08 Aprile 2026

Bivacco in via Etnea e Corso Sicilia, Don Nuccio Puglisi Caritas: “Rapporti protocollari con l’Amministrazione”

Bivacco in via Etnea e Corso Sicilia, Don Nuccio Puglisi Caritas: “Rapporti protocollari con l’Amministrazione”

Le strade di Catania raccontano storie che, abitualmente, molti sono abituati a ignorare: persone che “bivaccano” in strada perché magari non hanno un altro posto dove andare, e non solo. Uno scenario di normale indifferenza e istinto di sopravvivenza.

Il centro storico di Catania, giorno dopo giorno, è teatro di vite dalle molteplici sfaccettature: ci sono i turisti alla ricerca del selfie perfetto tra via Etnea e il vulcano alle spalle ancora innevato, oppure puntando dritto verso la Cattedrale. Si cammina velocemente, si guardano le vetrine dei negozi e si cerca quel cibo caratteristico che abbia il sapore di Catania, di Sicilia.



Poi c’è chi via Etnea la percorre per andare all’università, o più semplicemente per incontrare qualcuno e non solo, se teniamo anche conto dei negozi presenti qui che ogni giorno accolgono i clienti in preda allo shopping.

Al rovescio della medaglia, però, c’è un’altra Catania, quasi come l’altra faccia della stessa moneta: quella che tutti vedono, ma per la quale si preferisce girarsi dall’altra parte. Le vie di una città diventate la casa a cielo aperto di chi una casa, con estrema probabilità, non ce l’ha. Lo spazio vitale, intimo, è un foglio di cartone e quello, per loro, è casa, letto, tutto. Sono lì, in attesa che qualcuno li veda, lasci una moneta, nell’indifferenza che è diventata normale quotidianità.

Bivacco centro storico Catania - FreePressOnline

Bivacco centro storico Catania – FreePressOnline

Poi, invece, c’è chi è lì con il migliore amico: un cucciolo che, oltre a donare il senso di casa, è anche la propria famiglia. Lì ci si accompagna con un piccolo piattino, quattro spicci che verranno spesi prima per “l’amico fraterno”, l’unico che non lo abbandonerà mai. Tutto in estremo silenzio e con l’indignazione di chi pensa che quello sia solo degrado, ignorando la richiesta di aiuto disperato che si cela dietro ognuno di loro, anche quando l’aiuto non viene davvero chiesto.

Prendiamo il caso di Adele, la donna senza tetto trovata morta in via Domenico Tempo: una storia che rappresenta il peggiore dei tragici epiloghi di coloro che vivono in strada e che restano invisibili all’occhio umano… anche quando vengono trovati a dormire per terra, a pochi passi dal resto del mondo.

A intervenire sulla questione è stati proprio Don Nuccio Puglisi, nonché direttore Caritas Catania che, ogni giorno, scende in campo per dare sostegno per coloro che si trovano in strada e che hanno bisogno di aiuto.

Anche oggi possiamo fare una fotografia istantanea di quella che è la situazione sia in via Etnea che in corso Sicilia, notoriamente conosciute sia per il traffico turistico, sia per il “bivacco” dei senzatetto che ne hanno fatto la propria casa a cielo aperto. Qual è l’azione con la quale, ogni giorno, la Caritas cerca di dare aiuto e supporto?

«La nostra azione è quella di consegnare pasti e coperte ai senzatetto, chiaramente non possiamo fare oltre. La presenza dei dormitori sul territorio è estremamente esigua: c’è un dormitorio della Locanda del Samaritano. Ma, proprio per l’esubero dei casi, è sempre pieno, quindi non ci sono mai posti liberi, nonostante non sempre tutti vengano a chiedere aiuto. La situazione peggiora e l’urgenza che rileviamo in maniera forte è quella di uno stato di passività, anche psicologica, nella quale ci sono questi nostri assistiti».

Bivacco centro storico Catania - FreePressOnline

Bivacco centro storico Catania – FreePressOnline

Negli anni, come ha visto cambiare questo fenomeno sociale?

«I senzatetto sono aumentati: questo è un dato che purtroppo cresce sempre, anche se di poco, anche da un punto di vista di un’analisi “topica” sul territorio. Quello su cui lavoriamo noi è l’implemento della solidarietà, quindi la Caritas, più che spendere le proprie energie da un punto di vista dell’assistenzialismo, anche se noi siamo sempre e comunque presenti e pronti per ogni tipo di necessitò… ma lo scopo primitivo è fare in modo che aumenti il senso sociale e la solidarietà, questo è un altro dato su cui puntare».

Ad oggi, quali sono i rapporti con l’amministrazione comunale catanese? Avete provato a coinvolgerla maggiormente?

«Con l’amministrazione comunale ci sono rapporti chiaramente protocollari e formali. È chiaro che loro conoscono i nostri obiettivi, conoscono quali siano le nostre priorità. È chiaro che, qualora ci fosse, da un punto di vista della progettazione, volesse impiegare una parte delle proprie risorse nell’incremento delle infrastrutture tali da favorire un processo di “decentramento” del dato urgente, ci troverebbe assolutamente collaborativi. Peraltro, non possiamo sostituirci alle istituzioni in generale, né è il nostro compito».

@freepressonline

A Catania ci sono storie che non fanno rumore. Le vedi ai bordi delle strade: persone che bivaccano perché non hanno un posto dove andare. E intorno, la città che tira dritto. Non è “degrado”: è sopravvivenza. E l’indifferenza è la parte più pesante. #Catania #DisagioSociale #VitaDiStrada #Diritti #Comunità

♬ suono originale – Freepressonline

Ipoteticamente, di quanti altri posti letto ci sarebbe bisogno per essere ancora più accoglienti nei confronti di coloro che vogliono farsi aiutare?

«Una città come Catania avrebbe bisogno di almeno altri 100 posti letto. Tenendo conto delle situazioni nelle quali si trovano queste persone, come situazioni transitorie legate magari a un problema abitativo, quindi non hanno una casa e, in quel caso, vi è bisogno di far fronte con un aiuto. Abbiamo quindi un contatto sempre aperto con le istituzioni in tal senso».

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Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino