04 Agosto 2026
San Nullo, padre Aristide: «Sempre più minori attratti dalla strada»

Dopo i fatti di piazza Beppe Montana, padre Aristide, parroco di San Michele Arcangelo a San Nullo, denuncia il crescente disagio tra adolescenti e giovanissimi
Ragazzi sempre più giovani trascorrono intere giornate per strada, lontani dalla scuola, dalle famiglie e dalle attività educative. Alcuni verrebbero avvicinati da persone che promettono denaro facile e li coinvolgono in ambienti legati all’illegalità.
È il quadro tracciato da padre Aristide, parroco della chiesa di San Michele Arcangelo a San Nullo, dopo quanto avvenuto nella vicina piazza Beppe Montana.
«Piazza Beppe Montana è qui accanto e quello che è successo non ci lascia indifferenti, ma ci preoccupa», afferma il sacerdote. «Non si tratta di un fenomeno isolato. Stiamo notando un interesse da parte di qualcuno che cerca di coinvolgere, o meglio adescare, giovani e minorenni con la promessa di soldi facili».
«I ragazzi vengono allontanati dalle loro normali occupazioni»
Secondo padre Aristide, il rischio è che gli adolescenti vengano progressivamente introdotti in situazioni lontane dalla legalità.
«Molti ragazzi che gravitano attorno al nostro quartiere vengono attirati da persone che li distolgono da quelle che dovrebbero essere le loro occupazioni di giovani», spiega il parroco.
«Vengono coinvolti in situazioni che li espongono all’ambiente e alla vita della criminalità e che stanno cominciando ad alterare anche la quiete apparente del quartiere, soprattutto nelle ore serali e notturne».
Schiamazzi, piccoli incendi e rifiuti in strada
La comunità parrocchiale riferisce di gruppi di giovanissimi che restano isolati dalle normali attività di aggregazione e che, in alcuni casi, provocherebbero disturbo e danneggiamenti.
«La cosa triste è che stanno aumentando i ragazzini coinvolti», sottolinea padre Aristide. «Anziché vivere la bellezza della loro adolescenza e portare a frutto le proprie potenzialità, preferiscono restare in piccoli gruppi isolati».
Il parroco parla di «Schiamazzi nelle ore notturne, piccoli incendi, rifiuti lasciati in strada e disturbo arrecato ai residenti».
«Il quartiere non era abituato a tutto questo e avverte il fenomeno come qualcosa di nuovo, capace di seminare inquietudine», aggiunge.
«Non basta preoccuparsi del disturbo alla quiete pubblica»
Per padre Aristide, tuttavia, il problema non può essere affrontato soltanto come una questione di ordine pubblico.
«Non deve preoccuparci semplicemente il disturbo alla quiete pubblica -afferma – .Come comunità parrocchiale stiamo cercando di capire che cosa origina questo disagio e che cosa innesca determinati atteggiamenti nei ragazzi».
L’obiettivo è costruire un’alternativa concreta alla strada: «Dobbiamo proporre loro qualcosa di valido, capace di aiutarli a vivere pienamente e serenamente la propria adolescenza».
Il ruolo della parrocchia
La chiesa di San Michele Arcangelo prova innanzitutto a stabilire un contatto con i giovani e con le loro famiglie.
«La Chiesa si pone prima di tutto in atteggiamento di ascolto – spiega padre Aristide – Cerchiamo di entrare in contatto con questi ragazzi, che vediamo lontani non soltanto dalle attività dell’oratorio e della parrocchia, ma anche dalle normali occupazioni della loro età. Presidiamo il territorio in senso positivo, vegliamo sul quartiere e cerchiamo di cogliere il buono e il bello che c’è in ciascun giovane».
La parrocchia punta quindi su attività formative, momenti di aggregazione e percorsi che permettano ai ragazzi di sviluppare talenti e potenzialità.
«Dobbiamo fare proposte diverse da quelle che ricevono in strada, proposte che li aiutino a crescere, a capire cosa significa diventare adulti e a mettersi in rete con la parte buona e positiva della città».
«Cerchiamo il dialogo con le famiglie, ma non sempre riusciamo»
Particolare attenzione viene rivolta ai ragazzi più piccoli.
«Avvertiamo il fenomeno delle baby gang e vediamo anche studenti delle scuole medie che trascorrono l’intera giornata per strada, senza che le famiglie sembrino sapere cosa facciano – racconta padre Aristide – Cerchiamo, quando è possibile, di metterci in contatto con i genitori, ma non sempre ci riusciamo». Per il parroco, il ruolo delle famiglie resta centrale nella prevenzione del disagio e dell’illegalità.
«Le istituzioni da sole non possono bastare»
Controlli, indagini e attività repressive sono considerati necessari, ma non sufficienti.
«Le istituzioni devono capire il fenomeno e ciò che lo origina – il parroco – .Ma non possono operare al massimo se ogni cittadino non assume un atteggiamento responsabile verso il proprio territorio. Non possiamo delegare alle istituzioni quello che è innanzitutto il dovere di ciascuno: vivere nella legalità e promuovere il bene comune».
La risposta, secondo il parroco, deve coinvolgere parrocchie, famiglie, istituzioni, scuole e cittadini, con l’obiettivo di offrire ai giovani opportunità concrete e modelli alternativi a quelli della strada.





