24 Aprile 2026
Randazzo, avviso di sfratto per i morti da oltre 50 anni

Chi dorme da oltre 50 anni al cimitero di Randazzo dovrà al più presto sloggiare e andare a finire in un ossario comune per lasciare posto ai vivi che si vogliono costruire la loro ultima dimora in vista dell’inesorabile “grande passo” che non si vorrebbe compiere mai
Con un avviso sul sito internet del Comune di Randazzo e con dei manifesti murali, la Commissione Straordinaria Prefettizia che attualmente sta reggendo l’Ente, i cui organi elettivi sono stati sciolti per sospette (ma per essere sciolti ci dovrà pur essere stato più che un sospetto!) infiltrazioni mafiose nello stesso Comune, ha oggi emanato un avviso di apertura di Procedimento amministrativo per la revoca delle concessioni degli avelli e dei loculi per chi tali spazi occupa da oltre 50 anni all’interno del cimitero comunale della “non più ridente” cittadina etnea.

Nelle piazze e nelle vie cittadine non si parla d’altro che di questo, con grave disappunto dell’intera comunità
La Commissione Straordinaria, infatti – come accennato prima – con atto n. 37 del 5 marzo scorso (ma di cui si è avuta notizia solo nei giorni scorsi), con funzione di Giunta comunale ha deliberato l’avvio del procedimento di revoca delle concessioni cimiteriali rilasciate in data antecedente al 9 febbraio 1976, decorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma.
L’elenco pubblicato dal Comune sul proprio sito internet riguarda circa duemila sepolture sulle cui tombe sono stati già apposti gli “avvisi di sfratto”. E non sono tutte!
In precedenza, circa 20 anni fa, un episodio simile aveva scatenato l’inferno in paese, con numerosi cittadini costretti a pagare pur di non vedere “sfrattati” i propri congiunti. Ora si sta ripetendo la stessa scena. Solo che venti anni fa il rinnovo prevedeva un costo, accessibile pressoché a tutti, di appena 52 euro (le vecchie centomilalire).
Oggi, invece, ai 52 euro di vent’anni fa bisogna aggiungerne più di un migliaio
Gli eventuali aventi diritto, i parenti dei defunti sottoposti a “sfratto”, tuttavia, possono presentare osservazioni, memorie o documentazione che dimostri come la concessione non sia scaduta, e quindi a mantenere il diritto sulla tomba dei propri cari, da presentare entro il 30 giugno 2026, oppure regolarizzarne la posizione e riottenerne, così, il rinnovo dietro il pagamento (molto salato, soprattutto per le categorie meno abbienti, visti i tempi che corrono!) delle nuove già determinate tariffe.
Il Comune, infatti, ha stabilito un nuovo tariffario che segna una netta discontinuità con il passato. Se molti cittadini conservano ancora le ricevute per concessioni di avelli semplici ottenute a fronte di una spesa sostenuta venti anni fa di soli 52 euro – come si diceva prima – oggi la realtà è ben diversa: il nuovo costo fissato è di 1.034 euro, come ci dice e ci spiega molto gentilmente una brava impiegata dello stesso Ente.
Un costo ben venti volte superiore alla precedente tariffa!
Obiettivo della Commissione Straordinaria sarebbe quello – come si legge nella già citata delibera n. 37 del 5 marzo 2026 – “di attivare un’azione di riqualificazione e sistemazione del comparto cimiteri (anche se a Randazzo ce n’è uno solo! n.d.r.), rientrando negli obiettivi dell’Ente quello di conseguire una precisa consapevolezza circa la consistenza del patrimonio concessorio e la stretta corrispondenza dello stesso con gli atti amministrativi connessi”, seguendo in ciò quelli che sono i rigidi criteri normativi dettati dall’articolo 92 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 10 settembre 1990, il quale prevede che “le concessioni cimiteriali ove si verifichi una grave insufficienza di posti possono essere revocate trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma”, e dalle disposizioni del Testo Unico degli Enti Locali in materia di servizi pubblici a domanda individuale. E ciò anche – si legge nel medesimo documento commissariale – “al fine di assicurare la naturale rotazione delle salme ed un significativo introito per le casse comunali”.
È proprio quest’ultima motivazione, il “significativo introito”, che sta suscitando sdegno in tutta la cittadinanza randazzese
Sì vero è che il Comune di Randazzo, dopo la dichiarazione di dissesto economico-finanziario, un vero e proprio fallimento, dichiarato alla fine di maggio del 2019 dall’Amministrazione guidata allora dell’ex sindaco Francesco Sgroi, oggi non più candidabile, si dice abbia un consistente deficit di “appena” 20 milioni di euro di debiti. Ma perchè farli pagare proprio ai poveri defunti che già hanno pagato abbastanza durante la loro vita? E chi non ha più parenti prossimi, oppure, pur avendoli, costoro non sono in condizioni economiche adeguate per far fronte alla riconcessione, deve essere per forza “sfrattato”?
Ancora un’altra ingiustizia, a quanto pare: sì, perchè così facendo, i ricchi potranno essere seppelliti con tutti gli onori, mentre i poveri purtroppo no, anzi ben presto quelli che ci sono saranno sfrattati e cacciati via persino da quella loro ultima dimora senza poter più riposare in pace neppure da morti!
E così, quello di Randazzo, diverrebbe, sì, un cimitero solamente per i ricchi. Ancora un’altra discriminazione, dunque, alla faccia dell’uguaglianza! Bene farebbe, qualcuno, a rileggere ed a ripassare la poesia ” ‘A livella” del compianto Totò De Curtis.
Sorvoliamo, poi, e facciamo parlare le immagini sullo stato (“vergognoso!”, dicono in molti) in cui attualmente si trova il luogo dell’ultima dimora dei cittadini randazzesi.
Quello che ancor più meraviglia è, infine, l’assordante silenzio dei cinque candidati che fra un mese esatto si dovranno contendere la poltrona di sindaco della città, ovvero: Gianluca Anzalone (ex vicesindaco con Francesco Sgroi), Filippo Bertolo, Concetta Foti (ex assessore con Sgroi), Antonino Grillo e Freddy Pillera (anch’egli ex assessore con Francesco Sgroi dal giugno 2018 alla fine di ottobre 2021), di cui si sconoscono i relativi programmi elettorali. Cosa faranno, o meglio, cosa intenterebbero fare per la città, ed in particolare, poi, riguardo al cimitero?
Programmi assolutamente non pervenuti! La città non ne sa niente! È Notte fonda!
In verità, solo l’ultimo dei candidati prima citati, il solo Freddy Pillera, e solo in questi ultimi giorni, con un post sulla sua pagina Facebook, ha lanciato una sua ben precisa proposta al riguardo:
“Alla luce dei recenti provvedimenti adottati dalla Commissione Straordinaria del Comune in merito al procedimento di revoca e riconcessioni cimiteriali – scrive – ritengo indispensabile un confronto immediato e unitario. Chiedo quindi a tutti i candidati a sindaco di Randazzo di incontrarci quanto prima per richiedere ai Commissari un confronto ufficiale sulla questione, che sta generando preoccupazione e disagi significativi nella nostra cittadinanza. È nostro dovere – conclude Pillera – come candidati alla guida della città, ascoltare le famiglie coinvolte, garantire trasparenza e tutelare la dignità della comunità. Un’azione condivisa è oggi non solo opportuna, ma necessaria“.
Ma nessuno “proprio nessuno– ci dice comprensibilmente amareggiato Freddy Pillera – sino a questo momento si è fatto sentire per condividere con me questa necessità di un aperto confronto con i Commissari solo solo per la tutela ed il rispetto che dobbiamo ai nostri morti”. Nessuno!
Tanti cittadini, poi, si chiedono: ma perchè, invece di sfrattare i nostri poveri defunti, facendo i “maramaldi (Vile, tu uccidi un uomo morto!)”, non si costruisce un altro cimitero nei terreni comunali limitrofi alla nostra città, terreni che attualmente se li gode la mafia lucrando e speculando persino sui contributi economici europei dell’Agea?
Tanti, molti, persino troppi – ci dicono sdegnati i cittadini randazzesi – sono i terreni facenti parte del patrimonio comunale ancora in mano alla mafia che ci lucra sopra.
“Bisogna dare un segno di discontinuità con il più recente passato – ci dice, anche lui visibilmente amareggiato, Francesco Lanza, ex sindaco di Randazzo fra il 1993 ed il 1994, nonché ex consigliere comunale, assessore e più volte membro della direzione regionale del Partito Socialista Italiano negli anni Ottanta e Novannta, oggi non più in corsa –. Tanti assessori, tanti consiglieri e persino un vicesindaco che hanno fatto molti danni ed hanno gettato la nostra città nel fango mafioso, o similmafioso, oggi si stanno ripresentando sotto mentite spoglie, persino come candidati a sindaco, come fossero delle pure e caste verginelle. Mentre sappiamo benissimo che così non è. Vi sono, infatti, dei lupi feroci, che proprio di recente si sono sbranati la nostra città ed oggi, mentendo spudoratamente, si stanno ripresentando come dei docili agnellini infiltrandosi nelle varie liste quali candidati a sindaci, tre su cinque, a consiglieri od assessori comunali della nostra città. Bisogna che chi vuole veramente gestire nella più piena legalità e trasparenza la nostra città ripudi certi sporchi giochi – conclude Francesco Lanza – e dia finalmente un segno di rottura e di discontinuità con il passato e lo dichiari apertamente, senza nascondersi, siglando un vero e proprio patto civico di onore con i propri cittadini- amministrati (e non sudditi!) al solo fine di dare una svolta ed un futuro diverso alla nostra città di Randazzo, dal passato glorioso, che merita molto ma molto di più di quello che ha avuto in questi ultimissimi anni“.
di Giuseppe Portale






