27 Aprile 2026
Trantino e ANPI Catania: scontro sull’antifascismo del 25 aprile

Il sindaco Trantino attacca gli antifascisti. Palella(Anpi): “Ha reciso le radici che affondano nel fascismo?”
Il corteo del 25 Aprile, oltre dalla grande partecipazione, si e’ caratterizzato per due striscioni verticali: il primo, con la scritta “Catania Antifascista”, in piazza Stesicoro prima della partenza del corteo, calato dalla terrazza del palazzo dove da decenni c’e’ la sede dei neofascisti; il secondo, con la scritta “Contro la guerra, la nuova Resistenza”, in piazza duomo, dall’impalcatura del cantiere nella facciata del Palazzo dei Chierici.
Ma e’ lo striscione “Catania Antifascista” che registra l’intervento del sindaco Enrico Trantino, esponente di Fratelli d’Italia, con la replica della professoressa Pina Palella, presidente provinciale dell’ANPI Catania.
Il sindaco Trantino:
“Ai margini della deposizione della corona di fiori al Municipio da parte dell’ANPI, ho detto ai presenti che non saremo mai popolo fin quando non considereremo il 25 aprile un momento da cui ripartire, superando le divisioni tra chi stava dalla parte giusta e chi da quella sbagliata.
Una considerazione fin troppo ovvia, ma che – purtroppo – appare ancora eretica.
Numerosi tentativi sono stati vanamente compiuti perchè si uscisse da questa retorica divisiva. L’on. Luciano Violante, nel suo discorso di insediamento come Presidente della Camera, affermò: “Mi chiedo se l’Italia di oggi – e quindi noi tutti – non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà”.
Nonostante questo, prosegue la campagna d’odio da parte di alcuni esponenti politici. Oggi, dal tetto della sede che è di FdI, è stato srotolato uno striscione “Catania antifascista”, mentre il corte urlava “Fuori i fascisti da Catania”. A Palermo è stato contestata la presenza del Sindaco Lagalla.
Capisco che è gente che non avendo un modello costruttivo di società da proporre, debba trovare un nemico da combattere per coagularsi. Ma nessuno di loro creda di avere titoli per stabilire chi è buono e chi è cattivo; perchè diventa solo una caricatura offensiva di chi il 25 aprile 1945 credette che cominciava una nuova fase, che dalla liberazione dal regime fascista poteva far sorgere un nuovo sentimento popolare che cementasse l’idea di una Patria, di una Nazione unita, in cui credere e da sostenere.
Perchè gran parte di quelli erano gli antifascisti che rifiutarono di aderire al regime fascista, pagandone le conseguenze; e che bisogna onorare. Poi ci sono gli antifascisti di oggi, che possono esistere solo fin quando continueranno a inneggiare a un pericolo fascista.A loro ricordo quel che scrisse nel 1973 Pier Paolo Pasolini a Moravia: “Mi chiedo, caro Alberto, se questo antifascismo rabbioso che viene sfogato nelle piazze oggi a fascismo finito, non sia in fondo un’arma di distrazione che la classe dominante usa su studenti e lavoratori per vincolare il dissenso. Spingere le masse a combattere un nemico inesistente mentre il consumismo moderno striscia, si insinua e logora la società già moribonda”.
Da allora sono passati più di cinquant’anni. E credo sia inutile ogni altra parola”.
Palella, ANPI:
“All’indomani dell’81° anniversario della Liberazione dal nazifascismo che è stato celebrato a Catania con un corteo di oltre diecimila persone, tantissimi i giovani, mi sento in dovere di rispondere al post pubblicato su Facebook dal sindaco di Catania avvocato Enrico Trantino, che , per la prima volta, è stato presente alla cerimonia dell’ANPI di deposizione della corona d’alloro presso la lapide, collocata nella corte del Palazzo di città, che ricorda e onora le partigiane e i partigiani caduti nella lotta di Liberazione dal nazifascismo. Dopo la cerimonia ho avuto un confronto con il Sindaco che affermava più o meno quanto già detto dalla seconda carica dello Stato, cioè che bisogna superare le divisioni tra chi ha militato nella RSI e gli antifascisti con una “pacificazione”.
