10 Maggio 2026
Randazzo e la “buca infinita”: dopo un anno stesso degrado

A Randazzo torna la polemica sulle condizioni di via Bonaventura: a un anno dai lavori, l’asfalto è di nuovo dissestato e cresce il malcontento dei cittadini.
di Alfio Papa
Tra degrado urbano, polemiche sugli appalti e speranze affidate alle urne, la centralissima Via Bonaventura torna simbolo di una città che chiede risposte concrete
È passato poco più di un anno da quando i social network, le pagine dei giornali locali e le discussioni nei bar del paese portarono alla ribalta uno dei problemi più evidenti e umilianti per la città di Randazzo: il degrado urbano e, in particolare, le profonde buche presenti lungo la centralissima Via Bonaventura, sulla SS 120, a circa cento metri dall’incrocio con la SS 116 Randazzo – Capo d’Orlando.
Una ferita aperta nel cuore della città, in un punto strategico attraversato quotidianamente da centinaia di automobilisti, mezzi commerciali, turisti e cittadini. Un’arteria fondamentale che rappresenta uno dei principali ingressi al centro abitato e che, invece di offrire un’immagine decorosa e accogliente, continua a raccontare una realtà fatta di disagi, rattoppi temporanei e promesse rimaste sospese.
All’epoca, un titolo di giornale riassumeva perfettamente il sentimento diffuso tra la popolazione: “Benvenuti a Randazzo: tra storia, bellezza e sfide di manutenzione urbana”. Una frase che oggi, a distanza di mesi, suona quasi come una dolorosa profezia.
Una strada simbolo del disagio
Via Bonaventura non è una strada periferica né un tratto secondario dimenticato. È uno dei punti nevralgici della viabilità randazzese. Chi arriva a Randazzo da importanti direttrici provinciali e statali passa inevitabilmente da lì. Ed è proprio lì che il visitatore incontra il primo biglietto da visita della città.



Un’immagine che stride fortemente con il patrimonio storico, artistico e culturale che Randazzo custodisce con orgoglio. Una città medievale di straordinaria bellezza, ricca di tradizioni e di potenzialità turistiche, che però continua a fare i conti con problematiche strutturali che sembrano non trovare mai una soluzione definitiva.
Le buche sull’asfalto non rappresentano soltanto un problema estetico. Sono un pericolo concreto per automobilisti, motociclisti e pedoni. Sono fonte di danni ai veicoli, di rallentamenti alla circolazione e di crescente esasperazione da parte dei cittadini che ogni giorno percorrono quella strada.
La scelta dei commissari: lavori affidati a una ditta esterna
Dopo mesi di polemiche e segnalazioni, i commissari governativi chiamati ad amministrare il Comune di Randazzo decisero di intervenire. Una scelta che avrebbe dovuto segnare l’inizio della soluzione definitiva al problema.
Secondo quanto emerso, i commissari preferirono affidare i lavori di ripristino e manutenzione a una ditta non appartenente al territorio randazzese. Una decisione motivata dalla volontà di evitare qualsiasi possibile ombra o sospetto legato a presunti rapporti tra imprese locali e ambienti riconducibili alla criminalità organizzata.
Una posizione netta, adottata – come sostenuto dagli stessi amministratori – per garantire massima trasparenza, imparzialità e lavori eseguiti “a regola d’arte”.
Una scelta che, almeno inizialmente, aveva trovato anche il consenso di una parte della cittadinanza, desiderosa di vedere finalmente risolto un problema diventato simbolo dell’inefficienza amministrativa.
Ma oggi, guardando quel tratto di strada, la domanda che molti si pongono è inevitabile: cosa è realmente cambiato?
Stessa buca, stesso punto, stessa rabbia
La risposta, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.
A meno di un anno dagli interventi di manutenzione, il problema si è ripresentato esattamente nello stesso punto. Lo stesso asfalto deteriorato. Le stesse crepe. Le stesse buche. Gli stessi disagi.
Una situazione che alimenta amarezza e sfiducia.
Perché se è vero che il degrado delle strade può dipendere da molteplici fattori — traffico intenso, usura del manto stradale, condizioni climatiche e infiltrazioni — è altrettanto vero che i cittadini si aspettano interventi duraturi e non semplici soluzioni tampone destinate a sgretolarsi nel giro di pochi mesi.
Ed è proprio questo il nodo centrale della questione: la sensazione diffusa che troppo spesso si intervenga senza una reale programmazione strutturale, limitandosi a rattoppi temporanei incapaci di resistere al tempo e al traffico quotidiano.
Il malcontento dei cittadini
Tra i residenti cresce la delusione. C’è chi parla apertamente di spreco di denaro pubblico, chi denuncia una cronica mancanza di controlli sui lavori eseguiti e chi, più semplicemente, si sente abbandonato.
Sui social network tornano fotografie, video e commenti ironici ma carichi di rabbia. Automobilisti costretti a rallentare bruscamente, motociclisti che evitano il tratto per paura di incidenti, cittadini che si chiedono come sia possibile che un problema tanto evidente continui a ripetersi senza soluzione.
Il rischio più grande, però, non è soltanto quello legato alla sicurezza stradale. Il vero pericolo è l’assuefazione al degrado. Quando una comunità smette di indignarsi davanti ai problemi quotidiani, il degrado non è più soltanto urbano: diventa culturale e sociale.
Le elezioni e la speranza di un cambiamento
In questo clima di crescente malcontento, Randazzo si prepara a vivere un momento decisivo.
Fra meno di due settimane i cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere il nuovo sindaco tra cinque candidati. Una tornata elettorale che assume un valore ancora più simbolico proprio alla luce delle problematiche che negli ultimi anni hanno segnato la città.
Le buche di Via Bonaventura, infatti, non rappresentano soltanto un problema stradale. Sono diventate il simbolo di una comunità che chiede attenzione, efficienza amministrativa e interventi concreti.
I randazzesi non chiedono miracoli. Chiedono strade sicure, manutenzione costante, controlli seri sui lavori pubblici e una gestione capace di restituire dignità agli spazi urbani.
Perché una città che ambisce a valorizzare il proprio patrimonio storico e turistico non può permettersi di accogliere cittadini e visitatori con strade dissestate e disagi continui.
Oltre la buca: la necessità di una visione
Il caso di Via Bonaventura dovrebbe spingere tutti — amministratori presenti e futuri — a una riflessione più ampia sullo stato delle infrastrutture cittadine.
La manutenzione urbana non può essere affrontata solo in emergenza. Servono programmazione, controlli tecnici rigorosi, investimenti mirati e soprattutto continuità amministrativa.
Perché ogni buca non racconta soltanto un problema di asfalto. Racconta il rapporto tra istituzioni e cittadini. Racconta il senso di fiducia o di abbandono che una comunità percepisce.
E oggi Randazzo sembra chiedere soprattutto questo: risposte credibili e soluzioni definitive.
Con la speranza che, dopo anni di polemiche, fotografie e rattoppi, la prossima amministrazione riesca finalmente a chiudere quella buca che ormai è diventata il simbolo più evidente delle difficoltà che continuano a pesare sulla città.






