07 Giugno 2020

Tutti i George Floyd degli Stati Uniti d’America

Tutti i George Floyd degli Stati Uniti d’America

Il seguente pezzo è un’intervista a Davide Mamone, giornalista italiano freelance che vive a New York. Si discute sulla situazione negli USA dopo l’omicidio di George Floyd. L’intervista, che troverete integrale nel link in fondo all’articolo, è di Massimo Brugnone ed è tratta dal podcast di Spotify “Notizie a colazione” del 4 Giugno scorso.

In diverse città americane ci sono proteste in corso. Si stanno un po’ placando oppure no?



Oggi, 4 giugno, è il giorno dei funerali di George Floyd a Minneapolis. Sono previsti nuovi cortei e nuove manifestazioni. È da sette giorni a New York che ci sono manifestazioni e queste si sono acuite nel corso dei giorni. Sabato, Domenica e Lunedì c’è stato il picco della violenza. Ci sono stati scontri con le forze dell’ordine e vetrine distrutte, come abbiamo letto sui giornali. La manifestazione è stata nazionale: è partita da Minneapolis il Mercoledì dopo l’omicidio di George Floyd ed è proseguita a macchia d’olio ovunque.

Faccio un esempio: c’è una mappa degli Stati Uniti con i punti rossi in cui avevano luogo le manifestazioni; poco dopo la morte di Floyd c’erano due o tre puntini rossi segnati sulla mappa; oggi, essa è piena di questi segni: da Los Angeles a New York, da Chicago a Louiseville. Ovunque ci sono state proteste perché ogni città ha il suo avuto il suo George Floyd. Questo è il vero aspetto secondo me, che ha portato l’intero paese a riscendere in piazza e nelle strade. A oggi la situazione a New York è comunque più tranquilla. Siamo al terzo giorno di coprifuoco, questo è il quarto.

Parli di coprifuoco: in questo caso, che tipo di restrizioni hanno fatto?

La prima sera dalle 11:00 alle 5:00, orario in cui non si poteva uscire di casa a meno che non si fosse infermieri o ci si doveva recare a lavorare. Il coprifuoco è stato poi esteso dalle 8:00 di sera alle 5:00 del mattino nelle ultime due giornate e sarà così fino alla fine della settimana. È un modo, da parte del sindaco Bill De Blasio di attutire un po’ il colpo nei confronti della violenza delle proteste, che sono state molto intense. Io ho avuto modo di seguirle da Brooklin ed è stato veramente pesante vedere quello che ho visto. Anche se New York, ci tengo a dirlo, non è stata la città con la gli scenari peggiori, visto che a Minneapolis abbiamo visto la caserma della polizia bruciare.

Su questo punto, da quello che leggiamo dall’Italia, sembra ci sia una parte dei manifestanti più pacifica e una parte di “infiltrati”, come i Black Bloc qui in Europa

La stragrande maggioranza delle persone che hanno manifestato l’hanno fatto in modo pacifico. Cortei, proteste e marce ci sono state per ore, ogni giorno e senza che siano successi episodi spiacevoli. Ovviamente, ci sono dei gruppi che intervengono in modo indipendente. Non so questi gruppi se appartengono a qualcosa. Si discute se siano Antifa o White Supremacists, oppure anarchici ma non si sa di preciso. È possibile che siano anche tutti insieme, visto che gli Stati Uniti sono un paese gigantesco (se prendi un volo aereo da New York e voli per quattro ore, arrivi a metà del paese) e i gruppi sono di vario genere e natura.

Poco fa hai detto che ogni città ha avuto il suo George Floyd: abbiamo una mappa dei numeri su episodi di questo tipo, di persone di colore uccise dalla polizia americana?

Di sicuro gli episodi sono tanti. Vorrei ricordare Michael Brown, un ragazzo di 18 anni ucciso a Ferguson nel Missouri con sei colpi di pistola perché era sospettato di furto, anche se non c’erano prove a sostegno di questo sospetto.  In Ohio, nello stesso anno, l’episodio spiacevole di Tamir Rice, ragazzino di 12 anni ucciso perché giocava con una pistola ad aria compressa in un parco. Una cosa inquietante. Poi Eric Garner, 43 anni, a Staten Island a New York viene soffocato da quattro agenti polizia perché era sospettato di aver venduto sigarette illegali. A Baltimora in Maryland Freddie Gray muore dopo un arresto particolarmente aggressivo, e ce ne sono stati tanti. L’ultimo prima di George Floyd è un nome che riecheggia molto durante le proteste ed è quello di Breonna Taylor, una ragazza di Louisville che è stata uccisa durante un’operazione di polizia, quando gli agenti hanno fatto irruzione nella casa della pelle della ragazza perché credevano che quella casa fosse legata al suo fidanzato, che si pensava fosse a sua volta un individuo collegato ad attività illegali. Sono tutti i casi di afroamericani che hanno perso la vita durante operazioni di polizia. Quindi, di sicuro, ogni città ha il suo simbolo e la questione razziale, non è mai stata risolta davvero.