Ho risposto al Sindaco che ciò non è possibile né lo sarà per motivi storici, morali, giuridici che sono insiti nelle radici della nostra Repubblica. Rendendomi conto della inconciliabilità delle nostre posizioni, ho salutato con garbo antifascista.Nel pomeriggio del 25 aprile il sindaco ha pubblicato un post su Facebook in cui richiamando il nostro scambio di opinioni scrive: “Non saremo mai un popolo fin quando non considereremo il 25 aprile un momento da cui ripartire, superando le divisioni tra chi stava dalla parte giusta e chi da quella sbagliata. Una considerazione fin troppo ovvia, ma che, purtroppo, appare ancora eretica.” Procede citando i tentativi compiuti per uscire da questa retorica divisiva tra cui il discorso di insediamento dell’onorevole Violante come presidente alla Camera: “Mi chiedo se l’Italia di oggi, e quindi tutti noi, non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri…” Vorrei sottolineare al primo cittadino etneo che l’onorevole Violante nel suo discorso affermava che occorreva capire meglio quali erano state le motivazioni che avevano spinto ragazzi e ragazze a schierarsi dalla parte della RSI anche quando tutto sembrava perduto”. Violante non parla di parificaficazione tra le parti, che ritiene inaccettabile, bensì di “analisi storica delle motivazioni”. Anche le parole di Pier Paolo Pasolini a Moravia, citate sempre dal sindaco, erano una riflessione dell’intellettuale eretico sui fenomeni di massa usati come arma di distrazione mentre il consumismo si sostituiva a qualsiasi logica politica o ideologica. Pasolini non afferma di “superare” le distinzioni tra fascisti e antifascisti con un “Volemosi tutti bene!”
Così come gli ho già detto, come ANPI ribadiamo che nessuna pacificazione è possibile! Non si tratta di odio, perché l’odio non ci appartiene, ma di consapevolezza che deriva dai fatti storici, dai documenti e dalle testimonianze. Chi ha militato nella RSI era consapevole, ha fatto una “scelta “per diversi motivi: convenienza, interesse, ferocia, radicamento ideologico, avrebbero potuto fare altre scelte come scelsero i partigiani e le partigiane, i civili, i religiosi, i preti, le suore, i carabinieri, i militari, gli IMI, la gran parte dell’Italia scelse di lottare contro il nazifascismo con la consapevolezza di poter morire, dando così finalmente dignità al nostro paese. La Repubblica Sociale Italiana, vorrei ricordare alcuni dati storici, era priva di legittimità giuridica e legale in quanto mancavano tutti gli atti necessari per affermarne la legittimità. Era non tanto “uno stato fantoccio” quanto ” collaborazionista” con l’esercito occupante nazista.
La Repubblica Sociale aveva prioritariamente funzione repressiva del popolo italiano ” non fascista”. Delazione, cattura dei nemici, torture, uccisioni di civili,partigiani e partigiane le principali attività. Le persecuzioni e i rastrellamenti degli ebrei furono eseguiti dei nazisti con la complicità dei repubblichini. In quasi due anni di occupazione nazifascista dell’Italia, dopo l’armistizio, la RSI produsse un caos di bande armate e semi indipendenti, che si macchiarono dei peggiori crimini contro i civili .
Ricordo le ” solerti” divisioni guidate da Rodolfo Graziani, le famigerate brigate nere, la Divisione Monterosa, la brigata Ettore Muti, la Decima Mas sotto Junio Valerio Borghese. Vorrei anche ricordare la ferocia della persecuzione razziale con l’applicazione della carta di Verona che all’art. 7 affermava: “Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica”. E ancora il 30 novembre 1943 quando si dispone l’ “arresto degli ebrei, internamento nei campi, sequestro dei loro beni”. Quella dei fascisti della RSI “fu guerra non civile ma ai civilli”. In 20 mesi furono trucidati dalla Wehrmacht, dalle SS e dai repubblichini di Salò almeno 23 mila persone, la maggior parte civili, oltre a partigiani delle diverse brigate, antifascisti, religiosi e militari. 3000 persone morirono in esecuzioni individuali, 20.000 in stragi di massa. Gli episodi di violenza di cui si macchiò la RSI furono circa 5.500. Questa breve riflessione storica si basa su documenti e testimonianze, non certamente su un ” presunto” odio che non appartiene alla maggioranza dei catanesi.
Lo striscione a Catania, in quel palazzo che è stata la sede del MSI, non istiga all’odio afferma con dignità che Catania è antifascista. Dirsi e manifestarsi antifascisti è affermare la nostra distanza da quei valori, vuol dire esercitare, mettere in pratica i principi della Costituzione antifascista dal primo all’ultimo articolo. Avevo 18 anni quando andai per la prima volta alla Risiera di San Saba, mi si “arrizzarunu li carni” quando fui messa davanti a ciò che i fascisti repubblichini e nazisti fecero nel nostro territorio. In quell’immane silenzio, mentre il grano veniva accarezzato dal vento mi sembrò di vedere e di sentire “Il dolore” degli innocenti passati nei forni crematori improvvisati, ebrei e politici, partigiani e civili. No, i morti non sono tutti uguali! Vorrei ricordare al primo cittadino della nostra amata città metropolitana le parole del Presidente Pertini “Il fascismo non è un’opinione, è un crimine”. Ecco perché parlare di pacificazione è un inganno perché presuppone una simmetria morale che la Storia ha smentito e smentisce.
Faccio io una domanda al Sindaco di Catania: “Chi parla di superamento e pacificazione, ha reciso le radici che affondano in quel fascismo che ha portato ad un ventennio di totalitarismo, ad un coinvolgimento in una guerra mondiale fondata su “odio” e presunta superiorità razziale?”.






