13 Giugno 2026

La Pec, sconosciuta all’estero, ferma la privatizzazione dell’aeroporto

La Pec, sconosciuta all’estero, ferma la privatizzazione dell’aeroporto

I colossi mondiali bloccati da una procedura da pubblica amministrazione per loro inedita mentre il territorio aspetta ancora le risposte che contano

Ottantuno richieste di chiarimento. Dodici giorni di proroga. Il paradosso è perfetto. E racconta lo stato reale del processo meglio di qualsiasi analisi. Il bando è stato scritto con le categorie giuridiche della pubblica amministrazione italiana, non con quelle di un processo competitivo internazionale. Le 81 richieste su allegati, formati, megabyte e tempi sono domande che “vengono poste in procedure per bandi da poche decine di migliaia di euro.” Il fatto che le faccia chi gestisce aeroporti da decine di milioni di passeggeri dice che il problema non è la competenza degli offerenti. È la struttura del bando. Detto questo, la pluralità di operatori extra-UE interessati è una notizia positiva.

Il campo è ampio: ADQ Abu Dhabi, Vinci Airports, Fraport, Royal Schiphol, Corporacion America, Mundys, 2i Aeroporti. Il valore confermato da Il Sole 24 Ore Radiocor è tra 500 e 600 milioni per la quota di maggioranza. È nell’interesse di tutti massimizzare quella competizione — non eroderla con ostacoli procedurali evitabili.



La seduta straordinaria del Consiglio comunale ha prodotto per la prima volta in forma istituzionale le domande che questo dibattito solleva da settimane. L’ordine del giorno MpAcon 37 quesiti su Masterplan, Comiso, piano industriale, stima indipendente e prezzo minimo è esattamente il documento che andava prodotto prima dell’avvio della procedura. Il sindaco Trantino che promette di “vigilare” e riconvocare l’aula “quando sarà noto l’esito” è la risposta istituzionalmente più debole: vigilare ex post su un’operazione che si definisce nei contratti è come leggere le clausole dopo aver firmato.

Con la quota ceduta tra il 51% e il 61% e la valorizzazione tra 500 e 600 milioni, la CCIAA commissariata incasserà tra 250 e 300 milioni. Nessuno ha ancora risposto dove andranno quei soldi. Non al Consiglio comunale, non all’ARS, non alla conferenza del ministro Urso. È la domanda più concreta di tutta l’operazione. Continua a non avere risposta.

Sul Golden Power: con ADQ e Corporacion America tra gli offerenti, lo screening obbligatorio sugli investitori extra-UE non è un’ipotesi teorica. È un adempimento dovuto per legge. Il MIMIT non ha pubblicato le condizioni preventive applicabili. Non ha coinvolto la Difesa. Non ha definito cosa è accettabile in termini di governance e sicurezza dei dati rispetto a Sigonella. La proroga al 15 giugno offre ancora una finestra. Usarla o non usarla è una scelta politica — non una dimenticanza

Il MIMIT pubblica le condizioni di Golden Power preventive per tipologia di offerente, entro il 15 giugno, non dopo. La CCIAA presenta il piano vincolante di destinazione dei proventi, non può vendere 300 milioni di patrimonio pubblico senza dire dove vanno. Il Comune deposita formalmente le clausole territoriali prima della firma, non dopo. I sindacati trasformano le dichiarazioni in aula in richieste scritte con scadenze, le parole in Consiglio comunale non vincolano nessuno.

La burocrazia italiana ha fermato i colossi mondiali sulla PEC. Sarebbe paradossale che lo stesso sistema non riuscisse a produrre nei prossimi dieci giorni le tutele minime che un’operazione da 500-600 milioni richiede. I colossi mondiali hanno tempo fino al 15 giugno. Anche le istituzioni italiane.

di Franz Cannizzo, consulente di direzione ed organizzazione d’impresa, esperto di finanza pubblica e M&A su asset strategici

redazione

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