21 Luglio 2025

Stipendi arretrati: la Fondazione ODA allo stremo

Stipendi arretrati: la Fondazione ODA allo stremo

Le recenti dichiarazioni del Presidente della Fondazione ODA, riportate dalla stampa, arrivano alle nostre orecchie come parole vuote

Siamo abituati, purtroppo. È da otto anni che questa persona gestisce la Fondazione, prima come Commissario straordinario nominato dall’arcivescovo di Catania – che ricordiamo dovrebbe essere garante a tutela della Fondazione – e da poco come Presidente, e non si sa in virtù di quale merito.

Sin dal primo giorno, il suo stile di gestione è stato unilaterale, privo di ascolto, distante da ciò che rappresenta il cuore pulsante dell’ODA: i suoi lavoratori. Le sue decisioni non hanno mai tenuto conto di noi, di chi ogni giorno manda avanti servizi fondamentali per la comunità, prendendosi cura delle persone più fragili.

In questi anni il suo unico obiettivo dichiarato è stato quello di “ridurre il debito pregresso”, un debito che però non abbiamo creato noi lavoratori, ma del quale stiamo pagando interamente il prezzo. Il Presidente ha sempre ignorato un fatto basilare: le entrate dell’ODA esistono grazie a noi, grazie alla forza lavoro che, con fatica e dignità, consente alla Fondazione di ottenere fondi pubblici attraverso le convenzioni con l’ASP. Questi fondi sono destinati, per contratto, ai lavoratori. Ma a noi arrivano – quando arrivano – con mesi di ritardo.
Il Presidente si è persino vantato pubblicamente di “non aver mai licenziato nessuno”. La verità è che non ne ha avuto bisogno: in otto anni, siamo passati da circa 700 lavoratori a 300. Ci ha dimezzati, ma non con i licenziamenti. Ci ha portati alla disperazione, togliendoci la base stessa del concetto di lavoro: la retribuzione.



Abbiamo vissuto costantemente tra uno e quattro mesi di ritardo stipendiale, fino ad arrivare all’attuale vergognosa situazione: sei mensilità arretrate, e ora si promette il pagamento di una sola. E nel frattempo ne maturiamo un’altra.
Ha distrutto la serenità di persone e famiglie, e nel frattempo ha continuato a trovare scuse sempre nuove: prima l’ASP che paga in ritardo, poi il debito che “non si può toccare”, poi i corsi di formazione, poi l’adeguamento delle rette… Ora l’ultima, la più dolorosa: la colpa sarebbe dei lavoratori stessi, rei di voler ciò che è loro dovuto, di aver avuto l’ardire di chiedere il proprio stipendio.
Sì, adesso il problema dell’ODA, secondo lui, siamo noi: lavoratori attivi e dimessi che, distrutti economicamente e moralmente, si sono rivolti a un giudice.

Ma cosa pensava che accadesse, Presidente?

Che tutto questo potesse continuare all’infinito, che i lavoratori continuassero a farsi carico del peso di una gestione tutta sacrifici e nessun riconoscimento?

Lei ha governato l’ODA da solo, senza confronto, colpendo sempre gli stessi: i dipendenti. E intanto, anche l’utenza ne ha pagato il prezzo. I nostri pazienti, i più fragili, si trovano abbandonati, lasciati senza continuità terapeutica per via dell’esodo costante di terapisti e operatori.

Lei non sa, Presidente, cosa significa creare un legame con un paziente disabile, costruire una relazione fatta di piccoli gesti e conquiste quotidiane, e poi vederla spezzata, perché chi se ne occupava è stato costretto ad andarsene per fame.

Noi, nel nostro piccolo, un’idea chiara ce la siamo fatta su quale sia il vero problema dell’ODA. Il problema è lei, Presidente.

I lavoratori e le lavoratrici della Fondazione ODA Catania iscritti ed iscritte USB

redazione

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