27 Maggio 2026

Morti sul lavoro, la rabbia di Attanasio della Cisl: «Basta comunicati, servono controlli veri»

Morti sul lavoro, la rabbia di Attanasio della Cisl: «Basta comunicati, servono controlli veri»

Continuano a essere al centro di un dibattito politico e istituzionale le morti sul lavoro che hanno sconvolto anche la Sicilia. Parliamo di Francesco Cannone, morto a Catania in un’azienda della zona industriale, ma anche di un operaio di 35 anni di origine ucraina, morto sul lavoro a Francofonte. Entrambi hanno in comune un fattore molto importante, ovvero si trovavano alla guida di un muletto quando è accaduto tutto.

Entrambi i lavoratori, infatti, a quanto pare sono rimasti schiacciati dal peso del mezzo utilizzato per muovere merci e materiali nelle aziende. L’operaio ucraino di 35 anni lavorava proprio per un’azienda che attualmente sta eseguendo lavori dedicati agli impianti fotovoltaici nel Comune in provincia di Siracusa.



In queste ultime ore, poi, alcuni esponenti politici sono intervenuti sulla questione, come nel caso di Ersilia Saverino del Pd, il sindacalista UGL Uccio Lauricella e Orazio Vasta di Rete Morti sul Lavoro. Tutti loro hanno in comune l’indignazione e il dolore davanti a morti così tragiche, di operai che sono usciti normalmente di casa per adempiere al loro diritto al lavoro e non fare più ritorno. Hanno salutato le famiglie con la promessa di rincontrarsi più tardi, ma così non è stato. Morti che lasciano profondo dolore e sgomento, davanti a problematiche legate al lavoro e alle morti sul lavoro che ancora oggi fanno vittime come una delle più sanguinose guerre mai finite.

In particolar modo, Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl Catania, ha voluto inviare una lettera al prefetto chiedendo la convocazione dell’Osservatorio prefettizio su salute e sicurezza sul lavoro, parlando di «un’altra vittima del dovere», facendo riferimento a Francesco Cannone, ma al tempo stesso parlando di chi, come il giovane trentunenne padre di due figli, ha perso la vita proprio sul posto di lavoro.

Durante una lunga intervista rilasciata a noi di FreePressOnline, poi, Attanasio ha fatto riferimento a un problema molto più diffuso di quanto si possa immaginare: «Molti fanno il comunicato solo per pulirsi le coscienze e poi, però, se ne lavano le mani: mai una proposta che vada oltre alla semplice richiesta di più ispettori , mai un’iniziativa che coinvolga tutti gli attori del lavoro, sono pochissime le iniziative che , concretamente, sono di vero supporto e di aiuto a superare questo dramma. A costruire una “cultura” della sicurezza e della salvaguardia alla salute nei luoghi del lavoro. Per noi è un dramma quando un lavoratore perde la vita o subisce un infortunio permanente che gli cambia l’esistenza – spiega il segretario-. Ed é ulteriormente drammatico quando a morire è un giovane. Noi siamo per agire, basta con la solita liturgia, dopo la morte. Bisogna chiedere a chi ha responsabilità istituzionali, a partire dalla prefettura , che con quella importante intuizione di costituire un Comitato prefettizio ad oc abbia una concreta, diversa e incisiva ci aveva fatto ben sperare di poter lavorare in sinergia per affrontare questa immane piaga ».

Successivamente, con profonda rabbia e dolore di fronte alla tragica scomparsa di Francesco Cannone, oltre che per chi come lui ha perso la vita sul lavoro nel 2026 e anche negli anni passati, Attanasio continua così: «Non sentiamo la voce degli imprenditori, non leggiamo di iniziative promosse da quel fronte, Com’è possibile che nel 2026 ci siano imprenditori che non voglia il sindacato confederale, perché poi interviene e lo costringe a spendere in sicurezza dei lavoratori, invece che pensare solo al profitto? Spesso si preferiscono sigle di comodo perché compiacenti. Ma dove siamo arrivati?».

«Sono arrabbiato, per me questo dramma non possono diventare una recita. Non bisogna solo immedesimarsi nel dramma, bisogna agire. Per chi resta c’è dolore vero, non parole. Quando si parla di sindacato ci sono sempre i paladini pronti al comunicato, ma poi tutto si chiude in due righe: disgrazia, fatalità, e finisce lì», interviene a spada tratta il segretario generale della Cisl Catania.

Non mancano poi proposte dirette non solo alle istituzioni, ma anche al contesto lavorativo: «Serve un albo, una black list di chi non è idoneo a fare formazione. Questi soggetti devono sparire, le stazioni appaltanti devono avviare un controllo più incisivo. Occorre costruire una vera e propria cultura della prevenzione».

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Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino