31 Agosto 2026

Via Palazzotto, Sardella: «Sul PRG nessun dubbio»

Via Palazzotto, Sardella: «Sul PRG nessun dubbio»

Gabriella Sardella, ex dirigente dell’Urbanistica, interviene sul caso di via Palazzotto: «Il diniego fu firmato sugli elaborati originali del PRG».

«Si sta volendo sollevare un polverone rispetto a un dubbio interpretativo che, per quanto mi riguarda, non esiste». È molto netta Gabriella Sardella,  direttore dell’Urbanistica del Comune di Catania dal gennaio 2009 al luglio 2016, nel commentare per FreePressOnline la vicenda del PRG tornata al centro del dibattito dopo la recente determinazione della Direzione Urbanistica e il caso del cantiere di via Palazzotto.

Sardella parla con la conoscenza diretta di chi, durante il proprio incarico, firmò il diniego del permesso di costruire relativo proprio all’area di via Palazzotto.



«Le tavole sono quelle indicate nel decreto regionale del 1969. Non vedo quale problema interpretativo ci sia», afferma l’ex dirigente.

«Le tavole del 1977? Non le usavamo per certificazioni e titoli»

Uno dei punti centrali della polemica riguarda le tavole a colori realizzate negli anni Settanta e richiamate nella recente determinazione comunale.

Su questo Sardella è categorica.

«Si è voluta tirare in ballo una copia fatta nel 1977 che tutti noi che abbiamo lavorato all’Urbanistica sapevamo essere una copia sulla quale non andavamo a fare le certificazioni».

E ancora: «Era una copia a colori delle tavole, realizzata molti anni prima del mio incarico, ma nessuno di noi lavorava su quella copia per fare certificazioni o rilasciare titoli edilizi».

Per l’ex direttore, dunque, il richiamo a quelle riproduzioni non chiarirebbe il vero nodo della questione.

«Si vuole far sorgere il dubbio, parlare di interpretazione. Ma quando mai?».

«Quando negai il permesso di costruire lavorai sugli originali»

Sardella entra poi direttamente nella vicenda di via Palazzotto, ricordando il provvedimento firmato durante il suo mandato.

«Fui io a negare, all’epoca, il permesso di costruire su via Palazzotto. Mi fecero ricorso. Ovviamente non citai mai le tavole del 1977, perché io non le utilizzavo per istruire i progetti».

L’ex dirigente specifica quali documenti venissero invece consultati.

«Noi avevamo una copia conforme all’originale delle tavole allegate al decreto del 1969 e quelle consultavamo per fare le nostre istruttorie».

E aggiunge: «Io lavorai sugli originali. Questo risulta dagli atti».

La Tavola G e il simbolo “SM”

Nel suo intervento Sardella fa riferimento anche alla cosiddetta Tavola G, uno degli elaborati al centro della discussione.

«Ho controllato le famose tavole allegate al Piano regolatore, comprese le tavole G, dove il simbolo “SM”, scuola media, è ben esplicitato».

Secondo l’ex direttore, il nodo non può quindi essere spostato sulle riproduzioni successive.

«Non capisco perché oggi si tirino in ballo le tavole del 1977. Quando firmai il diniego lavorai sugli elaborati del Piano regolatore vigente».

«Nelle sentenze le tavole del 1977 non sono citate»

Altro passaggio particolarmente duro riguarda le decisioni della giustizia amministrativa intervenute sulla vicenda.

Sardella contesta la ricostruzione secondo la quale quelle pronunce sarebbero state fondate sulle tavole del 1977.

«Si è arrivati addirittura a dire che quelle sentenze non valevano perché sarebbero state basate sulle tavole del 1977. Ma da dove risulta? Nelle sentenze quelle tavole non sono citate».

L’ex dirigente richiama quindi il contenzioso seguito al proprio diniego e sostiene che sulla destinazione dell’area vi sia già stata una pronuncia della Giustizia amministrativa.

«C’è una sentenza che diceva chiaramente che su quelle aree non si poteva costruire», afferma Sardella, aggiungendo che, a suo giudizio, quella decisione sarebbe stata successivamente ignorata.

È sempre Sardella a usare parole molto pesanti: «Adesso forse si vuole cercare di giustificare il fatto che quella sentenza sia stata presa, strappata e buttata nel cestino».

Una valutazione, quest’ultima, che appartiene alla ricostruzione dell’ex dirigente e che alimenta ulteriormente il confronto politico e amministrativo sulla vicenda.

«Nessuno può dire su quali tavole io abbia fondato il diniego»

Sardella rivendica soprattutto un punto: la possibilità di ricostruire documentalmente quali elaborati furono effettivamente utilizzati dagli uffici durante il suo mandato.

«Nessuno può arrogarsi il diritto di dire che la Sardella aveva consultato le tavole del 1977. Io posso dire cosa ho controllato quando ho fatto il diniego e, soprattutto, risulta dagli atti».

Poi aggiunge: «È una verità storica che mi riguarda personalmente, perché nessuno può dire su cosa io abbia fondato quel diniego se non andando a leggere gli atti».

Secondo l’ex direttore, quindi, l’eventuale tentativo di collegare le vecchie decisioni amministrative alle riproduzioni del 1977 sarebbe privo di fondamento rispetto al lavoro svolto dall’ufficio sotto la sua direzione.

«Non spetta al dirigente stabilirlo dopo sessant’anni»

Sardella contesta anche il metodo utilizzato con la recente determinazione della Direzione Urbanistica.

«Non vedo chi oggi possa dire, dopo sessant’anni, che quelle tavole non sono prescrittive. E soprattutto non penso che spetti a un dirigente stabilirlo».

Sul punto torna ancora alla questione dell’approvazione regionale del Piano: «Le tavole sono citate, al pari delle altre, nel decreto del 1969».

E conclude con una considerazione fortemente critica: «Non c’è nessun problema sulle tavole del Piano regolatore. Si sta sollevando questo polverone e io credo di capire fin troppo bene perché».

Le dichiarazioni di Gabriella Sardella aggiungono così un elemento particolarmente rilevante al confronto già aperto sul PRG di Catania e sulla vicenda di via Palazzotto, perché provengono da chi, tra il 2009 e il 2016, dirigeva l’Urbanistica comunale e firmò personalmente il diniego che diede origine al successivo contenzioso.

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Salvo Giuffrida

Salvo Giuffrida

Salvatore Giuffrida (OdG Sicilia N^ 171391). Classe 1970 giornalista (ex chimico). Il mio motto: “Seguire ma mai inseguire”.