21 Settembre 2026

Grani Antichi Siciliani, nasce la Rete per l’IGP

Grani Antichi Siciliani, nasce la Rete per l’IGP

Oltre 70 produttori riuniti a Serradifalco e circa 50 adesioni già raccolte: nasce la Rete per l’IGP dei Grani Antichi Siciliani, una filiera da 200 milioni di euro che punta a raggiungere 1 miliardo.

CATANIA, 21 SETTEMBRE 2026 – Parte da Serradifalco il progetto per la tutela e la valorizzazione dei Grani Antichi Siciliani. Oltre 70 produttori hanno partecipato all’assemblea pubblica e circa 50 hanno già manifestato il proprio interesse ad aderire alla nuova Rete d’Impresa.

L’obiettivo è arrivare alla costituzione notarile della Rete entro il 15 novembre, con un direttivo formato da cinque a sette componenti. Successivamente prenderà il via l’iter nazionale ed europeo per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta (IGP), un percorso che potrebbe richiedere due o tre anni e che dovrebbe portare, in seguito, alla nascita di un Consorzio di Tutela.



Il progetto parte da una filiera che oggi coinvolge quasi mille aziende agricole, circa 10 mila ettari coltivati e una produzione stimata in 200 mila quintali l’anno. Il valore economico attuale è stimato tra 190 e 210 milioni di euro, mentre le proiezioni della filiera indicano un potenziale compreso tra 800 milioni e un miliardo di euro a regime.

L’assemblea è stata promossa da Unimpresa Sicilia, Confcommercio Catania e Unione Coltivatori Italiani (UCI), nella sala “Era Ora” del Molino F.lli Ferrara di Serradifalco, uno degli operatori coinvolti nel progetto.

Una filiera tutta siciliana, dal seme al prodotto finito

Uno dei punti centrali del progetto è il disciplinare elaborato dall’Osservatorio Permanente per l’Agricoltura di Unimpresa.

L’idea è costruire una filiera interamente tracciata e siciliana, dalla semente certificata alla coltivazione, dalla molitura alla trasformazione fino al prodotto finale. Il sistema di tracciabilità dovrebbe permettere di risalire dal prodotto acquistato dal consumatore all’azienda agricola di origine.

«La tracciabilità deve partire dal seme», ha spiegato Pierluigi Reale, responsabile Agricoltura, Pesca e Foreste di Unimpresa Sicilia. L’obiettivo dichiarato è tutelare l’identità dei grani antichi e aumentare il valore economico riconosciuto a chi produce e trasforma in Sicilia.

Il disciplinare prevede inoltre l’esclusione di fitosanitari e fertilizzanti chimici di sintesi, la rotazione delle colture e il divieto di utilizzare pesticidi di sintesi durante lo stoccaggio.

Dal comparto agricolo a un potenziale da un miliardo

Secondo i dati presentati durante l’incontro, la filiera interessa oggi circa 10 mila ettari e coinvolge quasi mille aziende agricole, con una significativa presenza di produzioni biologiche.

Il valore attuale viene stimato tra 190 e 210 milioni di euro. L’obiettivo indicato dai promotori è aumentare progressivamente questo valore attraverso il rafforzamento della filiera, l’ingresso di nuovi produttori, lo sviluppo dell’export e la futura valorizzazione legata al marchio IGP.

«La Rete rappresenta un’occasione unica per la crescita del settore cerealicolo siciliano», ha dichiarato Giuseppe Spadafora, presidente di Unimpresa Sicilia, sottolineando il ruolo che l’IGP potrebbe avere nella tutela della tradizione cerealicola dell’Isola.

Il nodo delle sementi

Tra le principali questioni emerse durante l’assemblea c’è però quella della disponibilità delle sementi.

Mauro Vaccarella, direttore del CREA DC Palermo – Centro di ricerca Difesa e Certificazione, ha indicato in 68 gli agricoltori custodi presenti in Sicilia. Nel 2026, secondo i dati illustrati durante l’incontro, sono state approvate superfici per 81,7 ettari e risultano 24 varietà siciliane di conservazione sulle 31 presenti nel Registro nazionale.

Paolo Caruso, agronomo e fondatore di Foodiverso, ha evidenziato come la quantità di seme attualmente disponibile consentirebbe di arrivare soltanto a circa 400-450 ettari.

Per questo, il potenziamento della filiera passa anche dalla capacità di conservare, moltiplicare e rendere disponibile il seme delle varietà antiche siciliane, aumentando il numero degli agricoltori custodi e mettendo quelli già riconosciuti nelle condizioni di operare.

L’agricoltore torna al centro della filiera

Il progetto punta quindi non soltanto alla tutela delle varietà antiche, ma anche a rafforzare il ruolo degli agricoltori nella costruzione del valore del prodotto.

Marco Romano, agricoltore custode, ha richiamato la necessità di comunicare meglio ai consumatori le caratteristiche e il valore dei prodotti siciliani, favorendo una maggiore partecipazione dei produttori alla valorizzazione del prodotto finale.

Nel corso dell’incontro è emerso anche l’interesse della ricerca verso nuove possibilità di utilizzo dei grani antichi. Vincenzo Battaglia del CREA DC ha anticipato che sono in corso attività sulla marchiatura dei grani antichi destinati alla produzione di birra.

La costituzione della Rete prevista entro novembre rappresenterà dunque il primo passaggio organizzativo di un progetto che punta a trasformare il patrimonio cerealicolo siciliano in una filiera maggiormente strutturata, tracciata e valorizzata sui mercati italiani e internazionali.

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redazione

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