08 Maggio 2026

Senzatetto a Catania, Caritas: realtà variabile e fragilità sempre più diffuse

Senzatetto a Catania, Caritas: realtà variabile e fragilità sempre più diffuse

I senzatetto a Catania sono diventati, in un certo qual modo, parte dello scenario urbano della città. Li possiamo trovare ovunque, soprattutto in zone nevralgiche come il centro storico e le aree limitrofe.

Ne abbiamo parlato qualche settimana fa proprio su FreePressOnline, intervistando don Nuccio Puglisi, direttore della Caritas di Catania, che ha fatto un quadro di quella che è l’attuale situazione in città. Secondo i dati Istat forniti di recente, dunque, a oggi i senzatetto a Catania sarebbero circa 218 in totale: 140 in struttura, delle quali 33 donne, e 78 persone invece in strada. Dati ben diversi da quelli di Palermo, che ne conta 611, e Messina, che invece si mantiene su circa 129 totali. Stiamo parlando, infatti, delle tre province ritenute tra le più influenti nel panorama siciliano.



È necessario ricordare, poi, che proprio in occasione dell’intervista citata precedentemente don Nuccio ha tenuto a precisare che attualmente la Locanda del Samaritano è attiva e aiuta una lunga serie di persone che cercano aiuto per non vivere in strada, ma servirebbero almeno altri 100 posti letto. Per citare proprio il direttore Caritas: «Tenendo conto delle situazioni nelle quali si trovano queste persone, come situazioni transitorie legate magari a un problema abitativo, quindi non hanno una casa, e in quel caso vi è bisogno di fare fronte con aiuto. Abbiamo quindi un contatto sempre aperto con le istituzioni in tal senso». Al tempo stesso, però, ci si richiama sempre al buon senso civico delle persone, le quali devono imparare a tendere una mano e soprattutto cercare di aiutare quanto più possibile chi si trova in difficoltà, dato che la situazione peggiora, così come sottolineato proprio da don Nuccio Puglisi, rilevando uno stato di passività sia da un punto di vista psicologico che fisico per quanto riguarda gli assistiti dalla Caritas.

Della stessa opinione, poi, è la dottoressa Sara Zimbili, assistente sociale del centro Caritas di Catania, intervistata anche lei per FreePressOnline e per il nostro settimanale Catania Free Press. La stessa ha fatto riferimento a un’ampia platea di persone che vivono per strada, ma il numero in realtà oscilla a seconda dei periodi. Questo fenomeno, sottolinea, è legato soprattutto agli spostamenti dei migranti e ai movimenti dei giovani che vanno verso le campagne a lavorare e quindi si trovano in transito qui a Catania: «È cambiata anche la composizione tra italiani e stranieri, in questo momento siamo più o meno al 50% stranieri e al 50% italiani».

È cambiata anche la platea di persone che va a chiedere aiuto agli sportelli Caritas e si fa riferimento a coloro che hanno perso il lavoro, ma anche alla categoria working poor, ovvero persone che, pur lavorando, non riescono ad arrivare a fine mese a causa dell’aumento del costo della vita, categoria nella quale rientrano anche i padri separati.

Per quanto riguarda i dati Istat e la fotografia di Catania che viene fornita, poi, la dottoressa Zimbili fa sapere quanto segue: «I dati Istat fotografano una situazione fatta di persone che vivono in strada per motivi diversi. Alcuni possono scegliere questa vita perché non vogliono farsi aiutare, oppure non vogliono separarsi dai loro cani che hanno accanto, dato che in alcune strutture non è consentito l’accesso agli animali. Altri invece non vogliono sottostare alle regole. Il nostro compito è quello di agganciarli giornalmente tramite il servizio dell’unità di strada e cercare di portarli qui al centro di ascolto, avviando una presa in carico per comprendere anche l’accesso ai servizi sanitari, in base alle diverse problematiche».

Non a caso, da qualche tempo a questa parte l’Help Center della Caritas fornisce sostegno psicologico tramite uno sportello di ascolto che funziona insieme al centro di ascolto, così come l’ambulatorio medico. Infatti, la dottoressa spiega che sono circa una cinquantina le persone che settimanalmente hanno accesso al centro di ascolto per vari bisogni, usufruendo anche di servizi come la doccia e il supporto sanitario attraverso le consulenze dei professionisti che si mettono a disposizione dell’Help Center, avviando così una collaborazione continuativa con l’Asp.

Successivamente, poi, subentra una delle fasi più delicate, ovvero il reinserimento sociale degli stessi assistiti dalla Caritas: «Purtroppo non è all’ordine del giorno, però quando questo avviene rappresenta una soddisfazione. Sono piccole gocce che alimentano ancora di più la nostra motivazione».

Infatti, a oggi l’operato dell’Help Center della Caritas è molto più ampio, in quanto può usufruire di convenzioni con enti pubblici, come appunto l’Asp per la presa in carico di soggetti con problematiche psichiatriche o di dipendenze, così come con centri che si occupano dell’esecuzione di misure alternative riguardanti soggetti che hanno commesso reati, e altre collaborazioni con scuole e quant’altro. Il Comune, poi, ha intensificato a quanto pare anche la sua azione, motivo per cui la dottoressa fa riferimento a collaborazioni quotidiane con i servizi sociali.

Il 30 maggio, poi, verrà fornito un nuovo report Istat che farà un’altra fotografia della situazione catanese dei senzatetto, per vedere se questa sta cambiando con nuovi dati e capire quindi come si sta evolvendo tale fenomeno proprio nel capoluogo.

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino