12 Settembre 2025

Catania tra le più tassate d’Italia: pressione al 55% per le imprese

Catania tra le più tassate d’Italia: pressione al 55% per le imprese

In base alle stime dell’ultimo Osservatorio della Cna, Catania è tra le città più tartassate d’Italia. Le piccole imprese lavorano fino a luglio per pagare tasse, in gran parte locali

 

CATANIA – Tasse, imposte e balzelli schiacciano le piccole imprese catanesi. Secondo l’ultimo Osservatorio nazionale della Cna “Comune che vai, fisco che trovi”, una piccola azienda tipo deve destinare il 54,9% dei suoi utili al pagamento di imposte e contributi. Un peso insostenibile che posiziona Catania al 103° posto su 114 capoluoghi italiani per carico fiscale, tra le peggiori in Italia.

Questo significa, in pratica, che un imprenditore catanese lavora per lo Stato fino al 19 luglio, e solo dal giorno successivo inizia a guadagnare per sé e per la sua famiglia.

“Il problema di Catania non è soltanto l’eccessivo prelievo a livello nazionale, ma soprattutto l’incidenza sproporzionata delle imposte locali, in particolare Tari e Imu, che continuano a schiacciare le aziende”, spiegano Davide Trovato e Andrea Milazzo, rispettivamente presidente e segretario di Cna Catania.



La situazione è ancora più chiara se si guarda al confronto con altre città:

  • Un’impresa catanese lavora 15 giorni in più rispetto a un’impresa di Enna.
  • Lavora quasi due settimane in più rispetto a un’impresa di Palermo.
  • Lavora 55 giorni in più rispetto a un’impresa di Gorizia, dove il carico fiscale si ferma al 39,2%.

Secondo la Cna, la penalizzazione di Catania deriva principalmente dal peso della Tari, che un’impresa paga quasi il triplo rispetto a Enna e il doppio rispetto a Palermo, e dall’Imu sugli immobili produttivi, tra le più alte dell’Isola.

“Da anni chiediamo una riforma complessiva della fiscalità locale e ribadiamo la nostra richiesta al Comune di Catania di modificare il regolamento Tari per le imprese che producono rifiuti speciali”, concludono Trovato e Milazzo. “Senza un intervento organico, le imprese etnee rischiano di restare soffocate da un carico sempre più difficile da sostenere”.

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