02 Ottobre 2026

Radon, a Catania focus su rischi, monitoraggio e prevenzione

Radon, a Catania focus su rischi, monitoraggio e prevenzione

A Catania una giornata dedicata al radon: esperti e professionisti hanno approfondito rischi per la salute, tecniche di misurazione e prevenzione.

CATANIA – Il radon e i rischi legati alla sua presenza negli ambienti chiusi sono stati al centro della “Giornata di Approfondimento sulla Tematica Radon”, organizzata dall’Ordine delle Professioni Sanitarie TSRM e PSTRP di Catania e accreditata ai fini ECM.

L’incontro si è svolto nell’Aula Magna dell’Edificio 13 della Scuola di Medicina dell’Università di Catania, in via Santa Sofia 78. Hanno partecipato il presidente dell’Ordine, Innocenzo Secolo, il presidente della Commissione d’Albo dei Tecnici della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro (TPALL), Antonello Merlo, il consigliere Angelo Savoca e le relatrici Daniela Morelli e Concetta Stancampiano.



Ad aprire i lavori è stato Merlo, che ha evidenziato la necessità di mantenere alta l’attenzione su un fenomeno che richiede attività costante di monitoraggio e valutazione.

Secolo ha invece posto l’accento sull’evoluzione delle professioni sanitarie e dei relativi percorsi formativi, ricordando anche la proposta dell’Ordine catanese di istituire lauree magistrali a carattere clinico.

Il successivo intervento di Savoca ha introdotto gli approfondimenti tecnici, con l’obiettivo di fornire agli operatori strumenti utili per misurare e valutare l’esposizione al radon attraverso procedure affidabili e conformi alla normativa.

La dottoressa Stancampiano ha illustrato le caratteristiche delle radiazioni ionizzanti, le principali fonti di esposizione e i diversi processi di decadimento. Nel corso dell’intervento è stato evidenziato il peso delle fonti naturali nell’esposizione complessiva, insieme al contributo delle fonti artificiali, tra cui alcune procedure diagnostiche, la medicina nucleare e specifiche applicazioni industriali.

È stato inoltre chiarito che le radiazioni emesse dai telefoni cellulari sono non ionizzanti e producono principalmente un effetto termico.

La dottoressa Morelli ha quindi approfondito il tema del radon, un gas radioattivo naturale, incolore, inodore e insapore, prodotto dai processi di decadimento dei radionuclidi presenti nel suolo e nelle rocce.

Particolare attenzione è stata dedicata al radon-222, derivato dalla catena di decadimento dell’uranio-238. La sua emivita di circa 3,82 giorni gli consente di spostarsi dal terreno e raggiungere l’atmosfera e gli ambienti chiusi.

La principale fonte del gas è il suolo, anche se il radon può provenire dai materiali da costruzione, dall’aria esterna e, in misura minore, dall’acqua. La sua migrazione può essere favorita dalla porosità e dalla fratturazione delle rocce e dalle condizioni ambientali.

Negli edifici il gas può penetrare soprattutto attraverso le superfici a contatto con il terreno. Particolare attenzione va quindi riservata agli ambienti interrati, ai locali direttamente a contatto con il suolo e agli spazi poco ventilati.

Durante la giornata si è parlato anche delle conseguenze sulla salute. I prodotti di decadimento del radon, se inalati, possono depositarsi nelle vie respiratorie ed emettere radiazioni. L’esposizione rappresenta un fattore di rischio per il tumore polmonare, con un rischio particolarmente significativo in presenza di fumo di sigaretta.

La concentrazione del radon viene espressa in becquerel per metro cubo (Bq/m³). Nel corso dell’incontro sono stati richiamati anche alcuni dati di una campagna dell’Istituto Superiore di Sanità risalente alla fine degli anni Novanta, che indicava una media nazionale di 77 Bq/m³ e una media di 35 Bq/m³ per la Sicilia. Quest’ultimo dato, è stato precisato, era basato su un numero limitato di abitazioni e non è quindi considerato pienamente rappresentativo.

Ampio spazio è stato dedicato alle tecniche di misurazione. Per valutare correttamente l’esposizione è necessario considerare le variazioni della concentrazione nel tempo, arrivando a una media annuale.

Sono stati illustrati i sistemi di rilevazione attivi e diversi rivelatori passivi, tra cui quelli a carbone attivo, gli elettreti e i rivelatori a tracce, in particolare il CR-39. Quest’ultimo consente di rilevare le tracce lasciate dalle particelle alfa e di ottenere, attraverso analisi di laboratorio e procedure di calibrazione, una stima della concentrazione di radon.

La giornata ha infine sottolineato il ruolo dei Tecnici della Prevenzione nel monitoraggio e nella valutazione del rischio, dalla scelta dei punti di misura alla gestione dei dosimetri, fino all’individuazione delle possibili strategie di mitigazione.

In presenza di concentrazioni elevate possono essere utilizzati sistemi di depressurizzazione sotto l’edificio, mentre nelle nuove costruzioni è possibile prevedere già in fase progettuale soluzioni per limitare l’ingresso del gas.

redazione

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