29 Giugno 2026
SAC, dalla tangente “scontata”al dossier di Volere la Luna

Privatizzazione SAC, il dossier analizza la settimana di polemiche tra l’allarme di Confcommercio, le richieste dei sindacati e i dubbi sulla cessione della maggioranza
di Franz Cannizzo – Presidente Abbetnea
C’è una frase che ha attraversato questa settimana come una scarica elettrica nel dibattito sulla privatizzazione SAC. L’ha pronunciata Pietro Agen, presidente di Confcommercio Catania, intervenendo al convegno di Forza Italia alla Vecchia Dogana: “Sentire che la tangente è scontata fa rabbrividire.”
Agen non è un militante di opposizione. È il presidente di uns delle principali associazioni datoriali catanesi, uno dei soggetti che avrebbe tutto l’interesse a non disturbare il processo. Invece ha detto quello che molti pensano e quasi nessuno dice ad alta voce nelle sedi istituzionali.
Quella frase merita di essere trattata per quello che è: non uno sfogo, non una provocazione, ma un segnale di allarme proveniente dall’interno del sistema. E quindi più significativo di qualsiasi critica esterna.
La settimana in sintesi — i fatti che contano. In sette giorni si sono accumulate più novità di quante il processo avesse prodotto nei due mesi precedenti.
Il Consiglio Comunale di Catania ha approvato l’ordine del giorno dell’MpA. “linee di indirizzo e mandati vincolanti al Sindaco della Città Metropolitana”. con il sostegno trasversale di tutte le forze politiche. Per la prima volta dall’avvio della procedura, un organo elettivo territoriale ha prodotto un atto formale che vincola il rappresentante del Comune nella governance SAC su cinque aree specifiche: Masterplan, garanzie occupazionali, vincoli di sviluppo territoriale, trasparenza della procedura, tutela dell’interesse pubblico.
Il Consiglio Metropolitano ha discusso la vicenda con toni ancora più accesi. Il capogruppo della Lega Ruggero Strano ha attaccato frontalmente il metodo: “Documenti segreti, ma segreti a chi? Non certo ai consiglieri metropolitani.” Ha chiesto conto delle ricadute occupazionali per l’intera provincia, della rete viaria di accesso allo scalo, e ha stigmatizzato un’assemblea che “assomiglia sempre di più a un dopolavoro ferroviario.”
Volere la Luna ha pubblicato un dossier strutturato che pone la domanda che questo processo ha evitato sistematicamente: la cessione della maggioranza è davvero necessaria, o esistono alternative più coerenti con l’interesse pubblico? CISAL Catania e LEGEA Catania hanno protocollato una nota formale con tre richieste precise e scadenza di risposta a 15 giorni.
SAC ha risposto a Confcommercio con una nota che afferma di aver “operato con trasparenza, correttezza e imparzialità” invitando a fondare il dibattito “su dati, fatti e valutazioni oggettive.”
Il dossier di Volere la Luna — il contributo più analitico della settimana.
Il documento merita attenzione specifica perché fa una cosa che quasi nessuno aveva fatto fino ad ora: mette in discussione la premessa, non solo le condizioni.
La domanda “è davvero necessario cedere la maggioranza?” non è una domanda antisistema. È una domanda che qualsiasi advisor finanziario serio pone nella fase di pre-analisi di qualsiasi operazione straordinaria. Prima di decidere come vendere, si decide se vendere e se la risposta è sì, perché sì invece di alternative meno invasive sulla governance.
Il dossier identifica correttamente tre alternative alla cessione di maggioranza che non sono state analizzate pubblicamente: l’ingresso di un socio privato di minoranza, che porta capitali senza cedere il controllo, il ricorso al credito bancario o obbligazionario che finanzia il piano da 1,3 miliardi senza diluire la proprietà pubblica e una riforma della governance che separi proprietà pubblica da gestione professionale, riducendo la politicizzazione delle nomine senza cedere il controllo dell’asset.
Ciascuna di queste alternative ha limiti reali. Ma il fatto che esistano limiti non significa che non vadano valutate e scartate motivatamente. Il processo SAC ha saltato questa fase — è partito direttamente dall’assunzione che cedere la maggioranza fosse la soluzione, senza documentare pubblicamente perché le alternative siano state ritenute inadeguate.
Il dossier identifica correttamente anche il nodo dei fondi pubblici incorporati nell’asset: il piano industriale da 1,3 miliardi include una componente pubblica significativa che il futuro acquirente privato beneficerà senza averla finanziata. Il meccanismo — già discusso analiticamente in contributi precedenti — non è stato mai affrontato dagli enti cedenti in modo trasparente.
CISAL e LEGEA — quando la nota protocollata vale più di cento dichiarazioni
Il 22 giugno CISAL Catania e LEGEA Catania hanno protocollato una nota formale indirizzata a SAC, agli enti soci, alla Regione Siciliana, ai Ministeri competenti, a ENAC e all’ANAC. Tre richieste precise, con scadenza di risposta a 15 giorni e annuncio esplicito di escalation istituzionale in caso di silenzio.
Il documento chiede la pubblicità delle regole di governance post-cessione prima della fase finale della gara. Chiede la fusione preventiva tra SAC e SAC Service prima del closing — condizione necessaria per uniformare contratti, inquadramenti e tutele, e per impedire che la differenza contrattuale tra le due società diventi una leva di compressione del costo del lavoro nella fase di transizione. Chiede garanzie occupazionali strutturate fino al 2049, non il solo quinquennio previsto dall’avviso pubblico, con tavolo permanente sindacale e procedure di consultazione obbligatoria per qualsiasi riorganizzazione.
“Cinque anni non bastano”, ha dichiarato Giovanni Lo Schiavo, segretario provinciale CISAL. “L’aeroporto di Catania rappresenta un asset strategico e i lavoratori devono avere certezze per tutta la durata della concessione.”
“Non possiamo permettere che la privatizzazione si trasformi in un’occasione per creare lavoratori di serie A e lavoratori di serie B”, ha aggiunto Sandro Barbagallo, segretario LEGEA. “La fusione tra SAC e SAC Service è una condizione non rinviabile.”
La nota ha tre caratteristiche che la distinguono dalle dichiarazioni delle settimane precedenti. Ha destinatari nominali multipli, inclusa l’ANAC, già attivata dal senatore Nicita.
Ha una scadenza di risposta esplicita. Ha un meccanismo di escalation dichiarato, Commissione Insularità del Senato, che trasforma il silenzio in un atto politicamente costoso. SAC ha ancora giorni per rispondere. Il silenzio, se dovesse arrivare, varrà come risposta.
La frase di Agen — perché è il dato più importante della settimana.
“Sentire che la tangente è scontata fa rabbrividire.” Non è un’accusa formale. Non è una denuncia penale. È qualcosa di più preciso e più difficile da gestire: è la voce del sistema economico locale che descrive la percezione diffusa nell’ambiente degli operatori.
La “tangente scontata” a cui si riferisce Agen non è necessariamente la corruzione nel senso penale, mazzette, conti svizzeri, valigette. È la forma più sottile e più difficile da perseguire: la distribuzione di posizioni, incarichi, advisory fee, board seat nella newco ai soggetti che hanno facilitato o non ostacolato il processo.
Il fatto che questa percezione sia espressa pubblicamente dal presidente di Confcommercio, non da un militante di opposizione, significa che ha già attraversato l’intero sistema economico locale. E una percezione così diffusa, indipendentemente dalla sua fondatezza fattuale, produce un danno reale: erode la legittimità del processo, scoraggia gli offerenti più seri che non vogliono entrare in un contesto percepito come opaco, e comprime il prezzo finale rispetto a quello che una gara genuinamente competitiva produrrebbe.
SAC risponde invitando a un confronto fondato su “dati, fatti e valutazioni oggettive.” La risposta corretta a quella frase di Agen non è comunicativa, è sostanziale. È rendere pubbliche le regole di governance post-cessione. È pubblicare il piano di destinazione dei proventi della CCIAA. È definire preventivamente le condizioni di Golden Power. È commissionare una perizia indipendente pubblica. Se queste cose vengono fatte, la percezione cambia perché la realtà cambia. Se non vengono fatte, nessuna nota stampa la dissolve.
La risposta di SAC — analisi di un documento
La nota SAC è scritta con competenza comunicativa e merita una lettura analitica.
Afferma che “l’intero iter è stato condotto nel pieno rispetto della normativa vigente.” È probabilmente vero sul piano formale. Ma la correttezza formale non risponde alle domande sostanziali: perché le regole di governance post-cessione sono state deliberate il 16 giugno e comunicate solo agli offerenti ammessi? Perché non esiste un floor di prezzo pubblico verificato indipendentemente? Perché il Golden Power non è stato definito preventivamente? Perché il piano di destinazione dei proventi della CCIAA non è stato reso pubblico?
Afferma che “ridurre un percorso così articolato a valutazioni semplicistiche rischia di offrire ai cittadini una rappresentazione non aderente alla realtà.” È un’inversione logica sottile ma significativa: non è chi pone domande tecniche precise a semplificare — è chi risponde con generici richiami alla trasparenza senza rispondere nel merito.
La parte finale sulla tutela dei lavoratori, “è innanzitutto SAC ad avere a cuore il loro presente e il loro futuro”, è la più debole del comunicato. Non perché sia falsa, ma perché non è accompagnata da nessun impegno specifico e verificabile. Avere a cuore i lavoratori significa qualcosa di preciso: fusione SAC-SAC Service prima del closing, garanzie contrattuali oltre il quinquennio, tavolo permanente sindacale. Se questi impegni ci sono, vanno scritti. Se non ci sono, la frase è vuota.
I documenti segreti del Consiglio Metropolitano
Il consigliere Strano ha sollevato un punto che merita precisione, non solo indignazione. Il sindaco Trantino ha motivato la mancata divulgazione di alcuni documenti con la loro natura riservata nell’ambito della procedura competitiva. È una motivazione formalmente corretta: in qualsiasi processo di M&A, alcune informazioni vengono riservate agli offerenti per non alterare la competizione.
Il problema non è la riservatezza in sé. È che si applica a documenti che riguardano i diritti residui della componente pubblica — e quindi i diritti collettivi dei cittadini. I consiglieri metropolitani, in quanto rappresentanti eletti della Città Metropolitana che detiene il 12,12% di SAC, hanno un diritto di accesso agli atti che va oltre quello del pubblico generico.
La soluzione non è rendere tutto pubblico indiscriminatamente. È istituire una commissione ristretta di consiglieri con accesso riservato alla documentazione, con obbligo di riservatezza firmato, per esercitare il controllo democratico che la governance di una società pubblica richiede. È uno strumento usato in molte privatizzazioni europee. In Italia, su questa operazione, nessuno l’ha proposto.
Dove siamo e dove andiamo
Il processo è in una fase di transizione tra la prima fase, raccolta delle manifestazioni di interesse, conclusa con 14 candidature e la seconda, che prevede offerte preliminari con piano industriale. I tempi della fase istruttoria sulle 14 candidature non sono stati comunicati.
Le condizioni della seconda fase del bando non sono ancora pubbliche. Quelle condizioni determineranno il peso relativo tra prezzo offerto e piano industriale, i criteri di valutazione con i loro pesi percentuali, gli obblighi contrattuali vincolanti, le clausole territoriali e occupazionali.
Tutto quello che il dibattito di questa settimana ha sollevato, la frase di Agen, il dossier di Volere la Luna, la nota CISAL-LEGEA, l’ordine del giorno del Consiglio Comunale, i documenti segreti del Consiglio Metropolitano, ha senso solo se si traduce in pressione concreta su queste condizioni, prima che vengano pubblicate. Dopo la pubblicazione del secondo bando, le trattative sono già chiuse.
La proposta operativa
Alla luce di quanto emerso, la mia proposta del “Patto per la Sicilia orientale”, una conferenza pubblica strutturata per fissare le condizioni minime non negoziabili, acquista una dimensione aggiuntiva rispetto alla formulazione originale.
Non dovrebbe essere solo un momento di pressione dall’esterno del processo. Dovrebbe produrre un documento formale che gli enti cedenti, in quanto soci di una società a capitale pubblico soggetta al D.Lgs. 175/2016, siano tenuti a considerare nell’esercizio del loro mandato. Non una raccomandazione politica. Un atto con destinatari nominali, fondato sulla natura pubblica del capitale, che obbliga a una risposta motivata.
Il Consiglio Comunale ha già dimostrato con l’ordine del giorno dell’MpA che questo tipo di atto è producibile e ha peso istituzionale reale. La nota CISAL-LEGEA ha dimostrato che il presidio sindacale può essere formale e tecnicamente fondato. Il dossier di Volere la Luna ha dimostrato che l’analisi alternativa è possibile e documentabile.
Il passo successivo è coordinare questi tre livelli, istituzionale, sindacale, analitico, in una posizione convergente che arrivi agli enti cedenti prima della pubblicazione delle condizioni della seconda fase.
La conclusione
Questa settimana ha prodotto qualcosa di inedito in tutta la vicenda SAC: la critica al processo non viene più solo dall’esterno. Viene dall’interno del sistema economico locale, con la frase di Agen. Viene dalle istituzioni elettive, con l’ordine del giorno del Consiglio
Comunale e il dibattito del Consiglio Metropolitano. Viene dall’analisi tecnica strutturata, con il dossier di Volere la Luna. Viene dal presidio sindacale formale, con la nota protocollata di CISAL e LEGEA.
SAC risponde invitando a un confronto fondato su “dati, fatti e valutazioni oggettive.” È un invito che accetto volentieri.
I dati mostrano un EBITDA in calo del 17% nel 2025. I fatti mostrano un Commissario che opera oltre i termini di legge con competenze contestate. Le valutazioni oggettive mostrano un asset valorizzato tra 500 e 600 milioni senza una perizia indipendente pubblica che verifichi quella cifra nell’interesse dei cedenti.
Questi sono i dati. Questi sono i fatti. Queste sono le valutazioni.
La risposta è ancora attesa.





