29 Giugno 2026

“Dimenticare Freud” per abitare la complessità

“Dimenticare Freud” per abitare la complessità

Viviamo nell’epoca delle spiegazioni immediate. Ogni evento sembra richiedere una causa unica, ogni fenomeno una chiave interpretativa definitiva, ogni problema una risposta rapida e riconoscibile

Dimenticare Freud di Salvatore Giordano, editor, saggista e scrittore, pubblicato da Nulla die edizioni, si colloca in aperto contrasto con questa tendenza. Sarà disponibile in tutte le librerie dal 2 luglio 2026, ed è un libro che invita a rallentare lo sguardo, a diffidare delle letture troppo lineari e a riconoscere che la realtà, quasi sempre, è più complessa delle narrazioni che costruiamo per raccontarla.

Il titolo potrebbe suggerire un confronto diretto con la psicoanalisi, ma il progetto dell’autore è più ampio e ambizioso. Freud diventa il simbolo di tutte quelle interpretazioni che, nate per illuminare una parte del reale, finiscono con il trasformarsi in schemi totalizzanti. Il bersaglio del libro non è una teoria specifica, bensì la tentazione di ridurre la complessità a un principio unico, a una spiegazione rassicurante, a una chiave che promette di aprire ogni porta. Fin dalle prime pagine Giordano costruisce una riflessione rigorosa sul modo in cui attribuiamo significato agli eventi.

«Il senso è risultato, non un dato immediato», scrive, ribaltando una convinzione profondamente radicata. Non esistono fatti che parlano da soli; esistono interpretazioni, connessioni, narrazioni che organizzano ciò che accade e gli conferiscono una forma comprensibile. Il problema, osserva l’autore, nasce quando dimentichiamo il carattere costruito di queste narrazioni e finiamo per scambiarle per la realtà stessa. Uno degli aspetti più interessanti del volume riguarda il rapporto tra linguaggio e comprensione. Le parole non sono semplici etichette applicate a un mondo già dato. Al contrario, contribuiscono a costruirne il significato. Chiamare un evento “crisi” o “trasformazione”, “errore” o “tentativo”, non equivale a descriverlo in modi diversi, ma a inserirlo in orizzonti interpretativi differenti. In questo senso, il libro dialoga con alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo: la comunicazione pubblica, la costruzione del consenso, la proliferazione di narrazioni concorrenti nello spazio mediatico.



L’autore insiste più volte su un punto essenziale: comprendere non significa trovare una spiegazione definitiva. Significa, piuttosto, riconoscere la natura parziale di ogni lettura.

«Non esiste un punto di vista privilegiato», afferma, perché la realtà si presenta come «un insieme di nodi dinamici» in continua ridefinizione. È una prospettiva che rifiuta tanto il dogmatismo quanto il relativismo. Se nessuna interpretazione può pretendere di esaurire il reale, non per questo tutte le interpretazioni si equivalgono. Alcune risultano più aperte, più capaci di accogliere la complessità, più disponibili a rimettere in discussione i propri presupposti.Particolarmente efficace è il capitolo dedicato all’interpretazione. Qui Giordano formula una delle intuizioni più felici dell’intero libro: «Una buona interpretazione non è quella che chiude il senso, ma quella che riesce ad aprirlo senza dissolverlo».

È una frase che potrebbe essere assunta come manifesto dell’intera opera. L’interpretazione non viene concepita come un approdo, ma come un processo continuo, un esercizio di attenzione che mantiene visibile ciò che ancora sfugge alle nostre categorie.

Nella seconda parte del volume, attraverso la metafora della navigazione a vela, l’autore mostra come spesso non si possa raggiungere una meta procedendo in linea retta. Occorre deviare, correggere, bordeggiare. Quello che appare come un allontanamento si rivela, in realtà, la condizione necessaria per avanzare.

«Non è mai esistita una direzione semplice da seguire, ma solo modi diversi di orientarsi dentro ciò che prende forma, di volta in volta».

È un’immagine di grande forza evocativa, che trasforma una riflessione teorica in esperienza concreta e restituisce al lettore il senso profondo del percorso proposto. La scrittura di Giordano è misurata, elegante, sofisticata e priva di ogni compiacimento accademico. Pur affrontando temi complessi, il libro mantiene sempre una notevole chiarezza espositiva. Non cerca di impressionare attraverso il linguaggio specialistico, ma di accompagnare il lettore in un esercizio di consapevolezza critica. È una qualità sempre più rara nel panorama saggistico contemporaneo.

Dimenticare Freud” è un libro sul valore del dubbio e sui limiti delle certezze

Un invito a riconoscere che ogni interpretazione illumina una parte del mondo e ne lascia inevitabilmente altre in ombra. In un tempo segnato dalla velocità dei giudizi e dalla semplificazione permanente, il merito più grande di questo saggio è forse quello di ricordarci che comprendere non significa possedere una verità definitiva, ma imparare ad abitare la complessità.

di Katya Maugeri

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