05 Luglio 2026

Caro energia, Confindustria Sicilia propone 7 correttivi

Caro energia, Confindustria Sicilia propone 7 correttivi

Confindustria Sicilia presenta sette proposte contro il caro energia: prezzo zonale, correttivi ETS, PPA, Energy Release e misure per ridurre i costi dell’insularità

La Sicilia produce oggi circa 3 GW di energia fotovoltaica e 2,7-2,8 GW di energia eolica. In molte ore dell’anno produce più energia di quanta ne consumi. Eppure famiglie e imprese siciliane pagano l’energia agli stessi prezzi medi nazionali, senza alcun beneficio dalla produzione locale. Il prezzo zonale, in quelle ore, tocca lo zero o diventa negativo — come è accaduto il 14 aprile, il 27 aprile e il 5 maggio del 2024 — mentre la bolletta rimane ancorata a circa 130 euro per megawattora.

“Il dibattito aperto in questi giorni sul prezzo zonale dell’energia per la Sicilia tocca un nervo scoperto del sistema produttivo dell’isola – commenta Diego Bivona, Presidente di Confindustria Sicilia – . Apprezziamo l’iniziativa del presidente della Regione Schifani che ha sollevato la questione del prezzo zonale, come possibile rimedio al caro energia”.



La task force energia di Confindustria Sicilia ha elaborato sette proposte per superare la contraddizione siciliana.

Le proposte sono contenute in un position paper — presentato in coerenza con le proposte che Confindustria ha trasmesso alla Commissione europea in occasione degli incontri di Bruxelles dell’8 e 9 giugno 2026 e nell’ambito della consultazione pubblica sui benchmark ETS 2026-2030.

I PERCHÉ DEL CASO SICILIA

La causa dell’anomalia siciliana non sta nel mercato elettrico siciliano, ma nel meccanismo con cui si forma il prezzo dell’energia.

Il prezzo dell’elettricità viene fissato attraverso il calcolo del cd marginal pricing, ossia del prezzo marginale, cioè dall’impianto più costoso chiamato a produrre in quell’ora, quasi sempre una centrale a gas. Quella centrale paga le quote ETS — il sistema europeo di scambio delle emissioni di CO₂ — per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa, e quel costo si trasferisce sul prezzo che offre sul mercato. Un prezzo che per le regole del mercato elettrico vale per tutti i produttori, inclusi fotovoltaico ed eolico che non pagano nulla di ETS.

Tra il 2021 e il 2024 questo meccanismo ha prodotto 8,5 miliardi di euro di extra-costi per famiglie e imprese italiane. Nel 2025 l’energia elettrica è costata in Italia 115 euro per megawattora, contro 61 in Francia, 65 in Spagna, 40 nell’area scandinava.

Il prezzo zonale è quindi una risposta necessaria, ma parziale. Applicato senza le giuste condizioni di contorno, rischia un effetto paradossale: di giorno, con il fotovoltaico in piena produzione, i consumatori siciliani pagherebbero meno; di sera, quando il fotovoltaico si spegne e il prezzo marginale è determinato da centrali a gas locali meno efficienti e da interconnessioni insufficienti con il continente, pagherebbero di più — talvolta di 20-30 euro per megawattora rispetto alla media nazionale. Le imprese che consumano energia nelle 24 ore si troverebbero esposte a un costo serale superiore al risparmio diurno. È fondamentale che vengano introdotti i prezzi zonali attraverso una fase sperimentale per evitare il rischio di effetti collaterali e distorsivi.

La contraddizione tra produzione locale di energia e costi in bolletta si può sanare attraverso una miscela di azioni correttive.

La soluzione strutturale, come illustra il position paper, è disaccoppiare il prezzo dell’elettricità siciliana dal costo marginale del gas prima di introdurre il prezzo zonale. Gli strumenti esistono già: i PPA, contratti pluriennali a prezzo fisso tra produttori rinnovabili e consumatori industriali che schermano entrambe le parti dalla volatilità del mercato spot e dal trasferimento del costo ETS; e l’Energy Release, già operativo, che consente alle imprese energivore di acquistare energia rinnovabile a circa 65 euro per megawattora per tre anni. Solo a quelle condizioni il prezzo zonale produce benefici netti in tutte le fasce orarie.

IL CONTROSENSO CHE VIENE DAL MARE

L’ETS marittimo, in vigore dal gennaio 2024, ha determinato il raddoppio dei costi del trasporto marittimo. Per un’isola che dipende dal mare per oltre il 90% dei flussi di merci questo è un freno alla competitività: da ottobre 2025 ad aprile 2026 il costo della tratta Catania-Livorno è passato da 18€ a metro lineare (occupato dai container, ndr) a 36€. Palermo-Napoli da 15 a 27 euro. Oggi il 50 per cento del costo di un biglietto di trasporto merci marittimo è costituito dall’ETS. L’effetto si scarica lungo tutta la filiera produttiva, dall’agroalimentare alla chimica, dai materiali da costruzione all’export manifatturiero.

LE 7 PROPOSTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA

Stabilizzare il prezzo delle quote ETS con un corridoio minimo-massimo; escludere gli operatori finanziari puri dalle aste; congelare i benchmark ai livelli 2025 in attesa della revisione della Direttiva attesa a luglio; mantenere le quote gratuite fino alla piena operatività del meccanismo di aggiustamento alle frontiere; correggere le asimmetrie nelle compensazioni per costi indiretti tra Italia, Germania e Francia; attivare PPA standardizzati ed estendere l’Energy Release prima di introdurre il prezzo zonale; esentare le isole dall’ETS marittimo e reinvestire i proventi delle aste nei territori industriali del Mezzogiorno.

Queste sono le proposte che la task force energia ha elaborato nel position paper sul prezzo zonale dell’energia e sulla revisione del sistema ETS. È una serie di interventi concreti per abbassare il costo dell’energia per imprese e famiglie siciliane”.

«Il tema dell’energia in Sicilia è troppo complesso e troppo importante per essere affrontato un pezzo alla volta», ha dichiarato Diego Bivona, presidente di Confindustria Sicilia. «Il prezzo zonale, l’ETS, il costo dell’insularità, il mercato del marginal pricing sono facce dello stesso problema. La nostra task force ha lavorato per mesi per tenerli insieme e proporre soluzioni concrete che porteremo ai tavoli istituzionali».

redazione

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