30 Marzo 2026

Liste di attesa in Sicilia, Cimest: sistema inefficiente

Liste di attesa in Sicilia, Cimest: sistema inefficiente

Il Cimest (Coordinamento Intersindacale Medicina Specialistica di Territorio) denuncia una situazione critica delle liste di attesa in Sicilia, definendo l’attuale sistema sanitario inefficiente e fonte di spreco di risorse pubbliche

Secondo i medici, l’organizzazione spingerebbe i cittadini verso le prestazioni a pagamento, con possibili profili di danno erariale.

Il presidente Salvatore Calvaruso, insieme ai coordinatori Domenico Garbo e Salvatore Gibiino, sottolinea come il concetto di “pubblico” nel Servizio sanitario nazionale includa anche le strutture private accreditate, come previsto dalla normativa vigente (Legge 833/1978 e D.Lgs. 502/1992). Queste strutture, integrate nel sistema, dovrebbero contribuire alla riduzione delle liste e al raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).



Nonostante uno stanziamento di circa 40 milioni di euro per il 2025 destinato all’abbattimento delle liste, i tempi di attesa restano elevati: in alcuni casi si arriva fino a 8 mesi, con possibili rinvii addirittura al 2027. Le risorse, secondo il Cimest, vengono spesso impiegate per le prestazioni aggiuntive degli specialisti interni, con costi elevati per il sistema pubblico.

A titolo esemplificativo, un’ora di attività sanitaria può costare circa 160 euro, mentre le stesse prestazioni nel sistema privato accreditato risultano significativamente meno onerose. Questo squilibrio evidenzia come, a parità di risorse, si potrebbero erogare un numero maggiore di prestazioni e ridurre concretamente le liste.

Il sistema sanitario prevede anche percorsi alternativi, come le strutture accreditate, ma secondo il Cimest queste opzioni sarebbero poco utilizzate, privilegiando invece soluzioni più costose come l’intramoenia. Il risultato è che molti cittadini sono costretti a rivolgersi al privato, sostenendo spese spesso elevate.

I dati economici indicano volumi significativi: milioni di euro spesi ogni anno per prestazioni in regime di attività libero-professionale (ALPI), mentre nella sola provincia di Catania i cittadini avrebbero speso oltre 20 milioni di euro per prestazioni sanitarie. Una situazione aggravata dal fatto che circa 800 mila siciliani rinunciano alle cure per motivi economici.

Il Cimest evidenzia infine possibili profili di inefficienza e richiama l’attenzione su una sanità regionale che, secondo i dati GIMBE, si colloca tra le peggiori in Italia per LEA e prevenzione.

Una condizione che solleva interrogativi sul futuro del sistema sanitario: il rischio è che il diritto alla salute si trasformi in un servizio accessibile solo a chi può permetterselo.

redazione

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