20 Settembre 2018
Campo di Moria Lesbo, autolesionismo e suicidio tra i bambini migranti

Da mesi interi nuclei familiari sono bloccati nel campo di Moria, a Lesbo in Grecia. Una realtà cruda e difficile da accettare, ma più tollerabile rispetto alla guerra e alla violenza da cui sfuggivano. I casi autolesionismo e suicidi aumentano tra i bambini sempre più i casi di autolesionismo e suicidi. A denunciarlo Medici senza frontiere (Msf).
Cosa è accaduto?
La politica di contenimento dei richiedenti asilo sulle isole greche ha bloccato oltre 9.000 persone, soprattutto bambini, nel campo di Moria, progettato per accoglierne non più di 3100. I casi sono critici più frequenti riguardano adolescenti e bambini che hanno tentato di suicidarsi o si sono provocati vere e proprie lesioni. Si evidenziano anche lacune significative nella protezione dei bambini e mancanza di accesso a cure mediche urgenti.
I Medici Senza Frontiere hanno denunciato lo stato di abbandono dei campi profughi e dei suoi abitanti. Questi chiedono, pertanto, un’evacuazione di emergenza per tutti, ma soprattutto per i bambini verso una sistemazione più sicura.
Emergenza senza precedenti
Siamo davanti ad una situazione molto delicata: una vera e propria emergenza sociale. Al centro del mirino la salute precaria sia fisica che psicologica.
Come ha dichiarato Alessandro Barberio, psichiatra di MSF: “Dopo tanti anni di professione medica, posso dire di non aver mai assistito un numero così grande di persone bisognose di assistenza psicologica come a Lesbo. La stragrande maggioranza dei pazienti presenta sintomi di psicosi, ha pensieri suicidi o ha già tentato di togliersi la vita. Molti non sono in grado di svolgere nemmeno le più basilari attività quotidiane, come dormire, mangiare o comunicare“.
Troppe giovani anime spezzate
Bambini che per la disperazione, per le ferite fisiche ma soprattutto mentali, decidono di uccidersi o di farsi del male. Le sofferenze del passato si mischiano ad un presente incerto, privo di strutture adeguate che li accolgano e li sostengano. Stando ai numeri riportati dalla ONG, in quattro mesi, durante le terapie di gruppo rivolte ai bambini tra i 6 e i 18 anni, le equipe hanno osservato che quasi un quarto dei bambini (18 su 74) hanno avuto episodi di autolesionismo, ha tentato il suicidio o ha pensato di togliersi la vita.
Dott. Declan Barry, coordinatore medico di Medici Senza Frontiere in Grecia, dichiara: “Questi bambini arrivano da paesi in guerra, dove hanno vissuto violenze e traumi estremi. Invece di ricevere cure e protezione in Europa, vivono nella paura, nell’angoscia e sono vittime di episodi di violenza, compresa quella sessuale“. Conseguenza di questo sono disturbi psicologici che portano i più piccoli a soffrire di mutismo selettivo, attacchi di panico, ansia, scatti d’ira e incubi costanti. “Oltre ad essere pericoloso l’ambiente in cui vivono è caratterizzato da scarse condizioni igieniche, motivo per cui vediamo molti casi di diarrea e infezioni cutanee ricorrenti nei bambini di tutte le età. Con questo livello di sovraffollamento, il rischio di epidemie è molto alto“, aggiunge Barry.
Il mutismo delle istituzioni: il problema sta alla base
Uno dei problemi più ardui da superare è il mutismo delle istituzioni. Lesbo ormai è al limite: solo nell’ultima settimana sono arrivate 1500 persone che, per mancanza di strutture, sono state costrette a cercare alloggi d’emergenza, senza cibo sufficiente e in situazioni igienico sanitarie disastrose. Molti bambini avrebbero bisogno di cure ad Atene, ma per la mancanza di alloggi sulla terraferma non possono ricevere l’assistenza necessaria. Sono, dunque, costretti a vivere in un ambiente che peggiora solamente le loro condizioni fisiche e psicologiche.
Louise Roland-Gosselin, capomissione di MSF in Grecia si esprime così: “Sono tre anni che MSF chiede alle autorità greche e all’Unione Europea di assumersi la responsabilità dei loro fallimenti e di attuare soluzioni sostenibili per mettere fine a questa situazione catastrofica. È tempo di evacuare immediatamente le persone più vulnerabili in situazioni sicure in altri paesi europei e fermare questo ciclo infinito di decongestionamenti di emergenza oltre alle orrende condizioni di vita nel campo di Moria. È tempo di mettere fine all’accordo UE-Turchia“.





