01 Luglio 2026
Aeroporto Catania, fronte comune chiede stop a iter privatizzazione

Associazioni, sindaci, sindacati ed esponenti politici chiedono lo stop alla privatizzazione dell’aeroporto di Catania e al commissariamento della Camera di Commercio del Sud Est
L’iter in corso per la privatizzazione dell’aeroporto di Catania va bloccato perché presenta aspetti di illegittimità, poca trasparenza, obiettivi strategici non chiaramente definiti e perché non assicura tutele e vantaggi al territorio e alla popolazione della Sicilia Orientale.
E’, in estrema sintesi, quanto emerge dal documento redatto da Volerelaluna discusso e condiviso in un incontro pubblico tenutosi a Palazzo della Cultura al quale hanno partecipato associazioni, esperti, esponenti politici e sindacali e sindaci che, concordi, chiedono anche lo stop al commissariamento della Camera di Commercio del Sud Est, trasparenza e democraticità nelle scelte, e che le forze imprenditoriali e sociali si esprimano sulla più grande operazione economico-finanziaria del dopo guerra in Sicilia che viene gestita da un commissario nominato ben tre anni e mezzo fa per procedere al rinnovo degli organi di governo della Cam-Com, cosa che non è ancora avvenuta.
Un commissario che, anziché limitarsi all’ordinaria amministrazione, compie scelte strategiche per il territorio senza che neppure i consiglieri dei Comuni dei consorzi di riferimento e della Città metropolitana siano messi a conoscenza dei documenti relativi all’operazione perché ritenuti, a torto, riservati in vista di una trattativa privata che avviene tra soggetti con ampi margini di discrezionalità. Invece – come hanno sostenuto Franco Russo e Raffaele Tregua di Volerelaluna nelle loro relazioni introduttive all’incontro – le informazioni devono essere pubbliche e il processo trasparente perché la Sac “non è una Spa privata, ma una Spa di diritto pubblico normata da leggi specifiche e finalizzata non al profitto, ma al benessere collettivo del territorio”.
Punto di partenza dell’analisi di Volerelaluna è lo stato dell’aeroporto di Catania che registra un lieve aumento dei passeggeri (12.347.000), un fatturato in modesta crescita (112 milioni, +3,3%) e un utile netto di 8 milioni, in calo del 17% rispetto all’anno precedente e di gran lunga inferiore a quello di aeroporti con uguale numero di passeggeri. Dunque la Sac non è una società in crisi, anche se la sua governance è ritenuta “inadeguata”. Di qui il convincimento che sia sbagliato prevedere, come fa il bando, la cessione della maggioranza assoluta ai privati (almeno il 51% delle quote) cui viene consegnato il potere di decidere il futuro di una struttura strategica per tutta la Sicilia e il Mediterraneo. Scelta ancora più grave in considerazione del fatto che l’aeroporto di Catania è un monopolio naturale all’accesso alla Sicilia Orientale e, come l’esperienza italiana ci ha insegnato, privatizzare i monopoli pubblici si traduce nella privatizzazione delle rendite e questo impoverisce il territorio a danno dei legittimi interessi delle collettività.
Dunque anche chi non è pregiudizialmente contrario alla privatizzazione dell’aeroporto ritiene che l’utilità di questa scelta – che andrebbe comunque prevista soltanto per quote di minoranza – va dimostrata con dati, analisi e piani industriali (che allo stato non ci sono) che devono prevedere anche scelte chiare sull’aeroporto di Comiso e specificare le connessioni e i rapporti intermodali con le altre infrastrutture della viabilità quali ferrovie, metropolitana, servizi bus. Va considerato, inoltre, che sull’aeroporto si stanno spendendo enormi risorse pubbliche per interventi migliorativi, dalla nuova aerostazione all’allungamento della pista, interventi che andrebbero a vantaggio del privato e che devono avere una contropartita pubblica misurabile. Un modo per ribadire che la privatizzazione non è una scelta necessaria, tanto più il tipo di privatizzazione previsto in cui non è dato conoscere neppure i criteri di valutazione che consentano di scegliere un operatore valido scartando meri speculatori.
