03 Ottobre 2026
Fuga dalle corsie nella Sanità siciliana, boom dimissioni nel 2025

Secondo Anaao Assomed, in Sicilia le dimissioni volontarie dei medici sono salite a 479 nel 2025, mentre gli organici restano inferiori rispetto a dieci anni fa
La sanità pubblica siciliana continua a perdere personale medico e dirigente, mentre cresce il numero delle dimissioni volontarie.
È quanto emerge dallo studio del Centro Studi Anaao Assomed sulla sanità pubblica nel periodo 2015-2025, elaborato utilizzando dati ONAOSI, Conto Annuale del Tesoro e MEF.

Secondo l’analisi, il numero dei medici in servizio in Sicilia è passato da 9.394 nel 2015 a 9.171 nel 2024. Nello stesso periodo si è ridotta anche l’età media, soprattutto tra le donne: da 53,1 a 48,7 anni, mentre per gli uomini il dato è sceso da 56,2 a 53 anni.
Dimissioni volontarie in forte crescita
Il dato che Anaao considera più preoccupante riguarda le dimissioni volontarie. Nel 2015 erano state 63, pari allo 0,7% del personale, mentre nel 2025 sono salite a 479. Nel 2024 erano state 117. Nello stesso periodo i pensionamenti sono passati dai 273 del 2015 al picco di 628 nel 2020, per poi scendere a 323 nel 2025. Secondo il sindacato, il quadro complessivo restituisce organici ancora leggermente inferiori rispetto a dieci anni fa e un saldo 2025 indicato come negativo, anche se i dati restano da confermare.
Lombardo: «Si perde capitale umano già formato»
«Tutti questi elementi certificano una realtà da tempo vissuta dai cittadini siciliani», afferma Elisabetta Lombardo, segretaria regionale Anaao Assomed Sicilia. Secondo Lombardo, medici e dirigenti sanitari già formati stanno lasciando le corsie ospedaliere e il dato del 2025 sulle dimissioni rappresenta un segnale particolarmente allarmante. Il sindacato evidenzia però anche un elemento positivo: l’effetto del Decreto Calabria, che avrebbe favorito l’ingresso di medici più giovani negli ospedali e contribuito a contenere la carenza di specialisti.

Le richieste di Anaao Assomed
Tra le proposte avanzate figurano la stabilizzazione del Decreto Calabria, il superamento del tetto di spesa per il personale e retribuzioni più vicine agli standard europei. Il sindacato chiede anche maggiore sicurezza nei pronto soccorso, tutela dei riposi e della genitorialità, incentivi economici e di carriera per le sedi disagiate e per il Mezzogiorno, oltre a una riforma complessiva della professione. «È necessario affrontare una problematica complessa con soluzioni sistemiche e straordinarie che rendano il lavoro dentro l’ospedale nuovamente attrattivo», conclude Lombardo, chiedendo «scelte coraggiose e lungimiranti» a tutela del Servizio sanitario pubblico.





