01 Dicembre 2025
Convegno “Suicidio assistito o sofferenza medicalmente assistita?”

Fine vita. «Dalle Istituzioni azioni concrete e congiunte per un documento su criteri di proporzionalità clinica»
Un percorso formativo su competenze cliniche, visione etica e responsabilità sociale in materia di cure palliative e accompagnamento al fine vita: è quanto emerso dal convegno dal titolo “Suicidio assistito o sofferenza medicalmente assistita?” promosso da AMCI (Associazione medici cattolici italiani) sezione di Catania, Università degli Studi di Catania e Fondazione Morgagni.
Il confronto, inserito in Educazione continua in medicina e patrocinato dall’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Catania, godendo della presenza in sala del presidente Alfio Saggio, ha affrontato, da un punto di vista multidisciplinare, l’approccio alle scelte di fine vita, registrando un’ampia partecipazione di medici e infermieri in formazione, professionisti della salute e caregiver, oltre alla presenza di istituzioni afferenti alla società civile ed ecclesiastica.
Numerosi i relatori siciliani, titolari delle branche specialistiche di oncologia, patologie degenerative, anestesia e rianimazione afferenti al tema e al mondo ospedaliero e universitario. Ospiti professori delle facoltà mediche de La Sapienza e del Policlinico Gemelli di Roma. Emblematica la sede dell’incontro: l’Aula Magna della Torre Biologica dell’Università degli Studi di Catania è stata infatti officina di idee, confermando la vicinanza del mondo accademico al delicato tema affrontato. Il magnifico Rettore, Prof. Enrico Foti, ha manifestato la volontà dell’Ateneo di essere sempre partecipante attivo del dibattito pubblico, anche quando questo si presenta complesso o controverso.
Tra i saluti istituzionali anche quelli della Professoressa Maria Angela Sortino, direttrice del Dipartimento Biometec; del dirigente medico Nunzia Decembrino, esperta in Salute e Servizi sociali nella Città metropolitana di Catania e del Prof. Sergio Castorina, ordinario di Anatomia umana e responsabile scientifico della Fondazione Morgagni, Provider dell’evento.
I lavori sono stati inaugurati dal Prof. Massimo Libra, Presidente dell’AMCI etnea, nonché ordinario di Patologia generale presso il Dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche, affermando come «il dibattito sulle scelte di fine vita non può mai prescindere dalla centralità della persona. È compito di noi professionisti sanitari restituirle dignità». A seguire, l’intervento del Prof. Stefano Ojetti, Presidente nazionale dell’AMCI, che ha sottolineato l’urgenza di un’azione interdisciplinare sull’accompagnamento al fine vita. Il Prof. Salvatore Castorina, Presidente emerito dell’Amci catanese e decano già docente di Anatomia Umana, si è soffermato a lungo sul concetto secondo cui è dovere del medico prendersi cura del malato, anche quando non si può curare.
Nel corso della giornata è intervenuto Mons. Luigi Renna, che rispondendo alla domanda sulla possibilità di un documento congiunto tra Amci, Università e Diocesi su criteri di proporzionalità clinica, ha confermato la necessità di un intervento corale: «Credo che serva molto al dibattito – ha dichiarato – perché oggi si parla di suicidio e non di cura, di abbandono e non di accompagnamento, di solitudine e non di compagnia e di fare squadra. Un documento di questo genere potrebbe avere un impatto significativo e offrire elementi anche a chi legifera a livello regionale, indicando punti fermi dal punto di vista etico che non bisogna eludere».
Il Prof. Cristoforo Pomara, direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’ateneo catanese, ha richiamato il principio secondo cui nessun atto che induca alla morte può essere compiuto da un medico.
L’invito a unire le forze posto da AMCI Catania e Fondazione Morgagni ha, infatti, condotto alla necessità di un documento conclusivo, frutto del lavoro di illustri relatori, da inviare alle istituzioni per offrire spunti di riflessione utili e contribuire al dibattito pubblico sul tema del fine vita poiché «incontri come questo devono invece tradursi in azioni concrete, capaci di generare un impatto reale e duraturo a beneficio dell’intera comunità», ha chiosato Libra.




