 30% del totale, ma – denunciano – vengono spesso utilizzate per ridurre artificialmente la percezione del problema.
“La distanza tra la comunicazione istituzionale e l’esperienza reale dei cittadini è ormai evidente – concludono –. Da una parte comunicati rassicuranti, dall’altra persone che attendono mesi o anni per visite ed esami essenziali”.
Le due organizzazioni chiedono trasparenza immediata, l’inclusione di tutte le prestazioni pubbliche e accreditate e l’adozione di un sistema unico di monitoraggio delle liste di attesa, capace di restituire un quadro fedele del fabbisogno sanitario regionale.
“Quando si parla di salute – concludono CIMEST-SBV e Codacons – una verità parziale non è una semplice omissione: è un problema serio. E a pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini”.





