05 Febbraio 2026
Sant’Agata e Santa Lucia: un legame di fede, storia e dolcezza

Il legame tra le due sante si riflette anche nella tradizione gastronomica. Le Minnuzze di Sant’Agata furono ideate dal belpassese Salvatore Roccella
Nel cuore della Sicilia, due figure femminili hanno da sempre guidato la devozione popolare e la memoria storica: Sant’Agata e Santa Lucia. Non solo martiri cristiane, ma simboli di coraggio, fede e protezione delle comunità, le due sante sono legate da un filo spirituale che attraversa secoli. Nel 301 d.C., Lucia compì un pellegrinaggio a Catania presso il sepolcro di Agata per chiedere la guarigione della madre. Qui Agata le apparve in visione, profetizzando che Lucia sarebbe stata per Siracusa ciò che lei era per Catania, suggellando un legame spirituale che avrebbe attraversato la storia.
Questa vicinanza si è materializzata il 29 dicembre 2024, quando le sacre spoglie di Santa Lucia sono state esposte a Catania accanto al busto reliquiario di Sant’Agata nella Cattedrale. Per la prima volta le due sante sono state “riunite” simbolicamente, creando un evento storico senza precedenti nella devozione siciliana, accolto con emozione da fedeli e autorità religiose.
Per Belpasso, città che venera Santa Lucia da secoli, questo evento rafforza il legame con Catania e la festa di Sant’Agata. Lo storico catanese Daniele Cavallaro ricorda: «Nel 1946, dopo i bombardamenti, il fercolo di Sant’Agata era distrutto. Si chiese in prestito quello di Belpasso, ma era troppo piccolo. Si utilizzò allora quello di Acicastello, finché non venne ricostruito». Lo storico belpassese Gianni De Luca aggiunge: «In verità il parroco del tempo pose mille difficoltà: prima voleva una polizza assicurativa, poi che la Vara fosse scortata da due carri armati… e non se ne fece nulla».
Le celebri Minnuzze (o minne) di Sant’Agata
Questi dolci a forma di seno sono delle cassatine semisferiche che racchiudono un simbolismo ancora più antico: richiamano i seni della dea Iside, venerata come madre universale, e i pani dolci dei riti eleusini di Demetra (conosciuti ad oggi come “i panzerotti”), consumati come simbolo di fertilità e abbondanza. Con l’avvento del Cristianesimo, tali culti furono reinterpretati e trasformati in devozione cristiana: l’ablazione dei seni subita da Agata nel martirio trovò così una rappresentazione iconografica nei dolci, creando un ponte tra fede, storia e cultura popolare.

Secondo la tradizione, le Minnuzze erano prodotte dalle suore di clausura dei monasteri siciliani, ma un vero innovatore locale fu Salvatore Roccella, pasticcere belpassese e primo maestro del Cavalier Francesco Condorelli, il quale divenne famoso in tutto il mondo per i suoi torroncini. Roccella gestiva una pasticceria sotto le scale della Chiesa Cristo Re, nel quartiere Purgatorio di Belpasso, oggi conosciuta come “U Bucu” (soprannome dato dal quartierista Agatino Martinello) di Mario Signorello. Lì la foto di Roccella è ancora appesa al muro. Condorelli, nel libro biografico “La mia vita”, ricorda con affetto i pomeriggi trascorsi nella pasticceria lungo la diciottesima traversa, subito dopo la scuola, imparando i segreti di un’arte dolciaria che avrebbe reso Catania famosa nel mondo.
Le Minnuzze di Sant’Agata non sono dunque solo dolci: sono simboli di storia, devozione e memoria, che intrecciano il culto di Agata, le tradizioni pagane e la creatività dei maestri pasticceri. Ogni anno, durante la festa della Santa, queste cassatelle celebrano il coraggio della martire, la memoria dei culti antichi e la maestria dei pasticceri locali, rafforzando il legame tra Catania, Belpasso e la Sicilia intera, in un viaggio che unisce sacro, storia e gusto.