Volerelaluna ribadisce che per una migliore gestione dell’aeroporto si possono percorrere altre strade quali mantenere il controllo pubblico, cambiando e migliorando la governance, o ricorrendo a soci privati di minoranza o a crediti bancari o finanziamenti pubblici. In quest’ottica l’analista indipendente Franz Cannizzo ha proposto un “Patto per la Sicilia Orientale” – che ha già avuto le prime adesioni – che prevede che il prezzo di vendita dell’aeroporto sia fissato da una perizia indipendente, che il Golden Power sia definito prima della gara, che ci sia un piano vero per Comiso, che si fissino tutele per i lavoratori fino al 2049, e che i proventi della cessione già prima della vendita siano vincolati a vantaggio della collettività.
Tante le persone che sono intervenute all’incontro moderato da Giulio Toscano. Graziano Bonaccorsi, M5S, si è detto contrario alla privatizzazione e ha richiamato la responsabilità politica del presidente Schifani. Marcello Failla e Giolì Vindigni, Sinistra italiana, hanno motivato la loro contrarietà alla privatizzazione di strutture pubbliche ricordando i disastri della gestione Benetton delle autostrade conclusasi con il crollo del Ponte Morandi. Inoltre hanno avanzato l’ipotesi che la Camera di Commercio del Sud Est, proprietaria del 60% delle quote della Sac, voglia vendere per fare cassa e pagare gli stipendi e le pensioni ai propri dipendenti. Giuseppe Pappalardo ed Anthony Barbagallo, Pd, attraverso proprie note, definiscono “indifendibile” la governance dell’aeroporto e chiedono che il controllo pubblico sia mantenuto e che un eventuale ingresso di un socio privato di minoranza sia successivo alla conoscenza del vero valore della Sac e delle caratteristiche del privato, che sia affrontato preventivamente il problema dei lavoratori e delle esternalizzazioni, che ci sia una strategia unitaria con l’aeroporto di Comiso e che si affronti la questione dell’intermodalità.
Il sindaco di Carlentini Giuseppe Stefio ha rivendicato il diritto di conoscere i documenti relativi alla privatizzazione e ha contestato la legittimità del commissario Cam-Com a decidere della proprietà dell’aeroporto anziché occuparsi della mera gestione. Inoltre si è impegnato a portare il documento di Volerelaluna al Libero consorzio di Siracusa. Pina Alberghina dell’Mpaha rivendicato la mozione fatta votare in Consiglio comunale di Catania per chiedere chiarimenti e ha suggerito di destinare gli introiti della privatizzazione al rilancio di Librino. Risorse che per l’avvocato Germanà vanno destinate alla transizione energetica e alle comunità energetiche.
Del problema che la vicinanza di Sigonella pone al controllo del traffico aereo ha parlato Giuseppe Inturri di Legambiente che ha ribadito che bisogna pretendere la redistribuzione del valore generato dai fondi pubblici, oltre 300 milioni per allungare la pista e molti altri per la nuova aerostazione. Loredana Gagliano della Cisal ha sottolineato la necessità di tutelare i lavoratori e Giacomo Torrisi ha invitato a costituire un tavolo in cui tutti i soggetti che fanno parte della Cam-Com – e dunque industriali, cooperative, sindacati, consumatori – siano chiamati ad esprimersi e a mettere la faccia su quest’operazione. Infine Antonio Prelati del Comitato di Comiso, dopo avere denunciato “i numerosi profili di illegittimità nell’iter di privatizzazione in corso”, ha comunicato che il Comitato ha già presentato esposti agli organi di vigilanza europea sugli aeroporti e alle procure di Catania, Ragusa, Siracusa, Palermo, Roma e Perugia.






