10 Agosto 2020
Sparatoria Librino, perso il controllo. Fine pax? La canzone di Pandetta

Con 4 feriti e 2 morti a bilancio la sparatoria di Librino consegna a Catania un enigma che in queste ore gli inquirenti stanno cercando di risolvere. Vi è una guerra di tra clan? Forse segnali di qualcosa che non stava andando per il verso giusto c’erano.
I colpi sparati davanti al n. 18 di viale Grimaldi a Librino hanno fatto tornare Catania indietro agli anni ’90. Nell’inferno di fuoco cadono Luciano D’Alessandro, di 48 anni, e Vincenzo Scalia, di 29. Quattro i feriti di 26, 31, 56, e 40 anni. Questo è quello che tutti già sanno, ma perché sia accaduto un così efferato fatto di cronaca rimane un mistero. Perché attirare le Forze dell’Ordine in un territorio pressoché privo di controllo come Librino e San Giorgio? Perché non risolvere il problema, qualsiasi esso sia stato, a tavolino, così come successo a San Berillo Nuovo, dove delle bandiere (Usa e Milan) delimitavano il territorio dello spaccio tra i clan, come emerso dall’Operazione Tricolore? La sparatoria di Librino sembra, a rigor di logica, un errore clamoroso da parte delle cosche.
La situazione sembrava correre da giorni sul filo della follia. Una rissa all’interno di una sala giochi, la sparatoria in cui rimane ferito Salvatore Monaco, 24 anni, fratello di un noto esponente del clan Cappello, ne sono un rapido esempio. La domanda viene spontanea: come può essere che le cosche catanesi portino prima all’emancipazione la mafia nigeriana per poi spararsi addosso? Il tutto risulta plausibile se pensiamo che, dopo i 28 arresti del 25 luglio dei membri di Maphite, nel territorio sia rimasto un vuoto. Questo potrebbe fare gola ai vari clan in un momento di riassetto dovuto alle tante operazioni di polizia che li hanno destabilizzati e portati ad altre gestioni le quali, palesemente, hanno anche perso il controllo. Da qui si arriva alla follia: una decina, forse più, di persone che si sparano addosso per strada. In tempi normali questo non era possibile a Catania.
A suggellare il tutto gli interventi su Facebook del noto cantante neomelodico Niko Pandetta. Prima un messaggio di cordoglio per la morte Vincenzo Scalia (detto Enzo) poi l’anteprima di una canzone a lui dedicata. Giusto da Niko Pandetta, nipote di Turi Cappello, detenuto al 41 bis. Non l’intera canzone, ma solo un’anteprima, come a dare un messaggio veloce in questi momenti ad altissima tensione dopo l’agguato di Librino.
“Siamo figli di queste strade e queste strade ci hanno condannato”, le parole dell’artista catanese. “Non tornerei mai indietro, anche se fossi in mezzo ai guai. Questa vita sbagliata”, continua. Infine: “Per due fratelli vivi o tre fratelli morti, se guardi male male finiamo ai ferri corti”.
Di interpretazioni se ne potrebbero scrivere decine, ma abbiamo un dato oggettivo, inconfutabile, che basta e avanza: Pandetta è sensibile a certi fatti di cronaca.






