23 Agosto 2025
Giarre, il salone oratorio festivo intitolato a monsignor Di Bella

GIARRE. Il salone-auditorium-teatro dell’oratorio festivo di via Carlo Alberto, a Giarre, accoglie da ieri sera, 22 agosto 2025, una targa dedicata a Monsignor Rosario Di Bella.
La cerimonia di scopertura della targa, è stata preceduta dalla celebrazione di una Santa Messa, guidata dal parroco del Duomo, Don Nino Russo, nel grande cortile dell’oratorio, alla presenza di un gran numero di ex giovani degli anni ’60 – ’70, che hanno promosso l’iniziativa e della nipote del compiano Padre Di Bella, Heidi.
Dopo la celebrazione eucaristica i presenti si sono trasferiti nel salone per la svelatura della targa, realizzata tecnicamente da Alfredo Contarino e installata da un gruppo degli ex ragazzi del gruppo sportivo Altair, fondato dallo stesso monsignor Di Bella. Dopo i brevi ricordi della figura di questo straordinario sacerdote ed educatore da parte di Carmelo Cavallaro, del presidente dell’Azione cattolica di allora, Alfino Grasso e di Beniamino Villaggio, primo mister della squadra di pallavolo Altair, del saluto della nipote di Don Saro Di Bella e di Alfredo Contarino, sono stati Salvo Fresta e Andrea La Ganga a procedere alla scopertura della targa, che riporta la scritta “Eri tra noi a seminare gioia ci sei ancora come luce nel nostro cammino”.
La figura di sacerdote, che “Don Saro”, Padre Di Bella, Mons. Rosario Di Bella incarnava, era quella del sacerdote “per tutti”.
Non era il prete di e per pochi fedeli, già dei “nostri”, che non sente lo slancio di avventurarsi nel mare aperto. La parrocchia, che a suo modo caratterizzò il tempo di don Saro Di Bella, era una comunità “per tutti”. Non la parrocchia intesa come comunità di vicinato, area in cui si abita in ragione del lavoro e della casa, ma una comunità di prossimità. Infatti, per i cattolici, la porta della Chiesa è ancor oggi la soglia più bassa, la porta più accessibile, un segno bello di apertura della comunità a tutti. Questa è la prima cosa da salvare e preservare, anzi promuovere. Il parroco, e tutti i cristiani con lui, devono essere maestri di prossimità. Non devono perdere l’odore delle pecore, come diceva Papa Francesco, cioè la vicinanza alle persone, alla vita quotidiana delle famiglie.
Don Di Bella è stato certamente un sacerdote per tutti, che ha improntato la sua vita al servizio della comunità giarrese tutta, per non perdere nessuno, a cominciare dai giovani adolescenti senza molti riferimenti, i più deboli, i meno visibili, rifondando l’oratorio festivo, in cui tutti si sentivano a casa.
Nel Duomo cittadino rifondò l’Azione cattolica maschile e femminile; inventò il giornalino “Il ficcanaso”, che veniva preparato dai giovani e giovanissimi maschi e femmine, ciclostilato nella storica Gestetner e distribuito nell’oratorio e in altri luoghi. Ideava e utilizzava tante strategie finalizzate all’aiuto dei poveri e dei deboli. Creò un gruppo di aiuto e sostegno scolastico per i ragazzini in difficoltà e delle fasce bisognose nelle case popolari e laddove ve n’era bisogno.
Nell’oratorio realizzo i campi per tutti gli sport, bonificando il terreno pietroso trasformandolo in campetto da atletica e da calcio. Avviò il teatro, creandone uno nel salone dell’oratorio, che divenne anche sede di tavoli per l’esercizio del tennis tavolo. Creò i giochi sportivi con manifestazioni interparrocchiali, con il patrocinio del Comune, in piazza Duomo; portò la pallavolo e il tennis tavolo a livelli nazionali. Accoglieva ragazzi provenienti da qualsiasi parte, li aiutava, li guidava, li confortava e li indirizzava sulla giusta strada. E molte altre cose potrebbero qui essere elencate. Rimase sempre attaccato a Giarre, alla parrocchia e ai parrocchiani, venendo sempre, quando chiamato, per ogni occasione, fino agli ultimi suoi giorni e aiutando chiunque sia quando ricopriva la carica di cappellano militare regionale a Palermo, sia quando ricoprì quella di Vicario generale della Diocesi di Acireale, dove, fra l’altro, riorganizzò la Caritas dandole struttura e funzionalità.
