14 Marzo 2026
«Un inganno per l’opinione pubblica»: il No di Enzo Guarnera

Secondo il penalista il referendum non migliorerà la giustizia e potrebbe aprire nuovi spazi di influenza politica
Questo referendum rischia di diventare un inganno collettivo perché molti cittadini non hanno compreso esattamente di cosa si stia parlando. La riforma riguarda soltanto il sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura e il meccanismo disciplinare dei magistrati. Non ha nulla a che vedere con il funzionamento concreto della giustizia o con la velocità dei processi.
Molti pensano che, se al referendum vincesse il sì, la giustizia italiana funzionerebbe meglio. Ma non è così. La riforma non incide sulla durata dei processi né sulla loro efficienza. Interviene invece sull’organizzazione della magistratura, introducendo la separazione tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, che oggi fanno parte della stessa carriera. Inoltre prevede la nascita di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri.
La selezione dei componenti del CSM, che avverrebbe tramite sorteggio tra i circa 9 mila magistrati che ci sono in Italia. Un sistema indiscriminato che potrebbe portare alla scelta anche di magistrati non all’altezza o coinvolti in vicende controverse. In passato, ad esempio, sono emersi casi di magistrati condannati o indagati per gravi comportamenti illeciti. La componente laica dei CSM invece sarebbe sorteggiata all’interno di una rosa di nomi individuata dal potere politico. Questo significa che la politica sceglierebbe prima i candidati tra cui effettuare il sorteggio, mentre per i magistrati non esisterebbe alcun filtro.
Un ulteriore aspetto riguarda altri interventi successivi annunciati, come la possibile separazione della polizia giudiziaria dal pubblico ministero. In questo scenario la polizia giudiziaria svolgerebbe le indagini autonomamente per poi trasmetterle al Pubblico ministero, pur dipendendo dal potere politico. Ciò potrebbe influenzare le priorità investigative.
Un’altra ipotesi riguarda la possibilità che sia il governo a indicare ogni anno quali reati debbano essere perseguiti con priorità. Anche mantenendo formalmente l’obbligatorietà dell’azione penale, questo sistema potrebbe creare una gerarchia dei reati, con il rischio che alcuni vengano di fatto messi in secondo piano, come la corruzione e concussione.
Infine è fuorviante far credere che questa riforma possa ridurre gli errori giudiziari o impedire condanne ingiuste. Gli errori giudiziari sono già previsti e disciplinati da norme esistenti, come la legge del 1988 sulla responsabilità civile dei magistrati.
di Enzo Guarnera





