12 Maggio 2023

Grande successo per la mostra: «CALUSCA. DA SOLO A SÓLO»

Grande successo per la mostra: «CALUSCA. DA SOLO A SÓLO»


A Catania in mostra l’esistenzialismo del maestro siciliano.

Asec Trade S.r.l.

Si è appena conclusa a Catania la mostra “Beniamin Art”, una selezione di opere di Calusca provenienti dalla collezione dell’autore e della Beniamin Art Foundation. Trentuno opere prodotte in più di un ventennio, dal 2000 al 2023, hanno offerto l’opportunità di ripercorrere alcune delle principali tematiche e soggetti affrontati dall’artista all’interno della sua ricerca: Vani, interni vuoti, silenziosi o solitarie presenze, “Man/chair” o “Standing/man” scrutanti che con la loro transitorietà ci introducono nel tempo inesorabile dell’assenza per restituircene l’essenza.

Come ha ribadito entusiasticamente Ornella Fazzina (critico e storico dell’arte): «nello spazio pittorico e tridimensionale di Calusca, la metafora dell’assenza ha diverse sfaccettature, snodandosi tra soggetti definiti, ibridi, evanescenti, simbolici che connotano il suo lavoro tra i migliori risultati nel panorama artistico nazionale. Pennellate costruttive, incisive, fortemente espressive, percorrono tutto il Novecento con incursioni in movimenti di epoche passate, raggiungendo una piena maturità che è evidente nella singolarità della sua cifra stilistica. Esempio ne è “Studio Testa Cavallo” (2002, tecnica mista su tavola, cm 100 x 100) che si erge su un cavalletto, avocando a sé il viaggio dell’esistenza terrena, facendo quasi da tramite fra dimensioni e mondi differenti».

In merito alla mostra, Rocco Giudice si è espresso così: «la pittura di Calusca ha nei ritratti uno degli indici più cospicui. Primi piani su volti, ritratti a mezzo busto, a figura intera: bicefali, a volte; altre, acefali: in cui, si può dire con Rilke (e Brodskij), lo sguardo si riverbera su tutto il torso, nelle cui membra l’animale a tassonomia variabile o avariata poco si distingue dall’umano. Una faunistica degenere si è smarrita o ha preso dimora in interni in cui anche lo spazio sembra un estraneo, un intruso che viola territori in cui non si rimane incolumi: e per questo, potrebbe essere contaminato dalla stessa sindrome che corrompe e corrode i corpi».

«Per Calusca», scrive Salvatore Sequenzia nel testo in catalogo (edito dalla Bonanno Editore), «l’arte pensa per immagini con “pensieri del corpo” e tali immagini rappresentano i segni di un “alfabeto metafisico” (De Chirico 1919). Il suo lavoro creativo è, perciò, un lavoro sul tempo – e non nel tempo – consapevole che la natura dell’immagine – di ogni immagine – risiede in un incessante lavoro sul tempo afferrato nel suo ritmo di anacronismi, di sopravvivenze, di oblii, di ricorsività e di transitività. […] Per Calusca l’arte pensa per immagini con «pensieri del corpo» e tali immagini rappresentano i segni di un «alfabeto metafisico» (De Chirico 1919). Il suo lavoro creativo è, perciò, un lavoro sul tempo – e non nel tempo – consapevole che la natura dell’immagine – di ogni immagine – risiede in un incessante lavoro sul tempo afferrato nel suo ritmo di anacronismi, di sopravvivenze, di oblii, di ricorsività e di transitività.
[…] Il suo teatro di personaggi, di volti, di particolari, di frames, di spazi e di interni vani non si dispone, dunque, come un repertorio o un’antologia, bensì si svolge come una teoresi della visione che celebra il «vedersi» in tutta la sua vanità precipitata nell’atto del vedere, in una reversibilità del vedere e del visibile che forza l’imaginale sino a spingersi sin là dove si schiude la vertigine di oscure percezioni, evocate per esorcizzare il fantasma.
[…] L’intensità e l’efficacia della scrittura visiva di Calusca scaturiscono da un’idea forte della figurazione intesa quale agente di conoscenza. La pittura e il disegno, per lui, riformulano conoscitivamente il mondo secondo l’antico precetto alchemico per il quale è «il come (processus) e non il che cosa (objectus)» a definire la Grand Oeuvre.
[…] Al centro di questa operazione di euresi, in cui inventio stilistica e studium felicemente convergono, Calusca pone una complessa scomposizione prismatica del reale che si realizza, tra ironia e umorismo, tanto negli interventi strutturali quanto nel linguaggio compositivo e negli intrecci coloristici e materici. Fiorisce, allora, nel dissidio del disegnare, del comporre, del dipingere, del tagliare, del germinare delle forme – in un alternarsi continuo di debrayage ed embrayage umoristici, di calembour semantici e di slittamenti semiosici – la Grand Oeuvre dei personaggi, non importa se reali o immaginari, che possono, dunque, anche rivelarsi quali segrete auto-rappresentazioni, trascritture proiettive del se, ekphrasis narcisistiche.
[…] Così gli esseri ritratti di Calusca, come i personaggi dannati del teatro di Beckett, sono creature penultime, che la vicenda del vivere condurrà all’apocalisse finale. Penultime sono le posture, le smorfie, gli sguardi, i gesti dell’umanità che Calusca rappresenta nelle sue tavole, creature capaci di penultima felicità, di penultimo piacere, di penultima attesa, di penultima disperazione.
[…] Attraverso la sua ricerca spaziale Calusca muove, in tal senso – implicitamente – una critica radicale all’isolamento del nostro universo mentale, al monadismo del glocal world e a quello «sciame di solitudini desideranti» (Byung-Chul Han 2015) in cui la società si è trasformata. Egli gioca, ironizza, sperimenta e scopre mondi fenomenici la cui possibilità è già presente, intrinsecamente, nella percezione visiva della datità fenomenica, ma precipitata all’interno della nuova cornice semantica.
[…] L’opera di Calusca […] può essere letta, dunque, come una riflessione – attraverso la ricerca e il lavoro d’artista – sulla destinalità del visuale, sulla condizione dell’uomo nella contemporaneità e sulla parabola e gli esiti della vicenda del soggetto nel nostro tempo […]».

Il prossimo 17 giugno si terrà l’evento di presentazione del catalogo monografico pubblicato a corredo di un’altra mostra personale del celebre artista siciliano, comprendente ben 81 opere, ancora in corso a Vizzini Scalo e dal titolo: “Figures. Calusca in Camemi’s contemporary art colletion”. La mostra è stata inaugurata l’anno scorso anno ed è ancora aperta grazie al posticipo di un anno rispetto alla prevista data di chiusura, fissata per il prossimo 31 ottobre.

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redazione

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