23 Giugno 2026
Carlo Caputo contro i ribelli: “Irresponsabili verso Belpasso”

Crisi politica a Belpasso, il sindaco Carlo Caputo attacca i consiglieri vicini a Zitelli dopo gli emendamenti al bilancio: “Irresponsabili verso la comunità”. Il 25 giugno manifestazione politica con Galvagno, Pogliese, Daidone, Andrea Messina e Fabio Mancuso.
La crisi politica al Comune di Belpasso, esplosa in aula con il voto sugli emendamenti al bilancio, diventa ormai uno scontro aperto dentro il centrodestra cittadino. Il sindaco Carlo Caputo, dopo giorni di tensione, ricostruisce a Freepressonline l’origine della frattura, punta il dito contro alcuni interessi particolari e conferma la rottura politica con l’area che fa riferimento al deputato regionale Giuseppe Zitelli. Sullo sfondo resta l’ipotesi della mozione di sfiducia.
Sindaco Caputo, la crisi in aula si è manifestata con il voto sui sei emendamenti al bilancio del Comune di Belpasso. Da dove nasce questa frattura politica?
«Uno dei motivi — spiega Caputo — è stato il fatto che su alcune richieste mi sono messo di traverso. Erano richieste che, secondo me, non guardavano all’interesse pubblico, ma al soddisfacimento di interessi particolari».
Il sindaco cita il caso della farmacia: «C’è stato il dibattito sulla localizzazione. Alcuni volevano portarla fuori dal centro urbano, anche farmacisti che hanno rappresentanza in Consiglio comunale (Fiorella Vadalà e Andrea Paparo Ndr.). Io ho detto una cosa diversa: facciamo la farmacia dove i tecnici diranno che è opportuno farla, in base alla popolazione e allo sviluppo edilizio».
Ma, secondo Caputo, non si sarebbe trattato solo di questo…
«C’è stata anche una voglia di sottomissione politica. Alcuni gruppi volevano un pezzetto di fascia, volevano togliere spazio ad altri. Anche su questo ho detto no. La coalizione è ampia e dobbiamo dare rappresentanza a tutti, non solo a un gruppo».
Carlo Caputo dice di non comprendere le accuse arrivate da alcuni ex alleati: «Con alcuni della maggioranza che sono passati all’opposizione ci conosciamo da quindici anni. Se all’improvviso il sindaco non va più bene e diventa addirittura un oligarca, mi sembra strano. Dovrebbero dire loro quali sono i veri motivi».
La rottura, secondo lei, dipende anche dalla paura di una sua candidatura alle elezioni regionali?
«Penso di sì — risponde il sindaco —. Lo sanno tutti gli operatori della politica a Belpasso. Magari non si dice perché non è comodo dirlo, ma il vero motivo è questo».
Caputo ricorda di avere già chiarito la sua posizione: «A gennaio ho consegnato alla coalizione un documento politico con cui riconfermavo la mia intenzione di ricandidarmi nel 2028. Tutte le liste della coalizione hanno firmato, tranne una: quella che fa capo al deputato Zitelli, proprio colui che temeva questa candidatura alle regionali».
Per il primo cittadino, la rottura con Zitelli è ormai evidente: «Quei consiglieri comunali fanno riferimento a lui, è assolutamente chiaro. Quindi sì, c’è una rottura».
Si parla anche di una possibile mozione di sfiducia. Lei in aula non ha mostrato timore. Ci sono ancora le condizioni per ricucire lo strappo?
«Non so se si possa ricucire — afferma Caputo —. Io continuo a fare il mio lavoro come dal primo giorno. Non cambio rotta solo per raggiungere un compromesso. Io faccio accordi sulle cose da fare, non compromessi per avvantaggiare qualcuno».
Poi il messaggio al Consiglio comunale: «Se ritengono di fare la mozione di sfiducia, la facciano. Si prendano la responsabilità di mandare a casa il sindaco. A Belpasso non è mai successa una cosa del genere. Evidentemente sarei il peggior sindaco della storia di Belpasso».
Caputo avverte però sulle conseguenze: «Lasceranno il Comune in mano a un commissario per un anno, perché le prossime elezioni saranno a giugno. E lo faranno con un bilancio approvato che io considero scandaloso, che non consente di garantire servizi essenziali. Il Comune sarebbe gestito da un funzionario regionale che verrebbe qui al massimo una volta a settimana».
Sulle dimissioni, il sindaco chiude la porta: «Mi invitano a dimettermi, ma quello è un atto che appartiene a me. Le mie dimissioni porterebbero un commissario per la carica di sindaco, mentre loro resterebbero consiglieri comunali. Troppo comodo. Se vogliono un taglio netto, facciano la mozione di sfiducia».
Ha sentito altri esponenti di Fratelli d’Italia?
«Assolutamente sì. Ho il pieno sostegno del commissario regionale Luca Sbardella. Il 25 giugno farò una manifestazione politica a Belpasso e saranno presenti a manifestare il sostegno alla mia persona anche esponenti di Fratelli d’Italia: il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, il senatore Salvo Pogliese, l’onorevole Dario Daidone».
Carlo Caputo rivendica anche il sostegno di altre aree del centrodestra: «Ci saranno deputati della vecchia Dc, come Andrea Messina, e il coordinatore dell’Mpa, il sindaco Fabio Mancuso. La coalizione è quella di prima. Manca solo una lista, quella che fa capo a Zitelli».
Il sindaco torna poi sul bilancio: «La cosa grave è ciò che hanno fatto con gli emendamenti. Hanno azzerato capitoli importanti per il funzionamento della città: scuole, strade, pulizie degli immobili comunali. Capitoli fondamentali per i servizi essenziali».
Negli ultimi giorni lei ha scelto di difendersi mostrando il lavoro fatto e i cantieri avviati. È questa la linea che intende continuare?
«Io continuo a fare il lavoro che ho sempre fatto — dice Caputo —. Belpasso è un cantiere di opere in corso e di progetti che stanno per partire. Amministrare senza una maggioranza in Consiglio è un’esperienza che vivono molti sindaci, ma qui vedo una rabbia esagerata».
Secondo il primo cittadino, lo scontro politico rischia di danneggiare la comunità: «Pur di attaccare il sindaco stanno facendo danno alla comunità. Ma io andrò avanti lo stesso, troverò le soluzioni per fare funzionare la macchina amministrativa. Lavorerò di più: invece di dodici ore, ne lavorerò quindici».
Caputo ribadisce di non pensare alle dimissioni: «Ho la responsabilità di essere stato eletto da oltre ottomila cittadini. Fino alla fine porterò avanti questo mandato e le idee condivise con la città. Oggi non penso alle dimissioni, almeno fino a quando non avrò portato avanti e completato alcuni progetti».
La conclusione è politica e durissima: «Questa non è politica, è irresponsabilità nei confronti della comunità. Vedo molta rabbia, e questo non è bello. Non ha nulla a che fare con l’amministrazione di una città. Bisognerebbe togliere di mezzo i personalismi, ma evidentemente alcuni non riescono a farne a meno».





