26 Marzo 2026
Donna ustionata a Catania, processo in aula: oggi udienza e richiesta per nuove prove

Si è tenuta oggi una nuova udienza relativa a una vicenda che, nel 2024, sconvolse Catania: quella della ventiseienne Giusy Scalogna ustionata dopo una lite.
I fatti risalgono al 2024 e, secondo l’accusa, si sarebbe trattato di una vera e propria spedizione punitiva maturata dopo episodi che avrebbero spinto le due donne imputate per tentato omicidio e gravi lesioni a intervenire in una lite tra ragazzine.
Così come raccontato anche dalla stampa in questo frangente, si fa riferimento a quella che sarebbe stata una lite tra minori degenerata in pochissimo tempo, fino a coinvolgere le madri, entrate in azione con un gesto ritenuto dagli inquirenti estremo.
In particolare, la malcapitata, Giusy Scalogna all’epoca dei fatti di soli 26 anni, sarebbe stata bagnata con benzina durante una lite e subito dopo data alle fiamme. Nonostante l’atto efferato, la donna è riuscita a salvarsi e, secondo quanto reso noto da vari magazine, dopo l’aggressione è stata ricoverata in prognosi riservata e intubata, con ustioni sul 20% del corpo. A essere colpiti in particolare sarebbero stati volto, collo, braccio e torace.
Dalla spedizione punitiva al carcere: il nuovo atto del processo
Restano da chiarire le dinamiche che hanno portato alla lite tra le minori e che, in un secondo momento, avrebbe coinvolto le loro madri. C’è chi parla persino di un litigio scaturito da un ragazzo conteso. A oggi, ciò che rimane è il racconto di quanto accaduto tra via Capuana e via Ventimiglia, a settembre del 2024, intorno alle 18:00, in quello che doveva essere un tranquillo pomeriggio.
All’epoca dei fatti, una delle due donne avrebbe ammesso di aver spruzzato il liquido infiammabile contro la vittima, poi ricoverata con ustioni sul 20% del corpo. Diversamente, l’altra donna coinvolta ha escluso ogni responsabilità, affermando di essere scesa dall’auto pochi istanti prima che la rissa degenerasse. Le due donne, Agatina Vitanza e Rosa Alessandra Gennamari, sono ancora detenute nel carcere di Piazza Lanza.
Durante le fasi centrali del processo sono stati sentiti diversi testimoni. L’ultima, ascoltata proprio oggi 26 marzo a porte chiuse, è ancora minorenne. In questo frangente, è emersa una differenza marginale tra quanto dichiarato al momento della denuncia e quanto riferito oggi. Resta, dunque, l’accusa di tentato omicidio e gravi lesioni, ma continua a essere esclusa l’aggravante della premeditazione perché, all’epoca dei fatti, una delle due donne avrebbe già riferito di avere il liquido infiammabile con sé, e non di esserselo procurato appositamente per quella circostanza.
Inoltre, gli avvocati della difesa, Dario Polizza e Daniele Cugno, hanno presentato in aula un file audio che non è stato possibile ascoltare durante l’udienza, ma la Corte si è riservata di acquisire la prova. È stata infatti avanzata istanza ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale, relativa all’ammissione di nuove prove, sia per gli audio che per l’acquisizione delle sommarie informazioni rese nell’immediatezza ed il Pubblico Ministero Salvatore Fabio Platania. La Corte, con presidente Concetta Zimmitti e a latere Carla Caponcello e Carla Miceli, si è riservata sulla questione e si esprimerà il prossimo 2 aprile.





