07 Maggio 2026
Donna ustionata a Catania, la lite e poi le fiamme: richiesti 15 anni

Il caso della donna ustionata a Catania torna in aula. A discutere oggi è stato il Pubblico Ministero Salvatore Fabio Platania, il quale ha presentato la sua requisitoria alla Corte.
Entra in una fase decisiva il procedimento riguardante la violenta lite che si è verificata tra via Capuana e via Ventimiglia nel mese di settembre del 2024.
Al centro del caso giudiziario ci sono due donne, Agatina Vitanza e Rosa Alessandra Gnnamaridi, protagoniste di una rissa che è degenerata in pochissimo tempo.
Infatti, all’epoca dei fatti, così come ricostruito dall’attività investigativa, le due donne avrebbero avuto una violenta lite alla quale sarebbe preceduto uno scontro tra le figlie di entrambe. Secondo quanto emerso, poi, si sarebbe fatto riferimento a un episodio scaturito probabilmente a causa di un ragazzo conteso. Peccato che da essere coinvolta in quel litigio vi fu un’altra donna, ustionata dalle fiamme appiccate dopo esser stata bagnata da un liquido infiammabile.
Svolta nel processo sulla donna ustionata
Le due donne oggi sono imputate per quello che è accaduto durante la loro violenta lite, ovvero quando una delle due avrebbe spruzzato del liquido infiammabile contro la vittima, Giusy Scalogna all’epoca dei fatti di soli 26 anni, che ha riportato gravi lesioni su circa il 20% del corpo e che, in quel momento, è stata trasferita d’urgenza in ospedale per ricevere le cure necessarie. Un episodio che oggetto del processo giudiziario, discusso in aula dove ogni dettaglio viene ricostruito per comprendere fino in fondo cosa sia accaduto quella sera.
Attualmente per Agatina Vitanza e Rosa Alessandra Gnnamari è stata esclusa l’aggravante della premeditazione, in quanto una delle due avrebbe riferito che il liquido infiammabile non sarebbe stato portato di proposito per procedere con l’accensione, ma sarebbe stato già presente in auto.
Inoltre, gli avvocati Dario Polizza e Daniele Cugno, lo scorso 26 marzo, avevano presentato istanze ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale per la rilevazione e l’ammissione di prove, sulle quali ci si è concentrati nell’udienza successiva in relazione a un audio e a sommarie indicazioni che la sera dell’accaduto erano state rese alla Procura e al pubblico ministero. Richieste che poi sono state rigettate dalla Corte.
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Nell’udienza che si è tenuta oggi, poi, il Pubblico Ministero Salvatore Fabio Platania ha svolto la sua discussione davanti alla Corte, presentando anche le sue richieste. In particolar modo, sia per Agatina Vitanza che per Rosa Alessandra Gnnamari è stata richiesta una pena di 15 anni, ma con capi di imputazione differenti: per la prima con l’accusa di tentato omicidio, mentre per la seconda con l’accusa di lesioni gravissime.
Il prossimo 21 maggio, poi, toccherà agli avvocati procedere con il loro intervento in aula.
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