17 Agosto 2026
Punto nascita di Bronte, una battaglia per il futuro

La Cisal rilancia la battaglia per il punto nascita dell’ospedale di Bronte e chiede un piano pluriennale per sanità, servizi e aree montane
di Alfio Papa
Il presidio dell’Ospedale Castiglione-Prestianni non è soltanto un reparto: per le comunità dell’Etna e dei Nebrodi rappresenta sicurezza, servizi essenziali e una concreta possibilità di continuare a vivere e fare famiglia sul territorio. La CISAL scende in campo e chiede alle istituzioni un impegno stabile e pluriennale.
Il futuro del punto nascita dell’Ospedale Castiglione-Prestianni di Bronte torna al centro dell’attenzione. E questa volta la questione non riguarda soltanto l’organizzazione di un servizio sanitario, ma investe direttamente il futuro di un intero comprensorio.
A rilanciare con forza l’allarme è Alfio Papa, componente del Direttivo Pensionati CISAL Catania e residente a Randazzo, che ha rivolto un articolato appello alle istituzioni nazionali, regionali e locali, chiedendo di garantire la tutela del punto nascita e, più in generale, di affrontare con misure concrete il problema della denatalità e dello spopolamento delle aree montane siciliane.
La posizione del sindacato è netta: difendere il punto nascita di Bronte significa difendere un diritto fondamentale delle comunità del territorio.
Non è una questione di soli chilometri
Ridurre la questione a una semplice valutazione numerica delle nascite o alla distanza chilometrica dai presidi ospedalieri più vicini rischia di non cogliere la reale dimensione del problema.
Per chi vive nei comuni montani, infatti, venti chilometri non hanno lo stesso significato che possono avere in un’area urbana o facilmente collegata. La viabilità, le condizioni meteorologiche, i tempi effettivi di percorrenza e la possibilità che un parto si trasformi rapidamente in un’emergenza sono elementi che devono necessariamente entrare nella valutazione.
Randazzo e altri centri dell’area etnea e nebroidea non dispongono da decenni di un proprio punto nascita. Per generazioni, il presidio ospedaliero di Bronte ha costituito un riferimento naturale per le donne e le famiglie del comprensorio.
Ed è proprio questo il punto sollevato da Papa: non si può valutare un servizio essenziale esclusivamente attraverso una tabella di numeri, ignorando il territorio nel quale quel servizio opera e le persone che ne dipendono.
Una scelta sanitaria che diventa una scelta demografica
Il problema assume una dimensione ancora più grave se inserito nel quadro della progressiva denatalità e dello spopolamento dei piccoli comuni.
Una giovane coppia valuta anche la presenza dei servizi quando decide dove vivere, lavorare e crescere i propri figli. La disponibilità di un ospedale vicino e di un punto nascita sicuro e funzionante diventa quindi parte integrante della possibilità stessa di costruire un futuro in montagna.
Per questo la CISAL sostiene che la lotta alla denatalità non può essere affidata soltanto a incentivi economici o dichiarazioni di principio. Deve passare anche dalla difesa concreta dei servizi essenziali.
Un territorio nel quale una famiglia deve affrontare grandi distanze per accedere a un servizio sanitario fondamentale rischia di diventare progressivamente meno attrattivo. E quando i servizi diminuiscono, aumenta il rischio che anche le famiglie diminuiscano e che i giovani scelgano di andare altrove.
È un circolo vizioso che, secondo l’appello di Papa, deve essere interrotto.
Gli investimenti già effettuati non possono essere vanificati
Un altro elemento centrale dell’iniziativa riguarda gli investimenti pubblici effettuati negli anni per il potenziamento e la riqualificazione del punto nascita.
Da qui nasce una domanda precisa: perché investire risorse pubbliche in una struttura se poi il suo futuro deve rimanere continuamente esposto a sospensioni, riaperture e nuove ipotesi di chiusura?
La richiesta non è semplicemente quella di una riapertura temporanea del servizio. L’obiettivo indicato dalla CISAL è molto più ambizioso: rendere il punto nascita una presenza stabile e sicura nel sistema sanitario del territorio.
Questo significa personale adeguato, ginecologi, ostetriche, anestesisti e tutte le professionalità necessarie. Significa organizzazione, continuità, sicurezza e investimenti.
La CISAL sposa la causa del territorio
In questa battaglia emerge con chiarezza il ruolo del sindacato. La CISAL non pone infatti la questione come una rivendicazione circoscritta a una singola struttura sanitaria, ma la inserisce in una più ampia difesa dei diritti delle comunità delle aree interne e montane
Il sindacato si fa interprete di una preoccupazione che riguarda donne, famiglie, anziani, giovani e amministrazioni locali: cosa accadrà ai piccoli comuni se continueranno a perdere servizi?
La difesa del punto nascita diventa così un simbolo della necessità di mantenere vivi questi territori.
Ogni servizio salvaguardato contribuisce a rendere una comunità più vivibile. Ogni famiglia che può scegliere di restare rappresenta un argine allo spopolamento. Ogni bambino che nasce sul territorio è, simbolicamente e concretamente, una scommessa sul futuro.
La CISAL chiede dunque che la questione venga affrontata senza contrapposizioni e senza logiche di emergenza, attraverso un confronto tra Stato, Regione Siciliana, ASP, amministrazioni locali e comunità del comprensorio.
Serve un piano straordinario per Bronte
L’appello chiede alle istituzioni di aprire un confronto concreto sul futuro dell’Ospedale di Bronte e di predisporre un piano straordinario di potenziamento del presidio, con particolare attenzione all’area materno-infantile e al punto nascita.
La richiesta è quella di una programmazione pluriennale che tenga conto non soltanto del numero delle nascite, ma anche di tutti quei fattori che caratterizzano il territorio: distanze dagli altri ospedali, condizioni della viabilità, tempi di trasferimento, condizioni meteorologiche, popolazione servita, spopolamento, invecchiamento e disponibilità dei servizi di emergenza e trasporto materno.
È una prospettiva che porta il dibattito oltre il destino di un singolo reparto.
Difendere il punto nascita significa difendere una comunità
La vera domanda, alla fine, è semplice ma decisiva: quali condizioni devono essere garantite affinché una giovane coppia possa scegliere di vivere, lavorare e avere figli in un piccolo comune dell’Etna o dei Nebrodi?
La risposta, secondo la CISAL e secondo Alfio Papa, non può prescindere dalla sanità
Perché un territorio senza servizi rischia di perdere progressivamente i propri abitanti. E un territorio che perde abitanti rischia, a sua volta, di vedere ridursi ulteriormente i servizi.
Spezzare questo meccanismo significa assumere decisioni politiche precise.
La tutela del punto nascita di Bronte, quindi, non è soltanto la difesa di un reparto ospedaliero. È la difesa della sicurezza delle donne, della serenità delle famiglie e della possibilità che i piccoli comuni continuino ad avere un futuro.
La battaglia lanciata dalla CISAL parte da Bronte, ma guarda molto più lontano: alla possibilità per intere comunità montane di continuare a nascere, vivere e crescere nei propri territori senza sentirsi cittadini di serie B.





