02 Marzo 2026
La morte di Elisabeta: la geografia dell’abbandono | Emiliano Abramo: «Cultura dell’indifferenza che dilaga»

C’è un’anatomia del degrado che a Catania non ha bisogno di mappe, ma solo di sguardi capaci di superare il parabrezza dell’auto. Il corpo di Elisabeta Boldijar, ritrovato sabato scorso tra le macerie esistenziali di via Domenico Tempio, non è solo l’ennesimo caso di cronaca nera.
È lo specchio deformante di una città che ha imparato a convivere con l’orrore, derubricando la tragedia a “inevitabile conseguenza” di una vita ai margini.
La geografia dell’abbandono
Via Domenico Tempio non è una periferia lontana e polverosa, è una delle porte d’accesso al cuore della città, un’arteria pulsante che ogni giorno accoglie migliaia di pendolari. Eppure, proprio lì, l’ex Consorzio Agrario si erge come una cattedrale del nulla, un non-luogo dove le leggi dello Stato cedono il passo a quelle della sopravvivenza estrema.
Lì è stato trovato il copro di Elisabeta, una donna di 36 anni di origine romena. L’immagine nitida nell’immaginario di tutti anche se nessuna foto è stata diffusa: il corpo riverso a terra, strappato nella dignità così come gli abiti che indossava… pochi e strappati anche essi. Il tutto nel silenzio di un pomeriggio di sole, ci dice quanto sia diventata spessa la cortina di indifferenza che avvolge Catania. Elisabeta era una “invisibile”, una di quelle figure che incrociamo con lo sguardo basso mentre cerchiamo di non vedere il crack, la prostituzione, la miseria che divora i marciapiedi.
“Andando oltre la cultura dell’indifferenza che dilaga”
In questo quadro di solitudine e asfissiante silenzio troviamo la Comunità di Sant’Egidio che ha diramato un comunicato stampa proprio in queste ore, dove è possibile leggere le parole di cordoglio riservate a Elisabeta, morta in strada, nella solitudine e nell’indifferenza. Qui, dove si fa riferimento anche a Corrado Lorefice: «Ribadiamo con forza – come ha ribadito di recente monsignore Corrado Lorefice – ogni vita è preziosa, anche quella di chi non ha una casa, un nome conosciuto, una rete di protezione. La morte di questa donna ci ricorda che la fragilità non è un destino inevitabile, ma una responsabilità condivisa».

geografia Cultura dell’abbandono Emiliano Abramo Cultura dell’indifferenza che dilaga – FreePressOnline
Noi di FreePressOnline abbiamo ascoltato Emiliano Abramo Presidente della Comunità di Sant’Egidio, il quale si è espresso così sulla morte della giovane Elisabeta:
«La storia di Elisabeta rafforza un concetto molto importante: c’è un mondo di persone portatrici di un nome, di una storia e di un vissuto che chiedono di essere incontrate, di essere ascoltate e persino di essere aiutate».
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@freepressonline
In via Domenico Tempio a Catania trovato il corpo senza vita di una giovane donna di origine romena, con abiti in parte strappati. La vittima è stata identificata solo nelle ultime ore. #Catania #Cronaca #Indagini #Omicidio #Vittimasenzafissadimora
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«Questo rappresenta anche la storia di Elisabetta: presunte problematiche legate di dipendenza e forse anche di prostituzione. C’è una città che deve rinnovare ritrovare i nuovi paradigmi e accarezzare l’anima della “città stessa”. Il tutto passa attraverso queste storie, e per questo non dobbiamo andare oltre e ci dobbiamo fermare– conclude Abramo -. Oggi ho avuto modo di ricevere la telefonata di monsignor Renna e anche lui ricorda di trovare la voglia di fermarsi, di pregare e di far nostro, e non solo, questo lutto, questa storia e che si possa così rinnovare un patto per la solidarietà per l’unità in città, andando oltre la cultura dell’indifferenza che dilaga»





