25 Novembre 2025

«Generazione ribelle» a Catania, contro la violenza di genere

«Generazione ribelle» a Catania, contro la violenza di genere

“Generazione Ribelle” torna a Catania: focus sui “pixel che fanno male” e sulla violenza digitale

La Generazione Ribelle torna a far sentire la propria voce contro la violenza di genere. La terza edizione dell’evento ideato da Salvo Filetti, hairstylist di fama nazionale, affronta un tema sempre più urgente: “I pixel che fanno male”, ovvero le nuove forme di violenza digitale. L’iniziativa si svolge nella Joy Hub di via Scuto Costarelli e ha come special guest e madrina la cantautrice catanese Carmen Consoli, che aggiunge intensità e profondità al confronto.

Salvo Filetti: “Serve consapevolezza, soprattutto tra gli uomini”

Durante l’evento, Filetti spiega con chiarezza il senso dell’iniziativa:




“Ci rivolgiamo a tutti, ma soprattutto agli uomini, perché comprendano quante forme può assumere la violenza. Anche quella digitale, fatta di immagini, video e contenuti condivisi senza consenso, provoca ferite reali”.

Il fondatore richiama poi il suo mondo professionale:


“La bellezza è l’opposto della violenza. Dove c’è valorizzazione, c’è rispetto. La violenza, invece, genera mostruosità in ogni relazione: nelle coppie, nelle amicizie, negli ambienti lavorativi”.

Carmen Consoli: “La vera rivoluzione è culturale”

Sul palco, Carmen Consoli propone una riflessione lucida e tagliente.


“La giornata del 25 novembre ci ricorda che dobbiamo lottare contro quella subcultura che autorizza il più forte a sovrastare il più debole. Oggi è difficile distinguere il vero dal falso: tutto cambia “a secunna do vientu”. Per questo serve cultura, perché solo la conoscenza permette di smascherare manipolazioni e bugie”.

Consoli affronta anche il tema della radice della violenza:


“La violenza non riguarda solo il genere. Nasce quando manca amore, quando i figli crescono senza ascolto. Da lì possono nascere piccoli mostri che, nel tempo, diventano enormi”.

In collegamento video, l’attrice Donatella Finocchiaro aggiunge:


“Ogni gesto di maleducazione verso una donna è violenza e va segnalato. Normalizzarlo significa accettarlo”.

Polizia Postale: “La violenza digitale invade la vita reale”

Il tema dei “pixel che fanno male” viene approfondito da Marcello La Bella, dirigente operativo Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale.


“La violenza digitale non resta online: attraversa i confini e invade la vita reale. Cancellare i contenuti è quasi impossibile. Per questo denunciare subito è fondamentale”.

La Bella ricorda inoltre la nuova norma in vigore dal mese scorso:
L’art. 612 quater, pensato per l’era dell’intelligenza artificiale, punisce fino a cinque anni chi manipola audio, video o immagini provocando un danno alla vittima.

Thamaia Onlus: “La violenza digitale è figlia della cultura dello stupro”

Per Anna Agosta, presidente del centro antiviolenza Thamaia, i pixel sono solo l’ultima manifestazione di un problema antico:


“La cultura patriarcale usa il web per colpire le donne con odio, discriminazione e violenza. Le più bersagliate online sono sempre loro”.

Agosta cita l’ultimo caso eclatante:


Un gruppo Facebook in cui uomini hanno pubblicato foto intime delle compagne senza consenso per dimostrare “forza” e “mascolinità”.


“È la prova di quanto sia radicata l’idea della donna come oggetto”.

Il teatro che interroga: “Che perdono meritiamo se coltiviamo la violenza?”

La Libera Compagnia del Teatro per Sognare della Casa Circondariale di Messina offre una prospettiva diversa, attraverso un reading intenso:


“La violenza ha mille volti ma una sola faccia. Colpisce con armi, mani, parole, mente e soprattutto con il cuore”.

Gli attori ricordano che la violenza, pur nutrendosi di dolore, non è invincibile:


“Si vince con umanità e amore”.

redazione

redazione