25 Marzo 2026

Omicidio Santo Re, via al processo: la verità cercata tra video, testimoni e troppi perché

Omicidio Santo Re, via al processo: la verità cercata tra video, testimoni e troppi perché

È iniziata ufficialmente la fase dibattimentale del processo relativo alla morte di Santo Gianbattista Re, il pasticcere di 30 anni brutalmente ucciso il 30 maggio 2025 davanti alla nota pasticceria Quaranta, che tutti i catanesi conoscono.

Il dramma si è consumato in una manciata di minuti: l’aggressione, l’uccisione, il tentativo disperato di sottrarsi al suo assassino e poi niente più. Ogni tentativo di salvare l’uomo, trasportato all’ospedale Cannizzaro, si è rivelato inutile. Di quel giorno rimane anche il ricordo di un pacchettino di dolci che il giovane aveva con sé.



Nonostante il tempo trascorso dall’omicidio, il silenzio del suo assassino, Akhabue Innocenti, noto con il soprannome di John Obama, e il movente che si nasconde dietro il feroce gesto restano un mistero. Qualcuno ha persino fatto riferimento a uno scontro legato al “pagamento” per il suo ruolo di parcheggiatore abusivo, ma questa tesi non ha mai ricevuto conferme. Le accuse per l’uomo, irregolare in Italia, sono di omicidio e detenzione illegale di arma.

Omicidio Santo Re: le coltellate multiple

Tutto si è verificato la mattina del 30 maggio 2025. Re stava attraversando la strada che conduce al pontile nautico privato di piazza Mancini, lì dove si è consumata l’aggressione per motivi ancora ignoti, alla luce del sole. Santo era pronto a tornare a casa, con un pacchettino di dolci per la moglie, che lo aspettava insieme alla figlia di pochi mesi. Purtroppo, però, quella mattina Santo non tornerà a casa.

Il suo aggressore lo ha colpito non una sola volta, ma con coltellate multiple a braccia, tronco e addome. Il vano tentativo di rifugiarsi in pasticceria per chiedere aiuto, la fuga dell’assassino ripresa dalle telecamere e lo sconcerto dei presenti: tra questi, un carabiniere fuori servizio intervenuto subito.

Un dettaglio appare strano fin da subito: Obama era persino noto in zona, e questo è stato sottolineato anche alla stampa nazionale. Santo conosceva il suo aggressore: in passato, lui e altri impiegati del bar Quaranta gli avrebbero dato del cibo e non solo. Proprio la vittima avrebbe persino consegnato degli abiti a Obama, un gesto caritatevole nei confronti dell’uomo: lo stesso che gli ha tolto la vita. La famiglia di Santo, ancora oggi, si chiede il perché di quel gesto efferato e perché l’aggressore, originario dello Zimbabwe, fosse ancora in Italia: immigrato irregolare e destinatario di sette decreti di espulsione, tre dei quali con accompagnamento coattivo alla frontiera. Un dolore che si evince anche dalle parole della sorella di Santo che, davanti alle telecamere di Quarto Grado, non ha potuto trattenere la rabbia: «Mio fratello è morto per colpa di una persona che non doveva stare in Italia».

Omicidio Santo Re udienza - FreePressOnline

Omicidio Santo Re udienza – FreePressOnline

Le prime fasi del processo

Un processo che entra nel vivo della fase dibattimentale, per il quale i legali della vedova, Alessandro Coco, e dei familiari Salvatore Leotta, hanno citato anche il Ministero dell’Interno come responsabile civile. In occasione dell’udienza che si è tenuta il 24 marzo 2026, i giudici hanno ascoltato alcuni dei testimoni indicati dal pubblico ministero: l’ispettore Salvatore Sidoni, che si è occupato dell’arresto, e il maresciallo dei carabinieri Simone Cava, intervenuto subito mentre si trovava fuori servizio. I due hanno confermato quanto già dichiarato il giorno dell’accaduto, ricostruendo l’aggressione mortale e la fuga di Obama.

Si tornerà in aula il prossimo 31 marzo. Si procederà con l’acquisizione delle immagini e dei video delle attività limitrofe che hanno permesso di individuare l’aggressore, nel suo vano e inutile tentativo di fuga prima della cattura.

Ultimo aggiornamento

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino