30 Maggio 2024

Studenti per la Palestina: “Mozione sulla crisi in Medio Oriente”

Studenti per la Palestina: “Mozione sulla crisi in Medio Oriente”

Giorno 28 maggio si è tenuto il Senato Accademico dell’Università degli Studi di Catania presso il Rettorato

Tra i punti della discussione, figurava l’OdG Aggiuntivo “Mozione sulla crisi in Medio Oriente”, ottenuto grazie alle proteste studentesche che hanno attraversato tutti i Dipartimenti dell’Ateneo, inclusa l’occupazione di oltre una settimana al DISUM.

In queste settimane di mobilitazione, gli studenti e le studentesse hanno prodotto un documento, presentato il 27 maggio a tutti i membri del Senato Accademico. Otto punti chiave di rivendicazione, tra i quali la cessazione di ogni tipo di rapporto con università ed istituzioni israeliane e la fine delle collaborazioni con la Leonardo S.p.A.

Nonostante le numerose richieste di ottenere una delegazione che presentasse il documento al Senato Accademico, l’Università ha da subito mostrato un atteggiamento di ferma chiusura. Arrivando persino a sbarrare le porte del Rettorato al presidio radunatosi sotto.

Il documento elaborato dal Senato Accademico evade le richieste degli studenti e delle studentesse, mascherando con formulazioni vaghe, inesatte e revisioniste il suo posizionamento a favore delle politiche genocide di Israele.

In linea con gli indirizzi generali assunti dal nostro governo, UniCT sceglie di salvaguardare le relazioni con un partner strategico in Medio Oriente e le partnerships con aziende belliche che inquinano il mondo della ricerca pubblica per i loro interessi economici.

Si procede a fissare dei punti in risposta alle vergognose dichiarazioni del Senato Accademico:

1. Da oltre 76 anni il popolo palestinese resiste ai piani di colonizzazione di Israele che progressivamente ha occupato i territori palestinesi, contravvenendo a tutte le risoluzioni dell’ONU e imponendo un sistema di apartheid e di pulizia etnica. UniCT con un maldestro tentativo di revisionismo storico (definendo gli attacchi dello stato di Israele come «azioni di controffensiva»), nega questo trascorso, occultando le violenze, i soprusi e le barbarie proprie di un’occupazione coloniale.

2. L’intensificarsi delle operazioni militari su Gaza e di occupazione della Cisgiordania (Territori palestinesi occupati) a partire da ottobre, ha il chiaro obiettivo di sterminare la popolazione palestinese per occupare violentemente ulteriori porzioni di territorio, annientando definitivamente la prospettiva di creare uno Stato Palestinese. I piani criminali di Israele, con il pieno sostegno del Governo italiano, della UE e della Nato, stanno producendo un disastro umanitario senza precedenti, che ha già causato quasi 40mila morti, centinaia di migliaia di feriti e milioni di profughi, oltre alla totale distruzione di infrastrutture civili di qualsiasi tipo (scuole, università, ospedali…).

3. Il diritto internazionale, in particolar modo con la Risoluzione 37/43 dell’Assemblea Generale dell’ONU (1982), sancisce il diritto alla ribellione e alla resistenza dei popoli oppressi. La mobilitazione studentesca ha voluto riaffermare questo principio, che garantisce piena legittimità all’autodeterminazione del popolo palestinese.

4. Le università israeliane sono parte integrante dei piani genocidi dello Stato di Israele. La ricerca universitaria supporta il complesso sistema politico-militare-securitario israeliano. A tal proposito vale la pena citare le borse di studio, gli avanzamenti di carriera per chi si è impegnato nelle operazioni militari dell’IDF e le campagne di propaganda per l’arruolamento volontario nelle azioni militari su Gaza. Contrariamente all’art. 33 della Costituzione italiana, le università israeliane non garantiscono né libertà di ricerca né di circolazione di idee.

Ne sono esempio le numerose misure adottate dai vertici del mondo accademico israeliano, volte a censurare le voci dissonanti con la propaganda sionista, licenziare ed emarginare docenti e studenti solidali con la causa palestinese

Non ultima, la dichiarazione del Sindacato Nazionale degli Studenti Israeliani, firmato da tutti i nodi di ogni ateneo, che afferma la necessità di «bilanciare la libertà di espressione con i principi fondamentali dello Stato d’Israele come stato ebraico e democratico».

Queste misure repressive e ostracizzanti della libertà di pensiero sono incompatibili coi valori formalmente espressi anche dal documento del Senato Accademico, che nella migliore delle ipotesi è all’oscuro di tale realtà, nella peggiore ne è complice.

5. Il Senato Accademico dichiara l’estraneità di UniCT ad ogni attività direttamente o indirettamente collegata a finalità belliche e/o ad alto impatto ambientale. Esprimersi vagamente ed esclusivamente sulle attività dei partners, non arresta di fatto alcuna
partnership con aziende o enti coinvolti nella violazione dei diritti umani.

Tra le varie collaborazioni deplorevoli di UniCT, gli studenti e le studentesse per la Palestina hanno in varie forme evidenziato la problematicità della partnership con la Leonardo S.p.A., che trae il massimo del profitto nel settore della ricerca e della produzione bellica

Giocando su questa ambiguità, senza neanche nominare l’azienda, il Senato Accademico dimostra per l’ennesima volta di non essere disposto a rinunciare ad accordi economici, nemmeno a fronte di un genocidio.

La stessa vaghezza viene riscontrata nella proposta di istituire una Commissione che «valuti attentamente il rispetto del nostro codice etico e del nostro Statuto nella ricerca e nei rapporti interistituzionali», della quale non sono esplicitate tempistiche e composizione.

La vaghezza dei termini e delle condizioni con cui viene nominata detta Commissione da parte del Senato Accademico, non garantisce tale coinvolgimento

6. I 100 mila euro stanziati per accogliere docenti, studenti e studentesse palestinesi, sono esclusivamente il risultato della mobilitazione studentesca per la Palestina, sia sul piano nazionale con le pressioni esercitate sulla CRUI, che sul piano locale con la larga adesione degli studenti e delle studentesse catanesi all’occupazione del DISUM e alle azioni di protesta cittadine. Questa misura, slegata da un esplicito posizionamento politico e da azioni concrete in favore del diritto del popolo palestinese a vivere e studiare nella propria terra, risulta insufficiente e ipocrita. Stanziare risorse, mantenendo le collaborazioni con le università israeliane, non assolve il nostro Ateneo dalla responsabilità storica di supportare un genocidio.

7. Qualsivoglia tentativo di appropriarsi delle istanze degli studenti e delle studentesse per la Palestina da parte di associazioni studentesche interne al Senato Accademico, viene da questa mozione direttamente smentito, vista l’approvazione unanime che ha ricevuto.

Contrariamente al ruolo che dovrebbe avere la rappresentanza studentesca, è chiara la posizione e l’atteggiamento di subordinazione e remissività nei confronti della governance d’ateneo

Gli spazi di dialogo e confronto ricercati dagli studenti e dalle studentesse per la Palestina hanno visto un atteggiamento di totale chiusura del Rettore e di tutte le istituzioni universitarie, culminando nella mozione vergognosa e deplorevole del 28 maggio.

Per questo la mobilitazione non si arresta e circa le mancate risposte del Senato Accademico, continua a rivendicare:

– Dichiarazione e posizionamento dell’Università di Catania al fianco del popolo palestinese, riconoscendo il diritto all’autodeterminazione dei popoli senza alcun tipo di ambiguità;

– Dichiarazione e posizionamento dell’Università di Catania circa la collaborazione con la Leonardo S.p.A. ed aziende analoghe con finalità direttamente o indirettamente belliche, impegnandosi a non stipulare nuovi accordi, sia che si tratti di borse di studio, che di concessione di spazi di recruiting;

– Formazione della Commissione Tecnica di valutazione delle collaborazioni tra l’Università ed enti terzi, che comprenda una delegazione con ruolo decisionale nominata dal Comitato degli studenti e delle studentesse per la Palestina;

Le proteste non si fermeranno, tuttalpiù aumenteranno determinazione e fermezza del movimento nel rivendicare un’attuazione immediata delle proprie istanze.

Potrebbe interessarti: Schierarsi al fianco della Palestina non vuol dire essere antisemiti

redazione

redazione