14 Febbraio 2026
Famiglia Privitera, devozione per Sant’Agata

Una famiglia, cinque componenti e una sola devozione verso santaituzza. La famiglia Privitera con il sacco Bianco partendo proprio da papà Andrea fino ad arrivare al piccolo Giordano di appena cinque mesi e passando per mamma Erika Anastasi, Giada di 15 anni e Greta di 10
Si può spiegare tutto questo? Impossibile – dicono – Lei trasmette una luce che non si può raccontare con le parole. Agata, Agata, fortissimamente Agata.
La venerazione e l’amore per la Patrona di Catania assume un valore particolare per la famiglia Privitera.

«Appena avrà l’età adatta il piccolo Giordano sarà iscritto al circolo di Sant’Agata – spiega Erika Anastasi – suo padre lo è dal 2016 e quest’anno è stato anche portatore della Candelora dei Pizzicagnoli».
Avanti, sempre avanti, con il cereo sulle spalle e Sant’Agata nel cuore. Vita difficile quella del portatore. Non un lavoro – come ci tengono a precisare loro stessi – ma “solo” una passione ed un immenso amore che spinge questa gente a sobbarcarsi quintali di peso per centinaia di metri rischiando la colonna vertebrale.
Un compito che non possono assolvere tutti perché ci vogliono muscoli, tanta forza di volontà e ovviamente un infinito affetto nei confronti di Agata.
Non solo, di ogni cereo bisogna conoscere perfettamente il peso, la forma e il segreto per non perdere mai l’equilibrio; vite passate al seguito delle candelore tra le tradizionali “annacate”, accompagnate dal suono delle bande musicali, e l’inchino davanti alle autorità cittadine.
«Per me si tratta di una vita emozionante e vederli all’opera fa un certo effetto – prosegue Erika – se mio figlio vuole seguire le orme del padre? Spero di no – scherzo ovviamente – ma è innegabile che comunque i rischi ci sono sempre».
Un impegno non facile quello del portatore di Candelore dove bisogna stare sempre attenti. Anche una piccolissima buca o un dislivello del manto stradale può avere conseguenze terribili per tutta la ciurma.
Un minimo squilibrio e gli altri portatori vengono caricati di peso eccessivo che non possono sopportare all’infinito. Solo l’intervento immediato delle “riserve” può evitare il peggio.
Proprio quest’anno qualche rischio c’è stato ma fortunatamente tutto è rientrato nella norma. A tenere banco, invece, è stato l’incredibile ritardo del Fercolo in Cattedrale.
«Per chi come noi seguiamo l’intera tre giorni agatina – conclude Erika Anastasi – vedere i fuochi di piazza Borgo in pieno giorno è stata una grossa delusione. Io stessa trovo che il tratto di via Caronda sia uno dei momenti più emozionanti ma con questo notevole ritardo qualcosa è inevitabilmente andato perduto».





