05 Maggio 2026
«Nelle maglie del tempo», il nuovo romanzo di Clelia Tomaselli

“Nelle maglie del tempo”, il nuovo romanzo di Clelia Tomaselli, esplora memoria, identità e dimensione interiore tra psicologia e suggestioni metafisiche
di Pina Mazzaglia
C’è un punto d’incontro raro e prezioso tra la realtà e l’immaginazione: è lì che nasce la voce di chi sa raccontare il mondo da più prospettive. Clelia Tomaselli, scrittrice e giornalista ha fatto di questo equilibrio la sua forza. Con uno sguardo attento, curioso e mai banale, la scrittrice catanese, riesce a dare profondità alle parole, sia quando racconta la cronaca sia quando lascia spazio alla narrativa. Ha pubblicato sillogi di poesie, e nel 2006 il romanzo, prima opera narrativa “Nel Vento”.

Il suo secondo romanzo “Nelle maglie del tempo” (Book Sprint Edizioni) si muove sul confine sottile tra memoria, identità e dimensione quasi metafisica dell’esistenza. Il tema centrale è quello della memoria: non solo come ricordo personale, ma come possibile stratificazione di vite, esperienze e identità. Il romanzo suggerisce una visione del tempo non lineare, in cui passato e presente si intrecciano fino a confondersi. A questo si affianca una riflessione sulla fede, sulla verità e sul bisogno umano di dare senso al dolore. È un romanzo intenso, introspettivo e a tratti destabilizzante, che lavora più sulle sensazioni e sulle domande che sulle certezze. Il suo punto di forza è l’atmosfera e la profondità tematica; il possibile limite è una certa densità narrativa che può rallentare la lettura. La protagonista Marta vive di frammenti di ricordi che non le appartengono, in lei emergono con forza intrecciandosi con la sua storia personale e conducendola in un viaggio interiore carico di inquietudine. Con uno stile ricco, evocativo, spesso lirico, con immagini molto forti (come la riesumazione del fratello o le visioni legate a Jane) che restano impresse, la scrittrice ci porta a vivere un’esperienza destabilizzante.
Il tema della memoria non appartenenti a Marta è da interpretare in chiave psicologica, simbolica o soprannaturale?
Può essere interpretato in chiave psicologica, poiché Marta si trova in un periodo di depressione e soffre di capogiri e momenti di assenza. Allo stesso tempo, però, le sue visioni possono essere collegate a una sua particolare predisposizione al channeling, aprendo così anche a una possibile lettura più simbolica o soprannaturale.
Quanto ha influito la memoria storica (in particolare la guerra) nella costruzione della storia?
La memoria storica, rimasta a lungo nel subconscio fino al momento della sua rielaborazione nella scrittura, può aver influenzato profondamente lo stato emotivo, contribuendo a definire atmosfere, tensioni e sensibilità presenti nel racconto.
Marta è in cerca di una verità oggettiva o di una riconciliazione interiore?
Marta sembra muoversi tra entrambe le direzioni: da un lato è spinta dal bisogno di comprendere ciò che le accade e dare un senso oggettivo alle sue esperienze; dall’altro, il suo percorso appare profondamente interiore, orientato verso una riconciliazione con sé stessa e con le proprie fragilità.
Quanto c’è di autobiografico nell’ambientazione e nelle emozioni della protagonista?
Di autobiografico ci sono soltanto due eventi: quello relativo alla riesumazione delle spoglie di mio fratello, morto sotto i bombardamenti, e il suicidio del padre di John. Quest’ultimo mi ha permesso di liberarmi da visioni angoscianti che si erano affacciate alla mia mente dopo aver visto il marito di una mia amica, che si era tolto la vita sparandosi. Scriverne è stato per me un modo per elaborare e, in parte, superare queste esperienze.
Jane è un personaggio reale nella logica del romanzo o rappresenta una proiezione?
Jane è un personaggio nato dalla fantasia, così come gli eventi legati alla sua breve esistenza. Di lei ho conosciuto soltanto alcuni dati anagrafici, letti su una lapide in un parco su un colle. Non si tratta quindi di una proiezione, anche se chiunque scriva un romanzo lascia inevitabilmente emergere, in modo inconscio, una parte di sé e del proprio sentire. Ogni opera è, in fondo, il risultato del proprio patrimonio esperienziale, oltre che culturale.






