08 Luglio 2026

Aeroporto nel centro Sicilia, l’appello di RESTARE

Aeroporto nel centro Sicilia, l’appello di RESTARE

RESTARE rilancia la proposta di un aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia, tra Enna e Caltanissetta, come risposta alla crisi demografica dell’entroterra e alla fragilità del sistema aeroportuale regionale

La Sicilia dei grandi numeri guarda alle coste. Catania programma investimenti per potenziare il proprio aeroporto e puntare a 20 milioni di passeggeri, mentre Palermo si prepara a una nuova fase di sviluppo e guarda alla privatizzazione con l’obiettivo di raggiungere quota 10 milioni.

Nel frattempo, il centro dell’Isola continua a guardare e ad aspettare.



È da questa riflessione che RESTARE rilancia il tema di un aeroporto intercontinentale nel cuore della Sicilia, tra Enna e Caltanissetta, come infrastruttura strategica non solo per il trasporto aereo, ma anche per il futuro demografico, economico e sociale dell’entroterra.

La recente paralisi degli aeroporti di Catania e Palermo ha evidenziato una fragilità che, secondo RESTARE, non può più essere ignorata. Un incendio, una colata di cenere, un’emergenza improvvisa possono mandare in tilt l’intero sistema aeroportuale siciliano.

Il professor Giovanni Tesoriere, ordinario di Strade, ferrovie e aeroporti all’Università Kore di Enna, ha definito le criticità dello scalo di Catania non più congiunturali ma strutturali: accessi viari condizionati dall’urbanizzazione, sedime aeroportuale ridotto, parcheggi per gli aeromobili insufficienti. A tutto questo si aggiunge l’imprevedibilità dell’Etna.

Ma, secondo RESTARE, il problema più profondo è un altro: il centro Sicilia si sta spegnendo.

I dati demografici raccontano un territorio in sofferenza. A Caltanissetta il tasso di natalità è sceso dall’11,5 per mille del 2004 al 6,7 del 2024, mentre il saldo migratorio interno è peggiorato. La Uil Sicilia ha parlato di una “miscela tossica fatta di opportunità negate, infrastrutture carenti e lavoro dignitoso che non c’è”.

Il caso di Villalba, piccolo comune del Nisseno che nel 2025 ha registrato una sola nascita, viene indicato come simbolo di un’emorragia più ampia, che riguarda servizi, lavoro, giovani e prospettive.

Da qui la proposta: un aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia, sostenuta dall’Università Kore di Enna e dal Comitato Civico Aeroporto della Fascia Centro Meridionale.

Per RESTARE non si tratta di un sogno di provincia, ma di una risposta concreta a due emergenze: la fragilità del sistema aeroportuale siciliano e il declino dell’entroterra.

Tra i punti a favore viene indicata anzitutto la centralità geografica. Uno scalo nella piana tra Enna e Caltanissetta potrebbe essere raggiungibile in tempi contenuti da gran parte dei capoluoghi siciliani, senza favorire né la costa orientale né quella occidentale. Per le province di Agrigento, Caltanissetta ed Enna rappresenterebbe un’occasione di sviluppo senza precedenti.

C’è poi il tema dello spazio. L’entroterra offrirebbe la possibilità di realizzare piste superiori ai 3,5 chilometri, necessarie per i grandi aeromobili intercontinentali. A Catania, oggi, secondo i promotori della proposta, alcuni velivoli widebody non possono operare a pieno carico.

Un aeroporto centrale potrebbe inoltre diventare una valvola di sfogo in caso di chiusure improvvise degli scali costieri, in particolare di Catania, spesso condizionato dall’attività vulcanica dell’Etna.

Per RESTARE, però, la questione non è solo aeroportuale. È soprattutto territoriale.

Chi vive a Enna, Caltanissetta o Agrigento deve fare i conti con collegamenti difficili, con l’A19 segnata da cantieri e criticità storiche, e con una progressiva perdita di abitanti, servizi e opportunità. Un aeroporto nel cuore dell’Isola potrebbe diventare un motore di sviluppo per un’area oggi marginalizzata.

Un altro elemento richiamato è il cargo. La posizione della Sicilia al centro del Mediterraneo e lungo le rotte legate al Canale di Suez potrebbe consentire la creazione di un grande polo merci interno, trasformando l’Isola in un retroporto aereo del Sud Europa.

RESTARE riconosce le obiezioni: l’entroterra si spopola, la viabilità è fragile, il bacino d’utenza non è immediato. Ma pone una domanda politica: cosa si propone in alternativa per evitare che il centro Sicilia continui a morire lentamente?

La risposta, secondo il movimento, non è scegliere tra aeroporto centrale e ferrovia veloce. La soluzione è realizzare entrambe le cose.

Il completamento della ferrovia ad alta capacità Palermo-Catania potrebbe rendere uno scalo centrale raggiungibile in tempi competitivi. L’aeroporto, a sua volta, giustificherebbe nuovi investimenti sulle infrastrutture di collegamento. Non un’alternativa, dunque, ma un sistema integrato.

RESTARE rivolge quindi un appello alla classe politica regionale e nazionale. Da anni si parla di sviluppo del centro Sicilia, ma intanto lo spopolamento avanza, i servizi si riducono, i giovani partono e chi resta si adatta.

La deputata Maria Stefania Marino ha chiesto “un cambio di passo e la costruzione di un nuovo hub internazionale nel centro della Sicilia, in grado di operare per le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna”.

Per RESTARE, il governo regionale ha il dovere di rispondere almeno con uno studio di fattibilità.

“La Sicilia centrale non chiede privilegi – è il senso dell’appello –. Chiede di essere messa nelle condizioni di esistere, di trattenere i suoi giovani, di offrire un futuro a chi decide di restare”.

RESTARE annuncia che continuerà a vigilare e a dare voce a chi, nell’entroterra siciliano, non si rassegna alla marginalità e allo spopolamento.

Ultimo aggiornamento

redazione

redazione