18 Gennaio 2025

Le parole della legalità

Le parole della legalità

Il racconto della visita del procuratore aggiunto di Catania Sebastiano Ardita all’I.C. “Don Milani”

La cultura della legalità consiste nell’insieme dei diritti e dei doveri che ogni cittadino ha e deve svolgere per permettere una sana convivenza tra l’individuo e la collettività. Promuoverla nelle scuole educa gli alunni al rispetto della dignità, dei diritti e dei doveri che stanno alla base della convivenza civile.

Per tali ragioni l’istituto comprensivo “Don Milani” di Paternò ha sposato il “progetto legalità”, un percorso di educazione alla cittadinanza attiva fortemente voluto dal docente Marcello La Venia e dal dirigente scolastico Carmelo Santagati. Negli anni l’istituto ha ospitato personaggi di spicco come Giuseppe Ayala, Giovanni Chinnici, Tano Grasso e Giuseppe Antoci.



Martedì scorso, 14 gennaio, a dialogare con i ragazzi in Auditorium è stato Sebastiano Ardita, Procuratore aggiunto della Repubblica di Catania e componente della Direzione distrettuale Antimafia, il quale ha raccontato la sua esperienza più che trentennale di magistrato alle classi seconde e terze. Presente anche l’assessore comunale alla cultura Giovanbattista Caruso.

“Il giudice ha saputo coinvolgere i nostri ragazzi – ha spiegato Marcello La Venia -.  Ha dapprima raccontato il suo trascorso professionale, poi ha invitato gli studenti a riflettere sul lavoro a contatto con il pubblico in quanto servizio per il pubblico stesso, non come mezzo per acquisire potere o posizioni di vantaggio per favorire chi ci sta accanto.  Da qui l’esempio di figure come Rosario Livatino, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I tre giudici siciliani non sono scesi a compromessi, hanno vissuto a servizio della legalità e purtroppo hanno pagato con la propria vita”.

Tante le domande degli studenti che hanno acceso il dibattito. Una tra tutte ha colpito il giudice: i magistrati operano ancora da soli o è cambiato qualcosa dopo la morte di Falcone e Borsellino?

“Non è cambiato nulla. Quelli che cercano la verità sono ancora soli – ha dichiarato Ardita -. Verità significa mettere da parte gli interessi personali e lavorare per il bene comune. Occorre affrontare dei rischi ed essere coraggiosi”.

Infine, alla nostra domanda sul perché sia importante parlare di legalità nelle scuole, il giudice ha risposto:

“La legalità è il cemento su cui si costruisce la comunità di cui i ragazzi avranno la responsabilità pubblica. In loro è per me più facile trovare orecchie disposte ad ascoltare e persone capaci di tradurre queste scelte in atti concreti”.

Importante è per i giovani lo studio della filosofia

“L’etica è la distanza tra essere e dover essere. Ognuno di noi – conclude Ardita ha una coscienza che a volte cerchiamo di far tacere ma che urla dentro di noi e ci dice ciò che è più giusto fare”.

redazione

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