Don Rosario Di Bella è stato il sacerdote “per ciascuno”. Un dono che lo rendeva speciale per tutti, un altro aspetto della sua personalità che deve essere ricordato nel solco della tradizione ultracentenaria della parrocchia. È stato precursore dei cambiamenti delle forme pratiche delle comunità in rete nell’Unità Pastorale Missionaria, per il suo considerare la comunità cristiana uno spazio e un tempo “per ciascuno”.
La parrocchia cominciava a dare spazio, ad aprirsi a ministri laici e volontari, allora solo “in nuce” oggi ufficialmente, con non solo un obiettivo quantitativo (tutti), ma anche qualitativo (ciascuno). “La comunità credente deve saper valorizzare la storia, la vocazione, alla ricerca di ciascuno, per curare e promuovere le persone con uno sguardo singolare – diceva – Il volto di ciascuno può essere custodito solo con cammini singolari e percorsi comunitari, che prendano il passo dei più deboli”.
Negli anni della sua vita don Di Bella fu zelante pastore di famiglie e confraternite, di giovani e anziani. Anche nella sua azione pastorale era apprezzato per quanto e per come faceva crescere la persona.
Oggi, l’iperattivismo delle parrocchie e il conseguente correre senza sosta dei preti riducono il tempo da dedicare alla spiritualità, all’educazione dei giovani e alla carità. Non si deve perdere lo sguardo rivolto a ciascuno, alle famiglie, ai giovani e ai vulnerabili. Ecco il secondo valore che nella parrocchia Don Saro e i suoi giovani promuovevano.
Egli era convinto che la comunità cristiana non deve curare solo le ferite, non è solo ospedale da campo, ma è palestra di umanità e di spiritualità, che indica a ciascuno la via da seguire, per costruire la propria storia e la propria vocazione. Don Rosario Di Bella anche in questo si è fatto tutto a tutti, è rimasto fedele ai suoi ragazzi di Giarre, ai loro figli e ai loro nipoti e alla sua Giarre, sino al giorno della sua scomparsa, il 25 dicembre 2024.
Altro aspetto che va evidenziato degli insegnamenti di “Don Saro” è il “privilegio dei poveri”, dei piccoli, dei vulnerabili. Occorre intendere bene il senso di questo “privilegio”, che non significa preferire i poveri a tutti gli altri. Bisogna avere a cuore gli ultimi, i piccoli, gli svantaggiati e includerli nella vita delle comunità. La carità cristiana non risponde solo ai bisogni materiali, non tratta solo con dignità il bisognoso, ma cerca di liberare i poveri da ogni forma di disagio. I veri vulnerabili delle nostre società opulente sono coloro che sono soli, che fanno fatica a costruire rapporti umani, a intrecciare relazioni la povertà educativa, relazionale, familiare è la grande malattia del tempo presente. Le nostre case sono ricche di beni ma povere di significati e valori per vivere. I poveri “spirituali” portano con sé una carenza di umano e un forte deficit nella vita sociale. Per questo dobbiamo cercare di non perdere l’attenzione per la parte più fragile della società-comunità, in particolare degli adolescenti e dei giovani. Don Di Bella nei suoi anni di ministero sacerdotale è stato certamente attento a tutto questo, lasciando un’impronta sulla vita di tanti giovani che vivevano nel disagio.
Mario Pafumi
Ultimo aggiornamento Mario Pafumi
mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.



