05 Marzo 2026

Elisabeta il dramma della solitudine, giudice Mignemi: «Costituisce una ferita per questa città»

Elisabeta il dramma della solitudine, giudice Mignemi: «Costituisce una ferita per questa città»

A Catania il degrado non ha bisogno di immagini e mappe. Tutto è lì, visibile e tangibile. La morte di Elisabeta Boldijar è solo un nuovo tassello che si aggiunge a un quadro ormai noto, purtroppo.

Il corpo della giovane donna è stato ritrovato con indosso pochi abiti, alcuni dei quali strappati, e presumibilmente presa a morsi da cani randagi. Un ritrovamento che racconta il dramma della solitudine che ha avuto come scenario via Domenico Tempio, proprio in una delle porte d’ingresso di Catania, nei pressi dell’ex Consorzio Agrario: una zona dove il degrado è ben noto, quasi indomabile.



La morte di Elisabeta va ben oltre il fatto di cronaca nera raccontato in questi giorni. La sua tragica morte è lo specchio di una città che convive con eventi del genere quasi con naturalità, come se tutto questo non fosse altro che un destino infausto ma “inevitabile” per chi vive ai margini, in una città che corre sempre “troppo” in fretta e “troppo” spesso volge lo sguardo dall’altra parte.

Morte di Elisabeta il dramma degli invisibili - FreePressOnline

Morte di Elisabeta il dramma degli invisibili – FreePressOnline

Un racconto amaro che entra nella rete dell’indifferenza che avvolge gli “invisibili”, quando basterebbe anche solo ascoltare le loro storie e grido di aiuto. Lo ha sottolineato il giudice Sebastiano Mignemi, responsabile per la Comunità di Sant’Egidio dei servizi che riguardano la povertà e senza fissa dimora:

«Il ritrovamento di Elisabeta, che tutti chiamavano Adele, costituisce una ferita per questa città. Il luogo dove è stata trovata, le condizioni in cui è stata trovata, certamente sono una manifestazione di degrado, umano e sociale. Spesso le due cose si accompagnano».

«Noi, come Comunità di Sant’Egidio, insieme ad altre organizzazioni, cerchiamo di operare andando incontro a chi è fragile, a chi è debole, a chi è abbandonato, perché in questa città, come in tante altre, c’è una rete di solidarietà forte. A questa, però, corrisponde anche una rete di assenteismo, una voglia di voltarsi dall’altra parte. Un pensiero che si diffonde e per la quale si pensa: ‘a me non riguarda’. Invece, è una cosa che riguarda tutti, riguarda tutta la città, perché città cresce proprio nel momento in cui sa essere vicina agli ultimi, ai più tristi».

@freepressonline Romena trovata morta a Catania, tra solitudine e indifferenza. Sant’Egidio e il giudice Mignemi: “Nessuno deve diventare invisibile”. #Catania #Cronaca #SantEgidio #Solitudine #Diritti ♬ audio originale – Freepressonline

Sulla base di tale motivazione, il giudice Mignemi ha ricordato la preghiera rivolta alla trentaseienne romena, detta durante la funzione presso la Chiesa di Santa Chiara:

«Per ricordare Adele e per ricordare anche tutti gli altri che in questa città, negli anni, sono morti per strada, soli, abbandonati, mentre noi abbiamo cercato fino all’ultimo di essere per loro un conforto. Mi dispiace evidenziare che, a fronte di fenomeni che hanno una risonanza popolare e sociale molto ampia, la morte di un senzatetto, di una donna che ha sofferto molto in vita e nel momento della morte, non abbia suscitato un grande clamore, una grande voglia di riscatto».

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino