23 Marzo 2026
Referendum giustizia, vince il No: bocciata la riforma costituzionale

Referendum sulla giustizia, vince il “No”
con una affluenza significativa e Paese diviso
La proposta di riforma della magistratura non passa
Si chiude con la vittoria del “No” il referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Secondo i risultati ufficiali pubblicati dal Ministero dell’Interno, la maggioranza degli elettori ha respinto la riforma, impedendone l’entrata in vigore.
Il quesito referendario chiedeva agli italiani di approvare o respingere la legge costituzionale già votata dal Parlamento, che prevedeva profonde modifiche all’ordinamento giudiziario. Tra i punti principali: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione di una nuova Corte disciplinare .
I risultati: prevale il “No”
Dai dati dello scrutinio nazionale emerge una chiara affermazione del fronte contrario alla riforma, con una percentuale che supera quella dei favorevoli. Il risultato, trattandosi di referendum costituzionale confermativo, è valido indipendentemente dall’affluenza, non essendo previsto alcun quorum .
Il voto si è svolto in un clima di forte polarizzazione politica, con il Paese sostanzialmente diviso tra sostenitori e oppositori della riforma.
Qui il link con i dati ufficiali
Una riforma divisiva
La proposta, fortemente voluta dal governo, puntava a ridisegnare l’equilibrio interno della magistratura. Secondo i promotori, avrebbe garantito maggiore imparzialità e ridotto le interferenze tra funzioni giudicanti e requirenti.
Di contro, magistrati, opposizioni e parte del mondo accademico hanno criticato il testo, ritenendolo potenzialmente lesivo dell’indipendenza della magistratura e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il caso Sicilia: affluenza più bassa e “No” netto
Particolarmente significativo il dato che arriva dalla Sicilia, dove il referendum ha registrato una partecipazione inferiore rispetto alla media nazionale.
Nell’Isola si è recato alle urne circa il 46% degli aventi diritto, senza che nessuna provincia abbia superato la soglia del 50% . Un dato che conferma una tradizionale minore partecipazione elettorale rispetto ad altre aree del Paese.
Ancora più marcato il risultato politico: in Sicilia il “No” si impone nettamente, raggiungendo circa il 61,6% dei voti, contro il 38,4% del “Sì” . Un divario più ampio rispetto al dato nazionale, che evidenzia un orientamento più deciso dell’elettorato siciliano contro la riforma.
Il peso politico del voto
Il referendum ha assunto fin da subito un valore politico oltre che tecnico, trasformandosi in un test nazionale sulla linea del governo. Il risultato rappresenta quindi una battuta d’arresto significativa per l’esecutivo.
Secondo le prime analisi, il “No” si è imposto con un margine attorno al 53-54%, confermando un orientamento elettorale che ha premiato il fronte contrario alla riforma .
Cosa succede adesso
Con la vittoria del “No”, la riforma costituzionale viene definitivamente respinta e l’attuale assetto della magistratura resta invariato. Eventuali modifiche future dovranno ripartire da un nuovo iter parlamentare. Il risultato apre ora una nuova fase politica, con possibili ripercussioni sugli equilibri nazionali e sul confronto tra maggioranza e opposizione.






