15 Aprile 2026
L’Alta Loggia del Vento: L’architettura del ricordo.

L’alta loggia del vento. Poesie (Le giovanili, le inedite e qualche altra) di Franco Pappalardo La Rosa
Editore: Achille e la Tartaruga, Torino, marzo 2026
ISBN: 8896558689 , pagg. 60, €10,00
Nella nuova raccolta di Franco Pappalardo La Rosa, L’alta loggia del vento, ci troviamo di fronte a molto più di un semplice compendio di versi: è un’operazione di archeologia dell’anima. Roberto Bertoldo, nella sua acuta prefazione, ci introduce a un autore che, a distanza di decenni, torna a chinarsi sui propri esordi per integrarli in un disegno definitivo, un “mannello” di poesie che copre un arco temporale vertiginoso, dal 1958 al 2025.
Il ritmo della maturità
Il fascino di questo volume risiede nel dialogo serrato con il precedente L’orma di Sisifo. Se quella raccolta era l’indice di un percorso storico, questa nuova silloge ne rappresenta la distillazione stilistica. Pappalardo La Rosa compie un’operazione coraggiosa: riprende i testi giovanili (Paese natale, Borgo antico, Periferia) e, pur preservandone l’urgenza emotiva, ne riscrive lo spartito. La novità più densa è il rallentamento: la metrica si fa più franta, il respiro si spezza tra punteggiature sapienti ed enjambement che dilatano il tempo della lettura. È il segno di una “variazione tardiva”, dove la fretta della giovinezza cede il passo a una consapevolezza più meditata, quasi a voler trattenere ogni singola sillaba prima che il vento la disperda.
L’evoluzione del linguaggio
Interessante è osservare come il poeta intervenga sulla materia lessicale. In testi come Passaggio notturno, il vento si personifica in “sulak”, le colline si addolciscono in “poggi”, i dettagli fisici mutano per farsi simboli. In Borgo antico, assistiamo addirittura a uno sdoppiamento: l’”io” lirico diventa un “tu”, segnando un distacco quasi oggettivo, lo sguardo di chi osserva se stesso dall’alto di quella “loggia” che dà il titolo all’opera. La “giovane quercia” che sostituisce il cipresso non è solo un cambio botanico, ma il segno di una vitalità che resiste, nonostante lo sguardo sia, per citare Bertoldo, “consapevole e disperato”.
Una folgorazione dal passato
Tra le gemme del libro spicca l’inedito Novembre 1958. Qui la forza ritmica è dirompente: “ti sento nel fruscio delle morte | foglie e nel furore delle prime | gocce di pioggia sulla terra | assetata”. In questi versi, gli enjambement non sono solo scelte tecniche, ma ferite aperte nel testo che restituiscono la violenza della natura e del ricordo.
Conclusioni
L’alta loggia del vento non si discosta dallo stile maturo di Pappalardo La Rosa, ma lo eleva a una dimensione di definitiva chiarezza. È una poesia che non teme di guardare nell’abisso della storia personale e collettiva, trovando nel “soffio” del vento non la dispersione, ma una forma superiore di libertà. Un’opera necessaria per chiunque voglia comprendere come la parola poetica possa farsi memoria viva e presente, capace di attraversare quasi un secolo senza perdere la propria bussola etica ed estetica.
Franco Pappalardo La Rosa è nato a Giarre nel 1941. Dopo la maturità, conseguita nel liceo classico “Michele Amari” della città natale, si è trasferito a Torino, dove vive dal ’63 e nella cui Università ha studiato e si è laureato. Giornalista, critico letterario e scrittore, ha collaborato alle pagine culturali di quotidiani («Giornale del Sud», «L’Umanità», «Gazzetta del Popolo») e a riviste letterarie (fra le quali «L’Indice dei libri»). Ha pubblicato, sparsi e in volume, saggi critici su poeti e narratori italiani del Novecento (da Pavese a Gatto, da Piccolo a Caproni, da Cattafi a Ripellino, da Erba a Samonà a Natalia Ginzburg a Lattes…). Autore anche di narrativa con i libri Il vero Antonello e altri racconti (Acireale 1985), Angelo (Torino 1999) e Il caso Mozart , Gremese, Roma 2009(romanzo), postfazione di Giorgio Bárberi Squarotti (romanzo finalista al premio Brancati-Zafferana 2009); “Tre racconti”, Mimesis, Milano 2012; “Farandolerra”, Achille e La Tartaruga, Torino 2018 (romanzo); “L’orma di Sisifo – Poesie 1958-2012, bidet 2020; “Il melomane”, Torino Achille e la tartaruga, 2022 (romanzo); “Il vano sogno”, ibidem, 2024 (romanzo); e “La tuta nuova” ibidem , 2025 (romanzo). Ha diretto, per le Edizioni dell’Orso di Alessandria, “I Colibrì“, collana di testi fra giornalismo e letteratura.
Mario Pafumi

Mario Pafumi
mario.pafumi@tiscali.it Mario Pafumi (OdG Sicilia N° 165054) Classe 1956. Giornalista pubblicista dal 1993. Sono stato responsabile di diversi uffici stampa e direttore responsabile di alcune testate cartacee e online. Dal 1990 corrispondente del Giornale di Sicilia, e dall'apertura, di GdS online. Redattore di Freepressonline dal 2024.





