03 Giugno 2026
Donna ustionata a Catania: arriva la sentenza

Il caso della donna ustionata a Catania arriva conclusione. La corte ha pronunciato la sentenza di condanna per le due indagate.
Agatina Vitanza e Rosa Alessandra Gennamari, protagoniste di uno scontro che, secondo quanto ricostruito dall’attività investigativa, sarebbe degenerato in pochissimo tempo. Al centro del dibattito processuale c’è la lite nata dopo un precedente contrasto tra le figlie di entrambe, probabilmente legato a un ragazzo conteso, e che poi avrebbe coinvolto anche un’altra donna. Si tratta di Giusy Scalogna, all’epoca dei fatti di soli 26 anni.
La donna è rimasta gravemente ferita dopo essere stata raggiunta da liquido infiammabile, appiccando le fiamme. Poco dopo la donna ha riportato delle ferite importanti, su circa il 20% del corpo, che hanno reso necessario il trasferimento d’urgenza in ospedale per ricevere le cure del caso. Un episodio violento, ricostruito udienza dopo udienza, fino alla sentenza.
Donna ustionata a Catania: arriva la sentenza
Nel corso dell’udienza, dunque, il pubblico ministero ha ripercorso gli elementi emersi durante il processo, soffermandosi sulle responsabilità contestate a Agatina Vitanza e Rosa Alessandra Gennamari.
In aula si è discusso anche delle aggravanti dei futili motivi e della premeditazione, escluse in sentenza. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, una delle due donne avrebbe riferito che il liquido infiammabile non sarebbe stato portato appositamente per procedere con l’aggressione, ma a quanto pare era già presente in auto. Un passaggio che ha avuto un peso nella ricostruzione complessiva della vicenda.
Gli avvocati Dario Polizza e Daniele Cugno, lo scorso 26 marzo, avevano presentato istanze ai sensi dell’articolo 507 del codice di procedura penale per la rilevazione e l’ammissione di prove. Si trattava, in particolar modo, di richieste legate a un audio e ad alcune sommarie indicazioni rese alla Procura e al pubblico ministero la sera dell’accaduto. Richieste sulle quali ci si era concentrati nell’udienza successiva, ma che poi sono state rigettate dalla Corte che ha emesso la sentenza: per Agatina Vitanza la richiesta è di 16 anni e 8 mesi, mentre per Rosa Alessandra Gennamari è di 9 anni, 5 mesi e 23 giorni. Le motivazioni saranno dispobili tra 90 giorni.





