10 Aprile 2026
Inaugurata piazza Lia Pipitone

Ad Aci Sant’Antonio inaugurata la piazza dedicata a Lia Pipitone: memoria e impegno contro la mafia.
Solo una donna illustre, e poi tre figure religiose: sono state queste, finora, le intitolazioni femminili presenti nel ricco stradario santantonese, motivo per cui lo scorso anno, insieme a studenti e docenti del territorio, si è pensato di lavorare alla toponomasticaper intitolare piazze e slarghi a donne distintesi per abilità e talenti. In seguito a ciò,numerose e variegate sono state le proposte arrivate all’Amministrazione Comunale, e sulla base di queste sono stati scelti cinque nomi, in relazioni alle quali il mese aprile del 2026 è stato scelto per celebrare le intitolazioni.
Il primo degli eventi, che ha avuto luogo nella mattinata di oggi, è legato alla figura di Rosalia Pipitone, detta Lia, alla quale è stata intitolata la piazza su via Nicola Maugeri, di fronte il plesso scolastico dell’Istituto Comprensivo ‘Alcide De Gasperi’, e nei pressi dell’ingresso della Villa Comunale.
Lia, amante dell’arte e della cultura, figlia di Antonino Pipitone, boss del quartiere popolare dell’Acquasanta e uomo di Totò Riina, è stata uccisa nel 1983, a causa della sua opposizione alle tradizioni che Cosa Nostra imponeva alle donne di famiglia. “Meglio una figlia morta che separata” diceva il padre, dopo aver saputo del suo allontanamento dal marito, dal quale aveva avuto un figlio: la storia di una presunta relazione extraconiugaledivenne un perfetto (oltre che falso) pretesto, così, per far sì che gli affiliati al clan potessero giustificare un’azione punitiva. La mattina del 23 settembre venne freddata da un colpo di pistola alla nuca, all’interno di una sanitaria. Fu messa in giro la storia di una rapina finita male, ma, in realtà, i due uomini che avevano tentato di svuotare la cassa del negozio dove si trovava l’avevano seguita. Il giorno dopo, il migliore amico di Lia, Simone Di Trapani, venne ritrovato morto sotto il balcone di casa sua: secondo quanto poi sarà riferito dal collaboratore di giustizia Angelo Fontana, anche in questo caso due killer di Cosa Nostra avevano tentato di camuffare il delitto, facendolo passare per un suicidio. Lo avevano scaraventato dal quarto piano obbligandolo a scrivere un biglietto: ‘Mi uccido per amore’.
I ragazzi delle scuole santantonesi hanno scelto Lia per onorarne la memoria, e questa mattina, oltre alle autorità civili e militari del territorio, era presente Sua Eccellenza il Prefetto di Catania, Antonio Signoriello, il deputato e membro della Commissione Parlamentare antimafia, Anthony Barbagallo, e il figlio di Lia, Alessio Cordaro, insieme agli alunni di tre classi degli istituti comprensivi ‘Alcide De Gasperi’ e ‘Fabrizio De Andrè’, alle docenti, ai volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri, a quelli della Protezione Civile locale, ai rappresentanti del presidio delle Aci di ‘Libera’ e a tanti cittadini, oltre che al giornalista Raffaele Musumeci, che ha gestito i momenti dell’intitolazione, e ai musicisti Francesca D’Urso e Matteo Carbone, che hanno interpretato uno dei brani cari a Lia, ‘La locomotiva’ di Francesco Guccini.
Il figlio di Lia, Alessio, autore col giornalista Salvo Palazzolo del libro ‘Se muoio, sopravvivimi’, ha voluto sottolineare che “la mafia è ancora un cancro che affligge e sono lieto di poterla combattere con il ricordo di mia madre. Purtroppo – ha evidenziato – pur essendo vittima di mafia, mamma non viene riconosciuta come tale dalle istituzioni, perché, cieche, si appigliano a un vuoto normativo. Il fatto che ci siano comunque giornata come questa, in cui viene riconosciuta dalla società civile, ha una valenza enorme. Auspico che questa piazza diventi non solo un luogo di memoria, ma un posto dove i ragazzi si possano incontrare per immaginare e costruire un futuro diverso, e dove gli adulti possano prendere coscienza e pensare a come contribuire ogni giorno affinché la nostra terra diventi un posto migliore dove vivere. In fin dei conti, quello che ci viene chiesto è semplicemente scegliere ogni giorno da che parte stare“.
Il deputato Barbagallo, poi, ha sottolineato i problemi della Sicilia e, in particolare, della provincia di Catania, che vanta il triste primato del più alto numero di Comuni sciolti per mafia, oltre che una massiccia presenza di giovani nell’alveo dell’illegalità, spiegando che “è necessario combattere il mito della mafiosità, un mito che avanza nelle carceri minorili, nei video su ‘Tik Tok’. Per questo – ha sottolineato – abbiamo presentato due iniziative in Commissione: l’utilizzo SIM controllate per i minori, perché la comunicazione troppo spesso sfugge agli adulti, e il Disegno di Legge, a firma di tutte le forze politiche, per il protocollo ‘Liberi di scegliere’, votato e rendere tutti liberi di indirizzare la propria vita lontano dalle famiglie mafiose, dai quartieri mafiosi. Giornate come questa – ha concluso – servono a rafforzare il percorso per un futuro di libertà“.
Il Sindaco, Quintino Rocca, ha ricordato la figura di Lia: “Non solo una vittima di mafia, ma una vittima di mafia in quanto donna, una donna che ha vissuto in prima persona la piaga di Cosa Nostra. La sua è una storia di lotta a spada tratta: viene giustiziata con l’avallo del padre perché sceglie di essere libera. La sua storia testimonia come il patriarcato si leghi alla mafia, e come la mafia si nutra dell’humus di una precisa subcultura, con ‘valori’ dei quali si vede la depositaria. Dobbiamo combattere a trecentosessanta gradi tutto questo, testimoniando, con giornate come questa, e provando a migliorare questo humus“.
Il Prefetto Signoriello, infine, ha voluto mettere in evidenza come questa sia la prima intitolazione legata alla figura di Lia Pipitone: “Dietro questo momento – ha detto – c’è un procedimento amministrativo con cui è arrivata una proposta che mi ha colpito particolarmente. Ho trovato enormemente giusta questa intitolazione, e alla fine sono stato particolarmente orgoglioso di mettere la firma. Esiste un dovere della memoriache dobbiamo assolvere, perché non c’è niente di peggio che dimenticare le vittime di mafia. Se questo cartello avrà la capacità di interrogare la comunità ogni volta che lo leggerà, allora avremo vinto. Chi verrà qui dovrà chiedersi: chi è Lia? Perché ricordarla? Beh, lo si dovrà fare perché quella di Lia è la scelta culturale antitetica alla mafia. Penso che questo sia un inizio, un buon inizio. In fondo – ha concluso – chi ha fatto la scelta mostruosa, dentro la sua stessa famiglia, di permettere un omicidio, ha sortito l’effetto di dare memoria eterna a lei. Dobbiamo coltivare questo seme, perché garantisce il ricordo, la legalità. È un bene fondamentale. Lia è stata una donna libera fino alla fine, e non ce ne dimenticheremo“.
Gli studenti, dopo aver svelato il nome di Lia al centro della piazza, hanno cantato per lei una canzone, e letto la sua poesia preferita, un testo di Pablo Neruda dal titolo ‘Se muoio, sopravvivimi’.






