07 Febbraio 2025
Sant’Agata: tra fede e tradizione

I riti e le ritualità che si tramandano di padre in figlio
Le testimonianze di chi indossa il “sacco”, e di come vive la festività Agatina
“Sant’Agata e il mio modo di vivere la sua esperienza… Avevo quattro mesi quando i miei mi fecero indossare il sacco per la prima volta e da allora, non ho smesso di indossarlo durante i giorni agatini. Una fede che però è 365 giorni l’anno e che si rinnova giorno dopo giorno”. È visibilmente emozionato Fabrizio Carbone nel ricordare il momento in cui nella sua vita, a sua insaputa, è avvenuto l’incontro con Agata, frutto del voto che la madre aveva fatto mentre era in dolce attesa, nell’invocare la nascita del figlio sano.

Fabrizio Carbone con il figlioletto Giulio
L’avvocato Carbone, che ha fatto di quel “debito di gratitudine” nei confronti della Fanciulla martire, la sua devozione più totale, ritiene che “custodire nel proprio cuore la fede verso S. Agata, è anche, uno dei modi per esprimere la catanesità, l’essenza pura dell’essere catanese”. Ha iniziato a trasmettere lo stesso credo al figlio. Una linea di continuità nel principio di trasmissione ereditaria che, quasi in parallelo con la sua esperienza, ha “indossato il sacco la prima volta a cinque mesi. Ed era lo stesso che mia madre aveva fatto cucire per me e che ha conservato nel corso di questi anni”.
Negli occhi del piccolo Giulio (di 5 anni),” la festa di Sant’Agata è un’esplosione di luci, colori, suoni. È il barocco e il movimento di Catania. È folklore ma anche fratellanza, condivisione”. Papà Fabrizio accompagna Giulio nella “conoscenza di Agata che va oltre la festa, che è una linea di condotta verso gli altri e verso la città”.
In effetti, il “sacco” votivo rappresenta la quint’essenza dei riti e delle ritualità che si ripetono anno dopo anno e che celano significati antichi e profondi. Sono l’anticamera alla catarsi della processione.
Il ricorrente grido dei devoti che tirano il cordone per invocare Sant’Agata
“Semo tutti divoti tutti? Cettu cettu! Cittadini, cittadini viva Sant’Aita, viva Sant’Aita!”
Si può essere devoti “partecipando alla liturgia – spiega Santo Privitera, studioso di Storia Patria catanese ed esponente degli studi scientifici sulla documentazione agiografica di Sant’Agata -, vivendo la processione, o studiando i cambiamenti sociali legati ai giorni agatini. La festa, pur rimanendo fedele al cerimoniale, si evolve anno dopo anno. Non è mai uguale”.

Santo Privitera
“Sono 5 gli elementi che caratterizzano il devoto che ossequia la martire” spiega ancora Privitera. Il “sacco” votivo, bianco, simbolo di purezza. La “scuzzetta” nera che rappresenta l’umiltà di chi si sparge le ceneri sul capo; il “cingolo”, cioè il cordoncino legato in vita sul sacco che testimonia moralmente la castità, i “guanti” bianchi usati non solo per tirare il cordone durante la processione, simboleggiano il rispetto per la purezza della Santa. E il “fazzoletto” anch’esso bianco che si sventola per rappresentare l’esultanza”.
Simboli storici e gesti attuali che si rinnovano per acclamare la Patrona, accompagnati dal tradizionale grido: “Semo tutti divoti tutti? Cettu cettu! Cittadini, cittadini viva Sant’Aita, viva Sant’Aita!”.
Nella processione non esistono differenze di classe sociale, né divergenze per la parità di genere. Sono tutti accomunati (e accalcati) dallo stesso animo: esprimere la propria fede nei confronti di chi, ha conservato la speranza, perché mentre Agata subiva il martirio, Dio “la chiamava a essere partecipe della sua gloria”, come ha ricordato il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi.
leggi: Da Sant’Agata un messaggio universale
Photo Fabrizio Carbone tratte da: https://www.facebook.com/share/p/1BAaXz3KoZ/

Simona D'Urso
Giornalista sin dai primi passi al liceo, poi all’interno della facoltà di Lettere moderne, quindi nella vita di tutti i giorni, ha fatto di questa professione il suo motto: conoscere per sapere, sapere per vivere meglio. Iscritta all'Ordine nazionale dei Giornalisti, è specializzata negli Uffici stampa, ma la cronaca ha il suo fascino.