Mi vengono in mente due riflessioni: da un lato l’impunità attraverso la quale la polizia si senta in possibilità di agire. E poi se i poliziotti vengono realmente processati. Ancora mi viene da pensare che c’è stato Obama, un presidente degli Stati Uniti nero e questo fa credere che sia stata completamente superata la questione razziale. Invece non è così..

Assolutamente no, e vorrei evidenziare questo punto: non è solo questione di aggressioni della polizia nei confronti dei cittadini americani. Secondo me non deve passare l’idea che il problema sia ACAB (All cops are bastards, “tutti i poliziotti sono bastardi”, ndr) . Qua è proprio una questione razziale; quando il 2015 a Charleston il reverendo è stato fucilato da un suprematista bianco nella sua chiesa insieme ad altre otto persone , parliamo di una questione che non è più legata solo alla polizia.

Davide, come mai solo adesso viene fuori la voglia di ribellarsi?

Direi perché stavolta abbiamo visto, dato che c’è un video amatoriale fatto in pieno giorno con quest’agente che si guarda attorno ma senza minimamente preoccuparsi di quello che sta facendo. Nonostante questo, egli ha continuato e questo  fa capire quanto fosse normale per lui in quel momento fare quello che stava facendo. Poi, ovviamente, il fatto di essere in crisi economica ha portato alcune frustrazioni ad accrescersi.

Non abbiamo parlato delle reazioni di Trump: quali sono state e come esse sono percepite dall’America. Inoltre, sia la gestione negli USA del Coronavirus che la morte di George Floyd, avranno ripercussioni sulle prossime elezioni americane?

Le reazioni di Trump sono state di condanna dell’episodio. Su questo fatto egli ha detto: “Quando ho visto il video ho pensato che è un fatto troppo brutto e va fatta giustizia”. Dopo ha visto che le proteste continuavano fino a sotto la Casa Bianca e ha iniziato a minacciare di appellarsi al cosiddetto Insurrection Act che gli permetterebbe di applicare la legge marziale negli stati dove certi eventi non sono più gestibili. Questo ha di sicuro aperto un nuovo filone di polemica perché nessun presidente lo ha mai fatto prima.

Poi, premesso che il Coronavirus non è colpa di Trump, va anche precisato che Donald Trump in piena pandemia ha detto di vedere la luce in fondo al tunnel e ha continuato per settimane a minimizzare. Questo è sotto gli occhi di tutti. Ha detto lui che “Il Coronavirus andrà via da solo” tra Febbraio e Marzo. Il ritardo nella gestione del Coronavirus c’è stato. Dopo, però, abbiamo visto che la risposta dell’America all’emergenza è stata mastodontica. A New York è arrivata la nave ospedale; sono stati creati molti posti letto in 10 giorni e non credevo sinceramente potessero essere creati in così poco tempo. Ma non solo a New York, ci sono state tante aree del paese in cui la risposta è stata “da America”. Comunque, la situazione ha provocato un’ondata di disoccupazione e di sicuro Trump ne risentirà. Come dico sempre, però, New York non è America. Los Angeles non è l’America. Per capire dove vinci le elezioni devi guardare agli stati chiave, che sono i soliti: Michigan, Ohio, Pennsylvania, Wisconsin, Florida. Ne aggiungo due che secondo me saranno decisivi potenzialmente: Arizona e Texas, perché sono due stati tendenzialmente repubblicani: in Texas i democratici non vincono credo dai tempi di Jimmy Carter. Continuo a ripetere che l’America che va al voto a Novembre secondo me è quella che si presenta a Settembre.

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Mari Cortese

Mari Cortese

Mari Cortese docente, redattrice e content creator per i social. Appassionata di enogastronomia, tradizioni e arti visive.